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Raffaella Carrà, il figlio adottivo rompe il silenzio: «Mi chiamò quando scoprì il tumore e mi disse di portare avanti i suoi progetti»

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A quasi cinque anni dalla scomparsa di Raffaella Carrà, emerge una delle testimonianze più intime e toccanti legate agli ultimi mesi di vita dell’artista. A parlare per la prima volta pubblicamente è Gian Luca Pelloni Bulzoni, figlio adottivo della conduttrice e cantante, che ha deciso di raccontare il loro rapporto e le circostanze che hanno portato all’adozione, avvenuta poco dopo la scoperta della malattia che avrebbe poi portato via la regina della televisione italiana.

L’occasione è stata la presentazione ufficiale della Fondazione Raffaella Carrà ETS, nata per custodire e portare avanti l’eredità umana, culturale e sociale della celebre artista. Un progetto che, secondo il racconto di Pelloni Bulzoni, nasce direttamente da una richiesta fatta dalla stessa Carrà negli ultimi mesi della sua vita.

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La diagnosi del tumore e quella telefonata che cambiò tutto

Nel corso dell’incontro, Gian Luca Pelloni Bulzoni ha ripercorso uno dei momenti più difficili della sua vita, ricordando il giorno in cui Raffaella Carrà ricevette la diagnosi di tumore ai polmoni. Era il 22 aprile 2020 quando, mentre si trovavano insieme all’Argentario, arrivò la notizia che avrebbe cambiato per sempre il loro futuro.

Dopo il ritorno a Roma per iniziare le cure, i medici comunicarono all’artista che la malattia aveva una prognosi estremamente grave. Secondo il racconto del figlio adottivo, Carrà affrontò quel momento con la lucidità e la determinazione che l’hanno sempre contraddistinta. Iniziò subito a mettere ordine nei suoi affari personali e professionali, arrivando persino a scrivere il proprio testamento.

Fu proprio in quei giorni che arrivò la telefonata destinata a segnare una svolta definitiva nel loro rapporto. «Ho deciso di adottarti», gli avrebbe detto la conduttrice, spiegandogli che desiderava affidargli il compito di continuare i progetti e le iniziative che aveva costruito nel corso della sua lunga carriera. Una richiesta che Pelloni Bulzoni accolse con emozione e senso di responsabilità, consapevole della fiducia che l’artista stava riponendo in lui.

«Era il 22 aprile 2020, stavamo insieme nella sua casa all’Argentario quando le diagnosticarono una bruttissima malattia. Tornammo di corsa a Roma per iniziare subito le cure ma appena due settimane dopo, il 4 maggio, i medici dissero che quel terribile tumore ai polmoni le sarebbe stato fatale. Per me fu una vera tranvata. Lei invece, che era una persona estremamente lucida e pragmatica, si mise alla scrivania e iniziò a scrivere. Domandai cosa stesse scrivendo: “Il testamento”, rispose.

E già il giorno dopo, mentre era con Sergio Japino (che della Carrà fu compagno per oltre 15 anni e poi amico fino alla morte nel 2021, ndr.), mi chiamò e disse: “Ho deciso di adottarti, dovrai portare avanti i miei progetti e le cose che ho fatto in tutti questi anni e tu solo conosci”. Risposi che avrei voluto pensarci. E lei, con la sua solita determinazione: “Prenditi il tempo che ti serve, basta che me lo dici subito”. Non ebbi scelta, a lei non potei che dire sì».

Un legame nato vent’anni prima

La storia tra Raffaella Carrà e Gian Luca Pelloni Bulzoni non nasce però negli ultimi anni di vita della showgirl. I due si erano conosciuti nel 2001 durante l’esperienza di Carramba! Che sorpresa, uno dei programmi simbolo della televisione italiana. Da quel primo incontro sarebbe nata un’amicizia destinata a rafforzarsi nel tempo. Un rapporto costruito lontano dai riflettori, caratterizzato da una grande complicità e da una fiducia reciproca che negli anni è diventata sempre più profonda.

Pelloni Bulzoni ha sottolineato come Carrà fosse una persona estremamente riservata, molto diversa dall’immagine pubblica che milioni di spettatori conoscevano. Dietro il personaggio televisivo c’era una donna che amava la semplicità, le cene tra amici e le serate trascorse giocando a carte, lontano dal clamore del mondo dello spettacolo. Proprio questa discrezione avrebbe spinto il figlio adottivo a mantenere il silenzio per anni dopo la sua morte, scegliendo di esporsi pubblicamente soltanto oggi, quando esiste finalmente un progetto concreto da portare avanti nel suo nome.

