Tara Dragas esclusa dalla Maturità: quando una campionessa d’Europa prende 4 in Discipline Sportive
C’è qualcosa che suona profondamente stonato nella storia di Tara Dragas. A soli 19 anni, la ginnasta friulana ha appena rappresentato l’Italia ai Campionati Europei di ginnastica ritmica, chiudendo al settimo posto nel concorso generale individuale e sfiorando il podio con un quarto posto nella specialità della palla. Mentre era impegnata in Bulgaria a gareggiare contro alcune delle migliori atlete del continente, però, ha ricevuto una notizia che ha trasformato una settimana di orgoglio sportivo in una delle più amare della sua vita: non sarà ammessa all’esame di Maturità.
A raccontarlo è stata la stessa atleta attraverso alcune storie pubblicate su Instagram, dove ha espresso tutta la sua delusione per una decisione che, inevitabilmente, ha acceso il dibattito sul difficile rapporto tra scuola e sport ad alto livello.

Nata il 17 febbraio 2007 a San Daniele del Friuli, Tara Dragas è considerata una delle promesse più interessanti della ginnastica ritmica italiana. Allenata fin da bambina dalla madre Špela Dragas, ha iniziato a praticare questo sport a soli quattro anni, costruendo nel tempo una carriera ricca di successi e convocazioni internazionali. Fa parte delle Fiamme Oro e dell’Asu Udine e negli ultimi anni ha rappresentato più volte l’Italia nelle competizioni europee e mondiali. Un percorso che richiede una dedizione totale. Molti atleti di alto livello trascorrono oltre otto ore al giorno in palestra, affrontando sacrifici che spesso i loro coetanei non possono nemmeno immaginare.
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ToggleLa delusione di Tara Dragas raccontata sui social
“Mentre questa settimana ero impegnata a rappresentare l’Italia ai Campionati Europei, ho ricevuto una notizia che non avrei mai voluto ricevere: quest’anno non sarò ammessa agli esami di maturità“, ha scritto Tara. Parole che raccontano la frustrazione di una ragazza che da anni cerca di conciliare studio e carriera sportiva. Una sfida che molti atleti conoscono bene e che spesso richiede sacrifici enormi, giornate scandite da allenamenti, trasferte, gare e ore di studio concentrate nei pochi momenti liberi.
Ma a colpire maggiormente è stato il motivo che, secondo quanto spiegato dalla ginnasta, avrebbe contribuito alla mancata ammissione. “La mia ammissione è stata compromessa anche da un 4 in Discipline Sportive, la materia che più di tutte dovrebbe valorizzare il percorso di chi dedica la propria vita allo sport“. Una frase che ha rapidamente fatto il giro dei social e dei media, alimentando reazioni increduli e commenti indignati.
Soprattutto, mi chiedo: e se Tara fosse stata una calciatrice? Anzi, un calciatore? È una domanda inevitabile. E forse anche scomoda. Perché viene spontaneo chiedersi quale sarebbe stata la reazione se al posto di una ginnasta ritmica ci fosse stato un giovane talento del calcio. O ancora di più, un calciatore già inserito nel giro delle nazionali giovanili, impegnato in una competizione internazionale di primo piano.
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Sarebbe scoppiato un caso nazionale? I giornali sportivi ne avrebbero parlato per settimane? Ci sarebbero stati interventi da parte delle federazioni e delle istituzioni? La sensazione è che il calcio goda spesso di una considerazione completamente diversa rispetto ad altre discipline. Gli atleti di sport meno mediatici sono abituati a convivere con sacrifici enormi, poca visibilità e risorse limitate. Devono eccellere in tutto: allenarsi per ore ogni giorno, viaggiare, gareggiare e allo stesso tempo mantenere risultati scolastici impeccabili.
Quando qualcosa va storto, però, raramente ricevono la stessa comprensione che verrebbe concessa a chi appartiene a discipline più popolari. Non si tratta di chiedere privilegi. Nessuno pretende che una medaglia europea sostituisca un esame di matematica. Ma è legittimo domandarsi se il sistema scolastico italiano riesca davvero a riconoscere il valore di percorsi straordinari come quello di Tara Dragas.
Il paradosso del voto in Discipline Sportive
Il punto che ha colpito maggiormente l’opinione pubblica è proprio questo apparente paradosso: una delle migliori ginnaste italiane, impegnata a livello internazionale e reduce da risultati prestigiosi, che si ritrova insufficiente nella materia che dovrebbe essere più vicina alla sua esperienza. Naturalmente il voto scolastico non valuta esclusivamente le capacità atletiche.
