Aggressione omofoba nel Salento e non solo: ma il DDL Zan ancora non serve

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Proprio una settimana fa Brindisi ospitava il Salento Pride e noi ve lo raccontavamo felici della grande partecipazione da parte di persone di tutte l’età. Oggi, invece, dobbiamo darvi la triste notizia di un’orribile aggressione omofoba a sud di Leverano. Il titolare del bar “Barattolo a sud” è un attivista dei diritti LGBT e si chiama Antonio Paladini, ha 42 anni e ha denunciato l’assurda vicenda sulla pagina Facebook del locale, ottenendo la solidarietà di tantissime persone. Gli aggressori sono tre e, uno di questi, è un poliziotto penitenziario.

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Fonte: Barattolo a Sud, locale del Salento, su Facebook

Il DDL Zan è ancora chiuso in un cassetto perché per il partito di Matteo Renzi, che si è sempre detto pro al disegno di legge contro l’odio omofobico, a un certo punto è divenuto più importante non dividere il governo. Lo ha fatto per il DDL Zan come anche per Durigon, perché i rapporti e il corteggiamento verso Matteo Salvini è più importante dei diritti umani. Matteo Renzi sembra aver cambiato le sue priorità, dato che si vanta tanto di essere uno dei più grandi sostenitori delle unioni civili.

A quest’ora ci saremmo potuti vantare di avere una legge che difendesse le persone LGBT, ma non solo vantarci, avremmo potuto mettere in scena le aggravanti per poter rendere ancora più gravi le aggressioni omofobe avvenute in Salento ma anche l’orrore avvenuto a Latina, in una casa in cui una madre e un padre (eterosessuali, lo sottolineo solo perché gli odiatori del DDL Zan ritengono che due omosessuali non possono crescere un figlio ma due eterosessuali lo fanno per natura), hanno maltrattato il figlio omosessuali che all’epoca dei fatti era ancora minorenne.

«Non accettavano l’omosessualità del figlio e hanno iniziato a maltrattarlo sia dal punto di vista psicologico che fisico. Per lui è stato un inferno che sembrava non finire mai. Riceveva i pugni dal padre e i colpi della cinta dei pantaloni della madre», scrive Latina Oggi raccontando gli avvenimento successi tra il 2017 e il 2019. «Tutte e tutti abbiamo il diritto a vivere una vita dignitosa ed essere amati dai nostri cari. Purtroppo, ancora oggi, in troppe famiglie, questa serenità non esiste. Non continuate a chiederci perché è urgente una legge contro l’omotransbifobia. È davanti ai vostri occhi, è sulle nostre cronache ogni giorno», scrive invece Arcigay Latina.

Ma il DDL Zan non è necessario perché in Italia non esiste un problema di omofobia.

Omofobia in Salento: tra gli aggressori di Barattolo a Sud un poliziotto

Paladini, il proprietario della locanda, fiero attivista LGBT, ha raccontato che tre persone erano entrate nel suo locale cominciando a gridare insulti omofobi ( «Dacci da bere, mezzo uomo e mezza donna») contro il titolare e una dipendente, dicendosi fieri di essere fascisti (però in Italia non esiste neanche un problema di neofascismo, vero?). Pur essendo stati invitati con gentilezza ad uscire dal locale, i tre avrebbero circondato il titolare del bar cominciando a prenderlo a spintoni e buttandolo su un tavolo.

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Il racconto del locale del Salento

Assistendo alla vicenda, sono intervenute delle persone del personale di una pizzeria vicina che, sentendo le grida, sono riuscite a far scappare con la coda fra le gambe i tre fascisti. Sul caso è intervenuta subito la Digos che è riuscita a scoprire subito l’identità dei tre omofobi: un imprenditore di Leverano di 58 anni, un poliziotto penitenziario di 49 anni in servizio a Parma e un 69enne di Carmiamo. E poi hanno anche il coraggio di dire che il problema è la gioventù. La feccia è ovunque, al nord, al sud, al centro e soprattutto in tutte le fasce d’età.

Adesso i tre sono accusati di concorso in percosse aggravate da futili motivi e da finalità discriminatorie. Se ci fosse stato il DDL Zan, l’aggravante sarebbe stata per discriminazione omofobica. Tra l’altro il più anziano dei tre dovrà anche rispondere di apologia del fascismo che, ricordiamolo, è vietata dalla nostra Costituzione, ma ci rendiamo conto che per una persona che si definisce fascista sia difficile comprendere la Costituzione italiana (sarebbe interessante leggere «quell’unico errore di Mussolini»).

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Il locale Barattolo a sud nel Salento

«Si tratta di un fatto molto grave che ha scosso la nostra comunità. L’aggressione verbale e fisica, le parole omofobe, la fede fascista dichiarata da questi personaggi, la vigliaccheria manifestata aggredendo in tre una persona, descrivono un quadro distante dalla realtà del mio paese. Manifesto, a nome di tutta l’amministrazione comunale, la totale solidarietà al titolare del locale ricordando che il nostro impegno per costruire una comunità aperta e inclusiva non sarà sporcato da persone vili», ha detto il sindaco di Leverano Marcello Rossi.

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Pubblicato da Barattolo a sud su Venerdì 27 agosto 2021

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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