Vi racconto il GP d’Italia di F1: a Monza come tifosa Red Bull!

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La Formula 1 per gli italiani ha da sempre avuto un valore speciale: il GP d’Italia non è un Gran Premio come tutti gli altri, e questa edizione è stata ancora più speciale. L’Autodromo Nazionale Monza ha festeggiato il suo centenario ospitando ancora una volta la categoria regina dell’automobilismo, aprendo le sue porte ad oltre 300.000 appassionati. A farne da padroni i Tifosi del Cavallino rampante.

Sulle tribune risaltava soltanto il rosso, e così è stato anche in pista una volta giunta la cerimonia di premiazione, tra bandiere e fumogeni – in realtà banditi all’ingresso del circuito, ma questa infrazione non stupisce nessuno – a rubare quasi la scena ai tre piloti giunti sul podio. Il gradino più alto, però, è stato conquistato dal campione del mondo in carica Max Verstappen, accolto da fischi irriverenti da parte dei Tifosi.

Per i 75 anni della Ferrari abbiamo visto Charles Leclerc e Carlos Sainz sfoggiare con orgoglio le proprie tute cucite in giallo Modena, colore applicato in parte anche alle loro monoposto. Charles ha regalato un secondo posto agli amanti della rossa, mentre Carlos ha fatto sognare tutti quanti fino all’ultimo con la sua rimonta schiacciante: il pilota ha concluso la sua fantastica gara al quarto posto, costretto a scontare una penalità che l’ha portato a partire dalla penultima fila.

Questo non è bastato ai ferraristi, i quali speravano concretamente in una vittoria che avrebbe potuto rovesciare le sorti di questo campionato: la pole position di Charles preannunciava grandi risultati per la gara della domenica, ma la realtà dei fatti non è piaciuta ai fan della rossa.

Al Lap 47, la McLaren di Daniel Ricciardo si ferma in mezzo alla pista, ma l’intervento della FIA tarda ad arrivare: la safety car entra in pista per condurre le monoposto dei piloti ancora in gara sotto la bandiera gialla, ma la gru per sollevare la monoposto di Ricciardo entra soltanto al Lap 51.

Gli errori della FIA sono troppi. La safety car è entrata davanti alla Mercedes di George Russell, provocando un ulteriore ritardo al riposizionamento delle vetture, costrette a correre a quattro giri dalla fine con una gru in pista, dimenticando proprio le dinamiche dell’incidente che hanno visto la morte del pilota Jules Bianchi. La gara termina sotto il regime di safety car, l’amara vittoria rimane di Verstappen.

Lo sdegno degli spettatori arriva proprio per questo finale inaspettato, che testimonia ancora una volta l’incompetenza dei commissari di gara. Certo, non giustifica nessuna reazione offensiva nei confronti di Max, in quanto il campione del mondo – prima dell’ingresso della safety car – si trovava comunque a 17 secondi di distanza dalla Ferrari di Leclerc. I due rivali avrebbero potuto contendersi quel primo posto solo una volta rimossa la safety car dalla pista, e così lo stesso Sainz avrebbe potuto lottare ancora per il podio.

Vi racconto il GP d’Italia!

Benvenuti a Monza

Sono poche le occasioni per cui vale la pena puntare la sveglia alle 04:30 del mattino. Questa sicuramente rientra tra queste. Il risveglio traumatico ha condotto ad un silenzioso viaggio in autostrada verso l’Autodromo Nazionale Monza, fortunatamente senza traffico (i vantaggi di guidare alle prime luci dell’alba).

Non penso di aver mai apprezzato così tanto le bandiere della Scuderia Ferrari come quella mattina (e ne ho indossata una come mantello per ore intere dopo il GP di Monaco): guidati dai Tifosi – in realtà anche mio fratello lo è, e anche lui aveva la sua bandiera speciale degli anni ’80 – siamo arrivati sani e salvi a destinazione. Mancava raggiungere i controlli obbligatori e saremmo entrati a tutti gli effetti nel Tempio della Velocità.

Quindi, dopo un’escursione nel bel mezzo del Parco di Monza (pure gli scoiattoli seguono la F1, non lo sapevate?), siamo giunti a quella che sembrava una delle peggiori attese della nostra vita: un’orda di appassionati si trovava già in fila, pronta ad oltrepassare i controlli della sicurezza e successivamente i tornelli automatici.