Discipline Sportive comprende programmi teorici, aspetti metodologici e contenuti che vanno oltre la semplice pratica agonistica. Tuttavia, il contrasto tra il curriculum sportivo di Tara Dragas e quel voto insufficiente ha inevitabilmente suscitato interrogativi. Molti si chiedono se il sistema scolastico sia davvero in grado di riconoscere e valorizzare percorsi così particolari, soprattutto quando si parla di studenti che rappresentano il Paese nelle competizioni internazionali.
Tara Dragas non è una studentessa che pratica sport nel tempo libero. Lo sport è la sua vita, il suo lavoro, la sua carriera. È un’atleta delle Fiamme Oro, gareggia ai massimi livelli internazionali e rappresenta l’Italia nelle competizioni europee. Naturalmente una scuola non può promuovere uno studente soltanto perché è un atleta di successo. Le regole devono valere per tutti e il merito scolastico non può essere sostituito dai risultati sportivi. Ma il punto sollevato da molti osservatori è un altro: il sistema è davvero in grado di supportare chi porta avanti contemporaneamente un percorso agonistico di altissimo livello?
Nel suo sfogo, Tara non ha nascosto l’amarezza nei confronti dell’istituto presso cui ha studiato da privatista, l’Istituto Volta di Udine. “Purtroppo negli ultimi mesi non ho trovato il sostegno, l’organizzazione e la preparazione che mi sarei aspettata da parte dell’Istituto Volta di Udine in vista di un traguardo così importante“, ha dichiarato. Anche il fratello Marko è intervenuto pubblicamente, criticando la gestione del percorso scolastico della sorella. Secondo quanto raccontato dalla famiglia, era stata avanzata una richiesta per evitare la sovrapposizione tra gli impegni scolastici e gli Europei di ginnastica ritmica.
La risposta ricevuta sarebbe stata tanto breve quanto sorprendente: “Perché non spostate l’Europeo?”. Parole che, se confermate, descriverebbero una distanza significativa tra le esigenze dello sport di alto livello e quelle del sistema scolastico.
Una situazione che coinvolge altri studenti

La vicenda non riguarda soltanto Tara Dragas. Insieme a lei, infatti, anche altri studenti provenienti dallo stesso percorso scolastico non sono stati ammessi all’esame di Stato. Dopo la perdita della parità scolastica dell’istituto frequentato dai ragazzi, la valutazione finale è passata a una commissione esterna del “Magrini Marchetti” di Gemona, che ha respinto tutte le richieste di ammissione dei privatisti provenienti da quel percorso dedicato agli sportivi.
Il programma prevedeva una formula particolare, studiata proprio per permettere di conciliare attività agonistica e studio: allenamenti durante il giorno e lezioni concentrate nel tardo pomeriggio. Questo dettaglio rende la questione ancora più complessa. Non si tratta più soltanto del caso di una ginnasta famosa, ma della tenuta di un modello educativo pensato per consentire agli studenti di conciliare studio e attività agonistica. In teoria, questi percorsi esistono proprio per evitare che i giovani talenti siano costretti a scegliere tra la scuola e i propri sogni sportivi. Nella pratica, però, la vicenda di Tara Dragas sembra raccontare una realtà molto diversa.
Una sconfitta che non chiude il percorso
Nonostante la delusione, il messaggio finale pubblicato da Tara Dragas è stato tutt’altro che rinunciatario. “L’anno prossimo concluderò la quinta, affronterò la maturità e inizierò l’Università. Oggi porto a casa una delusione, domani porterò avanti un obiettivo in più. Perché non è una caduta a definire chi siamo, ma la forza con cui scegliamo di rialzarci“.
Ed è forse proprio questa la parte più significativa della vicenda. Al di là delle polemiche, delle responsabilità e delle discussioni sul sistema scolastico, resta l’immagine di una ragazza che nel giro di pochi giorni è passata dall’emozione di un Campionato Europeo alla delusione di una bocciatura.
Una caduta che fa male, soprattutto a 19 anni. Ma che, come insegna lo sport stesso, non rappresenta necessariamente la fine della corsa. Per Tara Dragas, probabilmente, è soltanto una nuova partenza.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


