Perché ci piacciono i “bad boy”? Da dove nasce uno dei cliché più amati delle serie romantiche
Se avete guardato almeno una serie romantica negli ultimi vent’anni, probabilmente vi sarà capitato di imbattervi nel classico bad boy. È quello che arriva in moto, ha lo sguardo impenetrabile, parla poco, infrange continuamente le regole e sembra avere un passato tormentato. Tutti lo considerano un problema, ma la protagonista è convinta che, in fondo, sotto quella corazza si nasconda un ragazzo buono.
Da Jess Mariano di Gilmore Girls a Chuck Bass di Gossip Girl, passando per Damon Salvatore di The Vampire Diaries, Hardin Scott di After, Noah Flynn di The Kissing Booth o Conrad Fisher di L’estate nei tuoi occhi, il “ragazzo problematico” continua a essere uno degli archetipi più presenti nella narrativa romantica.

Ma da dove nasce davvero questa figura? E perché, nonostante venga spesso criticata, continua ad affascinare milioni di spettatori?
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ToggleIl bad boy esiste da molto prima delle serie tv
Molti pensano che il bad boy sia nato con le serie per adolescenti degli anni Novanta o Duemila. In realtà le sue origini sono molto più antiche.
Già nella letteratura romantica dell’Ottocento troviamo personaggi che incarnano quasi perfettamente questo modello. Uno dei primi esempi è Jane Eyre, dove Edward Rochester è un uomo misterioso, burbero, segnato dal passato e incapace di mostrare apertamente i propri sentimenti.
Ancora più evidente è il caso di Cime tempestose, il cui protagonista Heathcliff è probabilmente il capostipite di tutti i bad boy moderni. Vendicativo, impulsivo, spesso crudele, ma allo stesso tempo profondamente ferito, è un personaggio che continua ancora oggi a dividere lettori e critici.
L’idea che un uomo difficile, tormentato e apparentemente irraggiungibile possa essere salvato dall’amore nasce proprio nella letteratura romantica.
L’influenza di James Dean e del cinema americano
Se la letteratura ha creato il modello, è stato il cinema a renderlo iconico.
Negli anni Cinquanta James Dean diventa il simbolo della ribellione giovanile grazie al film Gioventù bruciata.
Il suo personaggio non è cattivo nel senso tradizionale del termine. È semplicemente un ragazzo incapace di trovare il proprio posto nel mondo, in conflitto con gli adulti e con una profonda fragilità emotiva nascosta dietro un atteggiamento duro.
Da quel momento il ribelle smette di essere soltanto il “cattivo” della storia e diventa un protagonista romantico.
È una trasformazione fondamentale, perché il pubblico non desidera più soltanto il principe azzurro: vuole anche il ragazzo che sembra impossibile da capire.
Gli anni Novanta e Duemila hanno trasformato il cliché
Tra gli anni Novanta e i primi Duemila il bad boy esplode definitivamente.
Le serie televisive iniziano a proporre continuamente questo tipo di personaggio, adattandolo ai gusti del pubblico adolescente.
Pensiamo a Jess Mariano in Gilmore Girls. Arriva in città con il giubbotto di pelle, salta la scuola, risponde male agli adulti e sembra interessato solo ai libri e a stare da solo. Eppure il pubblico si affeziona subito a lui perché, dietro l’atteggiamento provocatorio, emerge un ragazzo intelligente, insicuro e cresciuto senza punti di riferimento.