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Controllare 300.000 persone nel giro di tre giornate intense non è l’operazione più divertente che mi salterebbe in mente in questo momento, e così, spoiler, capisco come quei fumogeni siano entrati nell’autodromo. Passata sulla fiducia di non avere una motosega tascabile (hanno davvero richiesto di non portare motoseghe all’interno del circuito, quindi chi è la leggenda che l’ha portata con sé negli anni passati?) nello zaino, e superati i tornelli, siamo entrati nel vivo del Tempio della Velocità. Letteralmente, si sentiva il rombo delle monoposto della Formula 3 sin dalle bancarelle del merchandising.

Il merchandising, ah. 60€ per un cappellino della Ferrari che negli store ufficiali costa tra i 35€ e i 45€? 220€ per una felpa dell’Aston Martin? No grazie, sto bene così.

Non solo F1: Formula 3, Formula 2 e Porsche Super Cup

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Comunque, una volta raggiunta la nostra tribuna (Parabolica interna 23A, scelta migliore della mia vita), ci siamo goduti il resto della gara di F3, prima che venisse bruscamente interrotta per rimanere in linea con le tempistiche della giornata. Infatti, gli sarebbero succedute la Formula 2 e la Porsche Super Cup prima del Gran Premio di F1. La gara, però, ha visto Victor Martins conquistare il titolo di campione indiscusso di questa stagione.

Neanche la F2 si è salvata dagli incidenti: con cinque piloti fuori dalla gara al Lap 1, io mi sono almeno goduta Dennis Hauger risalire al quarto posto.

Terminata la gara della Porsche Super Cup, siamo entrati effettivamente nel pieno del Gran Premio d’Italia, e con esso le tribune hanno incominciato a popolarsi esponenzialmente, soprattutto di rosso. Questo a testimoniare come siano stati venduti fin troppi biglietti per la capienza effettiva dell’autodromo, senza considerare chi è riuscito ad entrare in mancato possesso del biglietto stesso, o chi si è infiltrato dalla zona prato in posti a lui non accessibili.

Sarebbe anche corretto denunciare come alcune aree siano state dichiarate contro alle norme di sicurezza ad una sola settimana dall’evento, lasciando molti appassionati con un rimborso tra le mani assieme al telecomando della propria televisione, costretti a seguire il Gran Premio da casa. In generale, vorrei denunciare anche le condizioni delle tribune giudicate agibili, tipo la nostra coff, ma sto già diventando troppo polemica (e ho appena iniziato con le lamentele, non preoccupatevi).

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Dalle Frecce Tricolori all’ “Emerson Fittipaldi Anniversay Lap”

Ad anticipare la gara più attesa della giornata, come di consuetudine, i piloti hanno salutato tutti i tifosi sfilando sui sedili di 27 auto storiche – anche se Russell è riuscito a rimanere appiedato, dovendo strappare un passaggio a Pierre Gasly – una delle quali è rimasta bloccata nella ghiaia, regalandoci a noi della Parabolica un’esibizione singolare.

Il minuto di silenzio per la morte della Regina Elisabetta non è stato esattamente di silenzio (rip), ma le mancanze di rispetto non finiscono qui: dallo spettacolo aereo delle Frecce Tricolori (vietato dalla Formula 1 stessa), ai fischi e agli insulti per Max Verstappen durante la parata, continuati beh fino alla fine.

Lo stesso quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel si è rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Ho sentito il presidente italiano che insisteva per il sorvolo degli aerei“, ha riferito il pilota, “voglio dire, ha circa 100 anni, quindi forse è difficile per lui lasciare stare l’ego. Ci avevano promesso che i voli su pista non ci sarebbero stati e invece è bastato che il presidente cambiasse idea per far arrendere la F1. Nonostante i tabelloni in pista spingono tutti a rendere un mondo migliore, questo non è accaduto in questa gara“.

Ve l’ho detto che sarei stata polemica.

Questo Gran Premio pullulava non solo di personaggi famosi (ciao Rocky), ma anche di politici della destra italiana: Giorgia Meloni e Matteo Salvini non si sono fatti mancare questa tappa a Monza, come il due volte campione del mondo Emerson Fittipaldi non si è fatto mancare un giro celebrativo alla guida della Lotus Ford Cosworth con la quale vinse nel 1972 il GP d’Italia e il suo primo titolo mondiale. Lo stesso Fittipaldi che si è candidato con Fratelli d’Italia in occasione delle elezioni del 25 settembre.

