Petal divide la critica: perché il nuovo album di Ariana Grande non convince tutti
Dopo mesi di attesa, Petal, l’ottavo album in studio di Ariana Grande, è finalmente arrivato sulle piattaforme. Il disco era stato presentato come un punto di svolta nella carriera della cantante: un progetto più rabbioso, diretto e personale, capace di raccontare il lato meno rassicurante di una delle popstar più amate degli ultimi anni. Eppure, mentre sui social molti fan lo stanno celebrando come uno dei suoi lavori più maturi, la critica musicale sembra pensarla diversamente.

Le recensioni pubblicate dalle principali testate internazionali sono infatti tutt’altro che entusiaste e, almeno per il momento, Petal si sta rivelando uno degli album meno apprezzati della carriera di Ariana Grande.
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ToggleUn album più duro nei testi, ma non nel suono
L’idea alla base di Petal era quella di trasformare in musica la rabbia accumulata negli ultimi anni, tra polemiche, attacchi mediatici e vicende personali. Nei testi questa intenzione emerge chiaramente: Ariana parla di delusione, frustrazione e desiderio di rivalsa con un linguaggio più diretto rispetto al passato.
Secondo molti critici, però, questa intensità emotiva finisce per scontrarsi con una produzione musicale che procede nella direzione opposta. Al posto di sonorità aggressive o sperimentali, il disco propone un pop estremamente morbido, rarefatto e atmosferico, quasi sospeso.
Il risultato, secondo alcuni osservatori, è un contrasto che indebolisce il messaggio delle canzoni: la rabbia viene raccontata, ma raramente si percepisce davvero.
I voti della critica sono tra i più bassi della sua carriera
Le valutazioni assegnate dalle principali testate musicali mostrano un’accoglienza piuttosto fredda.
Rolling Stone e The Telegraph hanno assegnato 80 punti su 100, promuovendo il disco e sottolineando la spontaneità con cui Ariana Grande affronta emozioni più scomode del solito.
Più tiepidi, invece, Pitchfork (65/100) e The Guardian (60/100), mentre Paste Magazine si è fermato a 50 punti e The Independent ha assegnato appena 40 su 100.
Anche il Metascore di Metacritic fotografa questa situazione. Con una media di 64 punti su 100, Petal è, almeno per ora, il disco peggio recensito della carriera della cantante, a pari merito con My Everything. Un risultato ben distante dagli 86 punti ottenuti da thank u, next o dagli 84 di eternal sunshine.
OPERAÇÃO GRAVETO: "Petal", de Ariana Grande, deve amarelar na próxima atualização do Metacritic, obtendo 56/100 nas avaliações das primeiras críticas.
— Bunklr (@forumbunklr) July 31, 2026
-Rolling stones 80/100
-The telegraph 80/100
-pitchfork 65/100
-Sputnikmusic 60/100
-The independent 40/100
-The observer… pic.twitter.com/Yh83sPxuGB
Le recensioni: tra chi lo apprezza e chi lo considera deludente
Rolling Stone è tra le poche testate ad aver accolto positivamente il progetto, definendolo uno dei lavori più sinceri dell’artista. Secondo la rivista, Ariana appare finalmente più spontanea sia dal punto di vista musicale sia da quello emotivo, e la rabbia che attraversa il disco rappresenta uno dei suoi punti di forza.
Molto diverso il giudizio del The Guardian, che pur assegnando la sufficienza parla di una rabbia “pacata, controllata e ponderata”, incapace di trasformarsi in qualcosa di realmente esplosivo. Per il quotidiano britannico, Ariana continua a muoversi su temi già affrontati in passato, dando l’impressione di ripetere sé stessa senza trovare nuove prospettive.
Ancora più severo il New York Times, che definisce Petal un lavoro “tiepido e monocromatico” se confrontato con eternal sunshine. Pur lodando ancora una volta la qualità della voce di Ariana Grande, il giornale ritiene che il nuovo materiale sia caratterizzato da ritmi troppo lenti e da una produzione incapace di valorizzare il carisma della cantante.
La stroncatura del The Independent
La recensione più dura è probabilmente quella firmata da Roisin O’Connor per The Independent.
La giornalista definisce Petal un album fiacco, soporifero e sorprendentemente privo di energia, sostenendo che la produzione finisca addirittura per soffocare una delle migliori voci del pop contemporaneo.
Secondo O’Connor, Ariana Grande avrebbe tutte le ragioni per essere arrabbiata, considerando gli anni trascorsi tra polemiche mediatiche, critiche sulla sua vita privata e l’esposizione continua legata al rapporto con Cynthia Erivo e alla sua ultima relazione sentimentale. Proprio per questo motivo, però, il disco deluderebbe ancora di più: quella rabbia non esplode mai davvero, ma viene diluita in arrangiamenti minimalisti e ritmi estremamente lenti.
Per la critica del quotidiano britannico, l’impressione è che Ariana sembri quasi distante dal materiale che interpreta, tanto da far sorgere una domanda provocatoria: voleva davvero realizzare questo album?
Fan e critica ancora una volta non sono d’accordo

Come spesso accade con gli artisti di grande popolarità, il giudizio della critica e quello del pubblico sembrano viaggiare su binari differenti. Sui social molti fan stanno infatti difendendo Petal, sostenendo che la sua forza risieda proprio nella scelta di raccontare la rabbia in modo controllato e introspettivo, senza ricorrere a produzioni esplosive o a grandi momenti teatrali.
È probabile che parte delle recensioni siano state particolarmente severe proprio perché le aspettative erano altissime. Da Ariana Grande ci si aspetta sempre un disco capace di ridefinire il pop contemporaneo, e forse Petal non aveva questa ambizione. Allo stesso tempo, è difficile ignorare il fatto che molte critiche, pur con sfumature diverse, convergano sugli stessi punti: una produzione troppo uniforme, un ritmo poco incisivo e la sensazione che il potenziale emotivo del progetto rimanga in gran parte inesplorato.
Resta ora da capire se il tempo rivaluterà questo lavoro, come accaduto a molti album inizialmente accolti con freddezza, oppure se Petal verrà ricordato come il primo vero passo falso nella discografia di una delle artiste pop più influenti della sua generazione.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






