Come la Red Bull ha fondato il suo impero sportivo: dalla F1 alla MotoGP, ma non solo

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Se chiedeste a qualcuno qual è la prima immagine che gli balena in mente al solo sentir nominare “Red Bull“, ho ragione di dubitare che la sua prima risposta ritrarrebbe la lattina blu con i due tori, almeno in una buona parte dei casi (e sicuramente nel mio).

Questo perché l’azienda austriaca fondata negli anni ’80 da Dietrich Mateschitz non si è limitata al mercato degli energy drink: il marchio Red Bull ha voluto creare il suo impero sportivo, abbandonando persino la semplice idea di entrare in questo mondo come sola partner in un contratto di sponsorizzazione. No, affatto. Ha voluto fare molto di più.

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Fonte: Getty Images

Partendo dal motorsport con gare di enduro, mondiali di rally, motocross, drifting, gare automobilistiche sulla nave. Competizioni create proprio a suo nome, come la Red Bull Air Race o la Red Bull Paper Wings (sì, avete letto bene, aeroplanini di carta), eventi misti come il Dolomitenmann, il programma New Year No Limits, l’Iron Man. E ancora mountain bike, cliff diving, parapendio, surf, veicoli senza motore, Ice Cross Downhill, snowboard freestyle, breakdance, fino a tornei di E-Sport, basket e calcio di strada.

A questo già impressionante elenco possiamo aggiungere la sponsorizzazione del salto dallo spazio di Felix Baumgartner e le partnership con atleti quali il calciatore Gianluigi Donnarumma o il tennista Matteo Berrettini.

Insomma, sembra non mancare nulla, nemmeno la Formula 1 e la MotoGP.

La Red Bull ha deciso di voler allargare il suo “ti mette le aaali” non solo alla strategia di marketing per le sue bevande energetiche, ma anche al mondo dello sport.

La Red Bull della F1

Corre il 2004 quando la Red Bull decide di acquistare il titolo sportivo della scuderia di F1 Jaguar, ormai sull’orlo della bancarotta. Nel 2005 viene presentata la nuova scuderia con il nome e il logo dell’azienda austriaca stampati sui documenti ufficiali e sulla livrea blu. A coronare l’iniziativa sono Christian Horner nel ruolo di team principal e dal 2006 anche Adrian Newey, uno degli ingegneri con più successi nel mondo del motorsport.

Si parla quindi di persone capaci e vogliose di trasportare il dinamismo degli energy drink – riprendendo sempre quel “ti mette le aaali” – anche nella F1. Infatti, le monoposto della scuderia austriaca fanno dell’aerodinamica il loro principale punto di forza.

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Fonte: Getty Images

Poi, la formazione di diversi Red Bull Junior team nelle categorie minori e l’acquisto di un secondo titolo sportivo, quello della scuderia Minardi, trasformata in un team satellite sotto il nome di Toro Rosso. La Toro Rosso ancora oggi corre nella categoria regina, ma come Alpha Tauri, ed è rimasta non solo la scuderia in cui la Red Bull alleva i suoi giovani talenti, ma ha anche mantenuto la sua sede a Faenza, dai tempi della stessa Minardi.

La scelta di far sperimentare la F1 ai giovani piloti attraverso l’esperienza nel team satellite si è rivelata un vero successo, tant’è che è proprio uno di loro a conquistare per la prima volta la vittoria di un Gran Premio, ma per la Toro Rosso: il prodigio è Sebastian Vettel, che tagliò per primo il traguardo in una Monza uggiosa del 2008.

Le prime vittorie per la scuderia madre arrivano nel 2009, ma sarà dall’anno successivo che dominerà le scene della massima categoria. É proprio Vettel a conquistare consecutivamente quattro titoli mondiali con la Red Bull.

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Fonte: wtf1

L’idillio continua fino al 2013: il 2014 segna l’avvento dell’era turbo-ibrida e così dello strapotere della Mercedes, ancora infastidita dalla scuderia austriaca e anche dalla Ferrari.

Sebastian Vettel non è l’unico nome di punta che si può ricollegare alla scuderia: dai grandi della F1 quali Mark Webber e David Coulthard, alle giovani promesse come Daniel Ricciardo e Max Verstappen. Proprio quest’ultimo ha festeggiato con la Red Bull il suo primo titolo mondiale nel 2021, intenzionato a conquistare anche il secondo proprio quest’anno.

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Fonte: Getty Images

Il salto nel mondo della MotoGP

Per esplorare il mondo delle due ruote dobbiamo partire dal binomio tra i due marchi austrici: Red Bull e KTM. Questi hanno iniziato a collaborare nel motocross sotto il nome di Red Bull KTM Factory Racing, dominando la categoria dal 2010 al 2014 con Antonio Cairoli. Il pilota, infatti, vince con il team sei titoli mondiali, di cui cinque consecutivi.

Bisogna anche far presenti i successi conseguiti da KTM nell’off-road, come la vittoria della Dakar senza interruzioni dal 2001 al 2019, negli ultimi anni sotto la partnership con i due tori.

La decisione del salto in MotoGP risale al 2014, annunciata dal direttore del reparto motorsport di KTM, Pit Beirer. Il lancio nella massima categoria viene programmato per il 2017, lasciando tre anni di tempo per sviluppare una moto, un motore, un intero reparto corse su strada.

Importante è stata l’esperienza avuta in Moto3 col team AJO Motorsport, con il quale l’azienda di bevande energetiche lavorava già dal 2010, e che dal 2012 ha cominciato a fornirsi di moto KTM. La KTM AJO ha visto passare giovani talenti quali la leggenda di Marc Marquez nel 2010, Johann Zarco nel 2011, Jack Miller nel 2014, Brad Binder e Miguel Oliveira nel 2015.

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Fonte: Getty Images

Nel 2016, in occasione della gara conclusiva della stagione, sul Circuito di Valencia, Mika Kallio partecipa con una wild card in sella alla KTM RC16, ma il pilota si ritira a causa di svariati problemi tecnici.

Il 2017 vede la sua prima vera stagione, ma non porta notevoli risultati: i piloti scelti sono Pol Espargaró e Bradley Smith, spesso relegati nelle ultime file. Nel 2018, però, arriva il primo podio, segnato dal terzo posto di Espargarò, proprio a Valencia, dove era cominciato tutto.

Nel 2019, seguendo l’esempio della scuderia omonima di F1, il team decide di lanciare un pilota già avuto da giovanissimo in Moto3, Zarco, ma i rapporti tra le due parti non sono idilliaci e si interrompono prima della fine della stagione. Da quest’anno, inoltre, vengono messe in pista quattro moto, con l’approdo in MotoGP del team Red Bull Tech3 (oltre alle due ufficiali).

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Fonte: Getty Images

Nel 2020 arrivano finalmente le più belle soddisfazioni: è Binder, chiamato al posto di Zarco, a vincere il Gran Premio della Repubblica Ceca, regalando al team la sua prima vittoria, il quale chiuderà in terza posizione anche grazie ai podi raggiunti da Espargarò. Nel 2021 viene riformata la vecchia coppia della Moto3 con Binder e Oliveira, che ottiene la sua prima vittoria in MotoGP nel Gran Premio di Catalunya.

Fonte: YouTube @ Sportellers

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