Si spengono i semafori a Monza

Poi, il momento che tutti stavamo aspettando (sorvoliamo sull’Inno di Mameli, perché alla Parabolica nessuno si è fatto ispirare dal sentimento patriottico, ergo nessuno l’ha cantato): l’inizio del Gran Premio.

La pura emozione di vedere quelle 20 monoposto sfrecciare davanti ai tuoi occhi, ma non attraverso uno schermo. Sono arrivata alla fine della gara senza neanche realizzare che mancasse effettivamente così poco al taglio definitivo della linea del traguardo. Sarà stata una vittoria amara quella di Verstappen, ma io me la sono goduta lo stesso.

Il dispiacere è tutto per Sebastian Vettel, la cui monoposto non ha terminato la gara, quella che è stata la sua ultima Monza, proprio lo stesso circuito sul quale ha conquistato la sua prima vittoria in F1 in quel 2008, ancora sotto le vesti della Toro Rosso. Neanche Alex Albon ha potuto correre al Tempio della Velocità, a causa di un’appendicite. Il pilota della Williams è stato sostituito da Nyck De Vries, campione del mondo di Formula E e già vincitore della Formula 2. De Vries ha stupito tutti quanti, conquistando due punti alla sua prima gara in F1, uscendone completamente dolorante alla fine del GP.

Comunque, un’esperienza veramente indimenticabile.

Il giro della pista è stato d’obbligo – abbiamo guadagnato due pezzi di gomma raccolti dall’asfalto – che ci ha permesso anche di ammirare le monoposto, pronte per essere riportate nelle rispettive fabbriche, un po’ più da vicino.

Una tifosa Red Bull in “casa” Ferrari

É proprio vero che un uomo si riconosce dalla scuderia, una donna dal pilota preferito“.

Questo è stato il commento che ho ricevuto per aver indossato una maglietta della Red Bull, mentre mio fratello teneva sulle spalle la bandiera della Ferrari.

Intanto, il mio pilota preferito ha vinto. Intanto, il pilota per cui nutro più stima non è, ahimè, Max Verstappen, ma quello stesso quattro volte campione del mondo che ha regalato alla Red Bull i suoi primi successi. Intanto, è una delle battute sessiste più ridicola che abbia mai sentito.

Mio fratello ha detto a quegli stessi Tifosi che alla fine sarei stata io a ridere. E così in effetti è stato. Ma il senso di ribrezzo un po’ è rimasto. Non solo alla sottoscritta, sicuramente.

In questi giorni non sono mancati fischi e insulti per nessuno con il logo dei due tori in bella vista: dalla scuderia stessa, ai suoi tifosi. Mancanze di rispetto che profumano di ipocrisia, provenienti da quegli stessi soggetti che avevano (giustamente) condannato i casi di violenza verificatosi in Austria.

Eppure la prima confessione che ho letto da chi si è presentato a Monza con una maglietta arancione o un cappellino della Red Bull è stata proprio questa: il senso di ribrezzo di non sentirsi a proprio agio – e spesso nemmeno sicuri – perché continuamente in allarme a causa di sfottimenti dovuti beh all’invidia e ad una fede sportiva ormai bruciata.

Quando il cosiddetto Orange Army ha applaudito i successi innegabili di Charles, i Tifosi hanno saputo solo fischiare e insultare (in modo tipicamente italiano, mi dispiace Sophie).

Siamo così abituati che vorrei dire di essere rimasta sorpresa, e invece è il primo pensiero che mi è balenato in testa una volta indossata quella maglietta blu. La maleducazione è stata tale da farci probabilmente guadagnare la medaglia d’oro per il maggior numero di rifiuti abbandonati tra le tribune e le enormi distese di verde del Parco. Neanche di questo riesco a stupirmi.

Concludo – finalmente, direte – la mia polemica, ringraziando di aver potuto vivere personalmente questa esperienza, perché alla fine ne è valsa completamente la pena. Sì, anche l’infinito viaggio di ritorno, dall’uscita dell’autodromo fino alla home sweet home.

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