gian-luca-pelloni-bulzoni-figlio-adottivo-di-raffaella-carra-con-matteo-pelloni-nipote-della-showgirl.webp?f=16%3A9&q=0 Raffaella Carrà, il figlio adottivo rompe il silenzio: «Mi chiamò quando scoprì il tumore e mi disse di portare avanti i suoi progetti»

La nascita della Fondazione Raffaella Carrà

L’annuncio più importante della giornata è stato quello della Fondazione Raffaella Carrà ETS, un’organizzazione che si propone di proseguire l’impegno sociale e culturale dell’artista attraverso iniziative rivolte soprattutto ai giovani. Secondo quanto spiegato dai promotori, la fondazione nasce con l’obiettivo di valorizzare il talento, sostenere la crescita personale e offrire opportunità a chi dispone di meno strumenti per costruire il proprio futuro. Un’idea perfettamente in linea con la sensibilità che Carrà ha sempre dimostrato nel corso della sua vita.

A sostenere il progetto ci sarà un consiglio direttivo formato da persone che hanno condiviso con la showgirl anni di lavoro e amicizia. Professionisti, collaboratori storici e figure che hanno conosciuto da vicino non soltanto l’artista, ma anche la donna dietro il successo internazionale: l’avvocata Barbara Giaquinto (che ha curato l’adozione di Gian Luca), Margherita Vasselli (responsabile progetti artistici della fondazione), Laura Fattore (storico ufficio stampa della Carrà), Renato Tulino (medico e amico di vecchia data di Raffaella), Ilaria Lenci (responsabile per oltre 16 anni della segreteria personale dell’artista e oggi della Fondazione), Marco Ambrosini (revisore dei conti), Gianfranco Salustri (commercialista e amico di Raffaella, oggi tesoriere della fondazione).

La grande mostra dedicata a Raffaella Carrà

Tra le prime iniziative annunciate figura una grande esposizione intitolata Raffaella Carrà. Coraggio, stile di vita e libertà, che racconterà la vita e la carriera della showgirl attraverso oggetti personali, costumi di scena, fotografie e materiali d’archivio. Secondo quanto raccontato da Pelloni Bulzoni, si tratta di una delle ultime richieste formulate direttamente da Carrà prima della sua scomparsa. L’artista desiderava che il pubblico potesse continuare a incontrarla attraverso una mostra itinerante capace di attraversare diversi Paesi e generazioni.

L’esposizione partirà da Roma nel corso dell’autunno per poi raggiungere altre città internazionali particolarmente legate alla carriera della conduttrice, tra cui Madrid e Buenos Aires, due luoghi in cui il suo successo è rimasto straordinariamente vivo anche dopo la sua morte.

I progetti dedicati ai giovani

La fondazione ha inoltre presentato quattro iniziative che prenderanno il via nei prossimi mesi. Il primo progetto, Vox Animae, utilizzerà il canto corale come strumento educativo per insegnare ai ragazzi il valore dell’ascolto, della collaborazione e della condivisione.

Ci sarà poi Primus Actus, pensato per sostenere giovani registi e professionisti emergenti del settore audiovisivo, offrendo opportunità concrete di crescita e visibilità attraverso festival e collaborazioni con realtà cinematografiche.

Il programma Freedom sarà invece dedicato ai ragazzi che vivono in contesti caratterizzati da minori opportunità, accompagnandoli in percorsi di formazione, orientamento e sviluppo personale. Infine Talentum sosterrà giovani talenti della danza attraverso borse di studio e percorsi formativi specifici.

Un insieme di iniziative che riflette una convinzione spesso espressa dalla stessa Carrà: quella secondo cui i giovani rappresentano un patrimonio prezioso da coltivare e valorizzare.

Un’eredità che va oltre la televisione

Se il pubblico ricorda Raffaella Carrà per successi immortali come Tuca TucaPedro o A far l’amore comincia tu, chi l’ha conosciuta da vicino continua a sottolineare soprattutto il suo impegno umano e sociale. Emblematico è il ricordo legato al programma Amore, trasmesso nel 2006, che contribuì a promuovere migliaia di adozioni a distanza e a sensibilizzare il pubblico su temi legati all’infanzia e alla solidarietà. Un aspetto della sua carriera spesso meno celebrato rispetto ai trionfi televisivi, ma che oggi rappresenta uno dei pilastri della fondazione nata nel suo nome.

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A distanza di anni dalla sua scomparsa, il racconto di Gian Luca Pelloni Bulzoni restituisce l’immagine di una donna che, anche di fronte alla malattia, ha continuato a guardare al futuro. Una figura che ha scelto di trasformare il proprio lascito non soltanto in un ricordo artistico, ma in una serie di progetti destinati ad aiutare le nuove generazioni. E proprio attraverso questa missione, affidata al figlio adottivo e alle persone che le sono state accanto fino all’ultimo, l’eredità di Raffaella Carrà continua ancora oggi a vivere.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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