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Salvini giura che i treni sono puntuali. I pendolari, però, continuano a guardare l’orologio

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Se c’è una cosa che in Italia riesce ancora a mettere d’accordo milioni di persone è questa: prima di uscire di casa, chi deve prendere un treno controlla con ansia l’app di Trenitalia sperando di non leggere la parola “ritardo”. Eppure, secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, la situazione non sarebbe mai stata così positiva. Sarà che lui non prende così tanti treni.

Da settimane il leader della Lega continua a sostenere che la puntualità ferroviaria sia in costante miglioramento. Lo ha ribadito ancora una volta durante il Question Time al Senato, portando numeri che, a suo dire, dimostrerebbero l’efficacia del suo operato. Peccato che un rapporto indipendente dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani racconti una storia decisamente diversa, e a noi tocca applaudire persino Matteo Renzi per come lo ha sbugiardato.

Salvini: “I treni sono sempre più puntuali”

Rispondendo in Aula alle interrogazioni, Salvini ha dichiarato: “Nel corso dell’ultimo triennio, dal 2024 al 2026, i dati sulla puntualità del servizio mostrano un miglioramento costante. Per l’Alta Velocità si è passati dal 74% al 77%, per gli Intercity dall’82% all’85%, mentre per il trasporto regionale, che coinvolge l’80% dei viaggiatori, si è passati dall’88,9% al 90,5%.

Il ministro ha poi aggiunto che, durante il mandato dell’ex ministro Graziano Delrio, i dati sarebbero stati inferiori, sostenendo che oggi la situazione sia decisamente migliore. Non è la prima volta che Salvini utilizza questa narrazione. Solo pochi giorni fa aveva parlato del “massimo storico di lavori in corso, di treni circolanti e di passeggeri trasportati”, arrivando a sostenere che per i pendolari “il ritardo è l’eccezione e non la regola”.

salvini-treni-pezzo-1200x675 Salvini giura che i treni sono puntuali. I pendolari, però, continuano a guardare l'orologio

Il rapporto che smonta la narrazione del ministro

Il problema è che quei numeri raccontano solo una parte della realtà. Secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, il dato utilizzato dal Ministero è costruito con un criterio che esclude una larga parte dei ritardi realmente subiti dai passeggeri. RFI, infatti, pubblica due indicatori diversi.

Il primo, chiamato “Puntualità RFI”, considera soltanto i ritardi imputabili direttamente al gestore della rete ferroviaria. Restano esclusi, ad esempio:

  • i guasti ai treni;
  • le condizioni meteorologiche;
  • gli scioperi;
  • altri eventi esterni.

Il secondo indicatore, denominato “Nessuna esclusione”, fotografa invece la puntualità realmente vissuta dai viaggiatori, indipendentemente dalla causa del ritardo. Ed è qui che cambia tutto: per l’Alta Velocità, utilizzando il dato reale, la puntualità non supera il 63-66%. Tradotto: circa un treno su tre arriva in ritardo.

Anche il confronto con gli anni precedenti racconta una storia diversa da quella illustrata dal ministro: rispetto al 2018, infatti, la puntualità dell’Alta Velocità non è migliorata in maniera significativa e, secondo molti indicatori, il servizio risulta addirittura peggiorato.

Per il trasporto regionale la situazione appare invece sostanzialmente stabile, pur con grandi differenze territoriali: Milano, Genova, Torino, Bologna e Firenze risultano tra le aree con le maggiori criticità.

Lo scontro tra Renzi e Salvini in Senato

Proprio su questi dati si è acceso uno dei momenti più accesi del Question Time. Matteo Renzi ha attaccato frontalmente il ministro: “Lei dovrebbe occuparsi dei treni, si occupa di tutto il resto. Se davvero è interessato a occuparsi della grazia per Roggero o della sicurezza sulle strade, ci dica qui in Aula se vuole andare al Viminale oppure no, perché ci sono milioni di italiani che sarebbero felici di vederla al Viminale.” Poi la stoccata finale: “I leghisti? No, i pendolari.

Screenshot-2026-07-25-alle-13.25.58-1024x660 Salvini giura che i treni sono puntuali. I pendolari, però, continuano a guardare l'orologio

Salvini ha replicato accusando Renzi di mancare di rispetto non tanto a lui quanto ai lavoratori delle Ferrovie dello Stato: “Lei non porta rispetto a me e spero che porti rispetto almeno ai lavoratori e alle lavoratrici delle Ferrovie dello Stato. Nel corso dell’ultimo triennio, dal 2024 al 2026, i dati sulla puntualità mostrano un miglioramento costante: per l’Alta Velocità si è passati dal 74% al 77%, per gli Intercity dall’82% all’85% e per il trasporto regionale dall’88,9% al 90,5%.

Ma Renzi non si è fermato. Nella replica ha accusato il governo di aver cambiato le regole del gioco pur di poter raccontare un miglioramento inesistente: “I risultati con il ministro Lupi e con il ministro Delrio erano migliori di oggi perché voi, non riuscendo a mandare in orario i treni, avete cambiato i criteri.” E ancora:

“Come le ho scritto nell’interrogazione, avete trovato un escamotage: prima un treno veniva considerato in ritardo dopo 15 minuti, con lei il ritardo si considera dopo 60 minuti. Cioè, non potendo dimostrare che i treni sono puntuali, avete allargato il concetto di ritardo.”

È proprio questo il punto centrale della polemica: se si modificano i criteri con cui si misura un fenomeno, i numeri possono migliorare anche senza che migliori il servizio.

I pendolari raccontano un’altra realtà

Al di là delle percentuali, basta parlare con chi prende il treno ogni giorno per lavoro o per studio. Negli ultimi mesi si sono susseguiti:

  • guasti sulle principali linee ferroviarie;
  • ritardi anche superiori alle due ore;
  • cancellazioni improvvise;
  • blackout della circolazione;
  • disagi che hanno coinvolto migliaia di viaggiatori.

Una realtà che difficilmente coincide con il racconto di una rete ferroviaria quasi perfetta.

Più che cambiare i numeri, servirebbe migliorare il servizio

pexels-photo-12178044 Salvini giura che i treni sono puntuali. I pendolari, però, continuano a guardare l'orologio

Naturalmente è positivo che siano in corso molti lavori sulla rete ferroviaria, perché investire nelle infrastrutture è fondamentale (servirebbero soprattutto nel sud Italia, magari in Sicilia e Calabria dove la situazione è tragica). Ma i pendolari non giudicano un ministro dalle conferenze stampa o dalle percentuali presentate in Aula: lo giudicano da quello che succede alle 7 del mattino sul binario.

Leggi anche: Ponte sullo Stretto: Salvini cambia di nuovo idea

Perché se il treno parte in ritardo, cambia poco sapere se quel ritardo rientra o meno nelle statistiche ministeriali. E forse Matteo Renzi sbaglia su un punto, ovvero ha detto che milioni di pendolari vorrebbero vedere Salvini al Viminale: probabilmente molti pendolari vorrebbero semplicemente vedere un ministro che si occupi davvero dei trasporti (e non della famiglia del bosco, di pistoleri che vogliono evitare il carcere e di angeli in divisa).

Perché, più che cambiare il modo in cui si contano i ritardi, servirebbe ridurre i ritardi stessi. E soprattutto, servirebbe smettere di raccontare un Paese che esiste solo nelle statistiche. Perché quello che vivono ogni giorno milioni di italiani, salendo su un treno, sembra ancora molto diverso.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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