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Trump contro tutti al vertice NATO: attacchi a Italia, Spagna e Iran scuotono Ankara

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Il vertice NATO di Ankara si è aperto con un protagonista assoluto: Donald Trump. Prima ancora dell’inizio dei lavori, il presidente degli Stati Uniti ha monopolizzato l’attenzione con una raffica di dichiarazioni che hanno immediatamente acceso il dibattito internazionale. Nel giro di pochi minuti ha criticato apertamente la NATO, accusato gli alleati europei di aver sfruttato economicamente Washington, attaccato la Spagna, lanciato una frecciata all’Italia e rivolto durissime parole contro l’Iran. Un intervento che ha inevitabilmente oscurato i temi ufficiali del summit, dedicato principalmente alla sicurezza dell’Alleanza e al sostegno all’Ucraina.

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Le parole di Trump arrivano in un momento particolarmente delicato. La guerra tra Russia e Ucraina continua senza segnali concreti di tregua, il Medio Oriente resta attraversato da nuove tensioni e la stessa NATO si trova a discutere del futuro della propria strategia comune. In questo contesto, le dichiarazioni del presidente americano hanno finito per mettere in secondo piano il messaggio di unità che il vertice avrebbe voluto trasmettere.

“Sono molto arrabbiato con la NATO”

Il primo bersaglio del presidente americano è stata proprio l’Alleanza Atlantica. Durante l’incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha riproposto uno dei cavalli di battaglia che caratterizzano la sua politica estera da anni: secondo lui, gli Stati Uniti continuano a sostenere un peso economico sproporzionato per garantire la sicurezza dell’Europa.

“Noi abbiamo speso più di mille miliardi in 10 anni per difendere i paesi Nato dalla Russia e in cambio siamo trattati ingiustamente.”

Il presidente ha quindi rincarato la dose, dichiarando di essere “molto arrabbiato con la Nato” perché Washington continuerebbe a pagare “davvero, davvero troppo”, mentre molti alleati contribuirebbero molto meno di quanto dovrebbero. Secondo Trump, solo i Paesi più piccoli avrebbero realmente dimostrato disponibilità, mentre le principali economie europee avrebbero approfittato della protezione americana.

Si tratta di un’accusa che il presidente statunitense ripete ormai da anni, ma che oggi assume un peso ancora maggiore considerando il contesto internazionale. Con la guerra in Ucraina ancora in corso e il rafforzamento della NATO al centro del dibattito politico, rimettere in discussione l’equilibrio economico dell’Alleanza rischia infatti di alimentare nuove tensioni tra Washington e i partner europei proprio mentre questi cercano di mostrarsi uniti.

L’Italia e la Spagna finiscono nel mirino

Tra le dichiarazioni che hanno maggiormente colpito il pubblico italiano c’è quella rivolta direttamente al nostro Paese. Trump, senza entrare nei dettagli, ha affermato che “l’Italia ha fatto molto male nelle decisioni sulle sue basi”. Una frase breve ma destinata a far discutere, soprattutto perché non è stata accompagnata da ulteriori spiegazioni. Il presidente americano non ha infatti specificato quali basi militari intendesse né quali decisioni contestasse al governo italiano.

Contemporaneamente, il tono nei confronti della Spagna è stato ancora più duro. Trump ha definito Madrid “un pessimo alleato”, arrivando a dichiarare che “i rapporti commerciali sono finiti” e descrivendo il Paese come “un caso senza speranza”. Le parole fanno riferimento al rifiuto del governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez di impegnarsi ad aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL entro il 2035, uno degli obiettivi sostenuti con forza dall’amministrazione americana.

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La risposta della Spagna non si è fatta attendere. Fonti della Moncloa hanno definito “normali” le dichiarazioni di Trump, ricordando che le relazioni economiche tra Madrid e Washington restano solide e sottolineando come la politica commerciale sia competenza dell’Unione Europea. Nel frattempo, l’Italia ha mantenuto un profilo decisamente diverso: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ribadendo il “fermo impegno” italiano al fianco di Kiev e confermando il proseguimento dell’assistenza alla popolazione ucraina.

L’Iran torna nel mirino, ma Trump parla anche di Groenlandia e Cina

Se i rapporti con gli alleati europei hanno occupato una parte importante del suo intervento, il presidente americano ha riservato parole ancora più dure all’Iran. Trump ha definito il regime di Teheran composto da “persone malvagie e malate”, arrivando a utilizzare un’espressione destinata a far discutere.

“Queste sono persone malvagie e malate, e dobbiamo sbarazzarcene: sono un cancro.”

Secondo Trump il cessate il fuoco è ormai definitivamente concluso. “Iran malato e bugiardo, il cessate il fuoco è finito“, ha dichiarato, rivendicando poi la risposta militare americana agli ultimi attacchi iraniani e sostenendo che gli Stati Uniti abbiano colpito “20 volte più duramente”. Il presidente ha infine chiuso qualsiasi apertura diplomatica, affermando di non voler più avere rapporti con Teheran: “Per quanto mi riguarda, è finita”.

L’intervento si è poi spostato rapidamente su altri dossier internazionali. Trump è tornato a parlare della Groenlandia, sostenendo che il territorio autonomo danese sia fondamentale per gli interessi strategici degli Stati Uniti e lamentando ancora una volta l’atteggiamento della Danimarca. Ha inoltre espresso soddisfazione per i rapporti con la Cina, dichiarando che “la Cina ci ha trattato bene”, prima di soffermarsi persino su TikTok, piattaforma sulla quale ha sostenuto di essere “la persona numero uno con circa quattro miliardi di visualizzazioni”. Un passaggio che ha ulteriormente evidenziato il carattere imprevedibile della conferenza stampa.

Un summit oscurato dalle polemiche

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Le dichiarazioni di Trump hanno inevitabilmente monopolizzato la prima giornata del vertice di Ankara, relegando in secondo piano gli obiettivi ufficiali dell’incontro. Mentre i leader europei cercavano di ribadire la compattezza dell’Alleanza davanti alle sfide poste dalla guerra in Ucraina e dall’instabilità internazionale, il presidente americano ha preferito riaprire diversi fronti di scontro contemporaneamente, rivolgendosi tanto agli alleati quanto agli avversari geopolitici.

A fare da contrappunto alle sue parole è stato proprio l’incontro tra Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky, nel quale Palazzo Chigi ha confermato il sostegno italiano a Kiev e la volontà di continuare a lavorare per una “pace giusta e duratura”. Una linea molto diversa dai toni utilizzati dal presidente americano, che continua invece a privilegiare uno stile comunicativo fortemente conflittuale anche nei confronti dei partner storici degli Stati Uniti.

Leggi anche: Trump sente Putin, ma la pace resta lontana: il Cremlino rilancia mentre cresce la tensione con la Polonia

Resta ora da capire se le dichiarazioni rilasciate ad Ankara rappresentino soltanto un nuovo episodio della retorica trumpiana oppure se possano tradursi in conseguenze concrete sui rapporti tra Washington e gli altri membri della NATO. In un momento storico in cui l’Alleanza è chiamata a mostrare unità davanti alle principali crisi internazionali, le parole pronunciate dal presidente americano rischiano infatti di alimentare nuove fratture proprio tra quei Paesi che dovrebbero presentarsi come un fronte compatto.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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