Lo stesso accade con Pacey Witter in Dawson’s Creek, Logan Echolls in Veronica Mars e, qualche anno dopo, con Damon Salvatore in The Vampire Diaries.
Quasi tutti condividono alcune caratteristiche:
- un passato difficile;
- problemi familiari;
- difficoltà a mostrare le emozioni;
- atteggiamento sarcastico;
- forte attrazione nei confronti della protagonista.
Cambiano le ambientazioni, ma il modello rimane praticamente identico.
Perché il pubblico continua ad amarli?
La risposta non è semplice.
Da un punto di vista narrativo, il bad boy è molto più interessante del ragazzo perfetto.
Il principe azzurro, per definizione, ha pochi conflitti interiori. È gentile, disponibile e affidabile fin dal primo episodio.
Il bad boy invece cambia.
Il suo percorso è costruito attorno all’evoluzione personale. Lo spettatore assiste lentamente alla caduta della corazza emotiva e scopre gradualmente le ragioni del suo comportamento.
In altre parole, offre una storia molto più ricca.
Non è tanto la “cattiveria” ad affascinare quanto la possibilità di assistere a una trasformazione.
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Il problema della “I can fix him”
Esiste però anche un lato problematico.
Molte storie romantiche alimentano inconsapevolmente il cosiddetto trope “I can fix him” (“Posso aggiustarlo”).
La protagonista è convinta di essere l’unica persona capace di cambiare il ragazzo difficile, di guarire i suoi traumi e renderlo finalmente una persona migliore.
Nella realtà, però, questo meccanismo può diventare pericoloso.
Le relazioni sane non dovrebbero basarsi sull’idea di salvare qualcuno o di sopportare comportamenti tossici nella speranza che cambino.
Negli ultimi anni questo aspetto è stato criticato soprattutto sui social, dove molti spettatori hanno iniziato a distinguere tra un personaggio complesso e uno apertamente abusante.
Quando il bad boy diventa tossico
Negli anni più recenti il cliché ha iniziato a spingersi oltre.
Personaggi come Hardin Scott di After o alcuni protagonisti nati su Wattpad hanno diviso profondamente il pubblico.

Per alcuni rappresentano semplicemente una fantasia romantica.
Per altri normalizzano comportamenti manipolatori, gelosia ossessiva e relazioni poco sane.
È una differenza importante.
Un personaggio può essere tormentato, sarcastico o impulsivo senza diventare violento o controllante.
Quando invece la narrazione giustifica qualsiasi comportamento soltanto perché “ha sofferto”, il rischio è quello di romanticizzare dinamiche che nella vita reale sarebbero estremamente problematiche.
Oggi il bad boy sta cambiando
Negli ultimi anni gli sceneggiatori sembrano aver recepito almeno in parte queste critiche.
Le nuove serie tendono a costruire protagonisti maschili più equilibrati.
Continuano ad avere difetti, paure e traumi, ma mostrano anche una maggiore capacità di comunicare, chiedere scusa e lavorare su sé stessi.
Il successo di personaggi emotivamente maturi dimostra che il pubblico non cerca necessariamente uomini freddi e irraggiungibili.
Anzi, sempre più spettatori apprezzano protagonisti capaci di mostrare vulnerabilità senza trasformarla in aggressività.
Il fascino del mistero resterà sempre
Probabilmente il bad boy non sparirà mai del tutto.
È un archetipo narrativo troppo radicato nella cultura popolare per essere abbandonato. Da Heathcliff fino alle produzioni di Netflix, Prime Video e Disney+, il ragazzo tormentato continua a offrire una struttura narrativa efficace: crea tensione, alimenta il mistero e permette di raccontare un percorso di crescita.
La vera differenza sta nel modo in cui viene scritto.
Oggi il pubblico è molto più consapevole rispetto a vent’anni fa. È possibile amare un personaggio complicato senza considerarlo un modello da imitare, così come si può apprezzare una storia romantica distinguendo chiaramente la finzione dalla realtà.
Forse è proprio questa la direzione che il genere dovrebbe continuare a seguire: mantenere il fascino dei personaggi imperfetti, senza trasformare comportamenti tossici in gesti romantici. Perché il vero punto di forza del bad boy non è mai stato essere “cattivo”, ma il suo percorso di cambiamento. E, se scritto bene, quel percorso continua ancora oggi a conquistare milioni di spettatori.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






