Amnesty International ritira un report dopo le critiche di J.K. Rowling: cosa è successo
Amnesty International UK si è trovata al centro di una forte polemica dopo la pubblicazione di un rapporto che classificava Beira’s Place, il centro antiviolenza fondato da J.K. Rowling a Edimburgo, tra le organizzazioni considerate parte del movimento “anti-diritti” nel Regno Unito. Dopo le numerose critiche ricevute, l’organizzazione ha deciso di ritirare temporaneamente il documento, annunciando una revisione interna. La vicenda riaccende il dibattito che da anni divide il Regno Unito sul tema dei diritti delle persone transgender, del femminismo cosiddetto “gender critical” e del ruolo pubblico assunto dalla creatrice di Harry Potter.
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ToggleCos’è Beira’s Place, il centro fondato da J.K. Rowling

Beira’s Place è stato inaugurato a Edimburgo nel 2022 grazie al sostegno economico di J.K. Rowling.
Il centro nasce con l’obiettivo di offrire assistenza pratica, supporto psicologico e consulenza alle donne vittime di violenza sessuale. Sul proprio sito si presenta come uno spazio “riservato alle donne” e specifica di operare nel rispetto dell’Equality Act 2010, la normativa britannica che disciplina la tutela dalle discriminazioni.
Uno degli aspetti più discussi riguarda però i criteri di accesso: il centro accoglie esclusivamente donne cisgender, escludendo quindi le donne transgender (e considerando la presenza di J.K. . Proprio questa scelta è da tempo al centro delle critiche delle associazioni che si occupano dei diritti LGBTQIA+.
Il rapporto di Amnesty International
La polemica è nata dopo la pubblicazione del rapporto di Amnesty International UK intitolato “A Growing Threat: The Anti-Rights Movement in the UK” (“Una minaccia crescente: il movimento anti-diritti nel Regno Unito”). Nel documento l’organizzazione analizza quello che definisce un progressivo indebolimento delle tutele dei diritti umani nel Paese, collegandolo anche alla crescita di gruppi contrari ai diritti delle donne e delle persone LGBTQ+.
Nel rapporto si legge:
“Per comprendere l’ascesa di un movimento anti-diritti che prende di mira i diritti delle donne e delle persone LGBT+ nel Regno Unito, è importante collocarlo nel contesto più ampio di un generale deterioramento della tutela dei diritti umani.”
Secondo Amnesty, i gruppi inseriti nell’elenco contestano il principio secondo cui i diritti umani debbano appartenere a tutte le persone in egual misura e contribuiscono, direttamente o indirettamente, a limitarne l’applicazione. Tra le organizzazioni citate figurava anche Beira’s Place, inserita nella categoria dei gruppi “gender critical” insieme ad associazioni come LGB Alliance, For Women Scotland e Sex Matters.
Il report ritirato dopo le polemiche
La pubblicazione del documento ha provocato una forte reazione da parte di numerosi esponenti del movimento “gender critical”, oltre che di sostenitori di J.K. Rowling. Pochi giorni dopo, Amnesty International UK ha rimosso temporaneamente il rapporto dal proprio sito, spiegando che sarebbe stato sottoposto a una revisione interna.
L’organizzazione non ha chiarito se il ritiro sia legato esclusivamente all’inserimento di Beira’s Place o se riguardi altri aspetti del documento. Al momento non sono state annunciate eventuali modifiche né scuse ufficiali nei confronti della scrittrice. Si tratta comunque di una decisione piuttosto insolita, considerando che Amnesty raramente ritira pubblicamente un proprio report dopo la pubblicazione.

La risposta di J.K. Rowling
J.K. Rowling ha commentato la vicenda attraverso il proprio profilo X, dove negli ultimi anni è diventata una delle figure più influenti del movimento “gender critical”. La scrittrice ha scritto:
“Sembra che, come molti di noi sospettavano da anni, Amnesty International creda che certe categorie di persone non meritino diritti: donne, ragazze e persone orgogliosamente attratte da persone dello stesso sesso. Spero che i donatori di questi gruppi ne prendano atto.”
Il messaggio ha raccolto migliaia di interazioni e ha ulteriormente alimentato il dibattito online.

Le polemiche che accompagnano Rowling da anni
Questa vicenda si inserisce in un contesto molto più ampio.
Dal 2019 J.K. Rowling è al centro di una lunga serie di controversie legate alle sue posizioni sulle persone transgender. Tutto iniziò quando prese pubblicamente le difese di Maya Forstater, ricercatrice che aveva perso il lavoro dopo alcune dichiarazioni sul sesso biologico.
Nel 2020 pubblicò un lungo editoriale in cui criticava l’espressione “persone che hanno le mestruazioni”, sostenendo che il termine “donna” non dovesse essere sostituito da definizioni considerate più inclusive.
Negli anni successivi le sue dichiarazioni sono diventate sempre più frequenti. Ha sostenuto diverse organizzazioni che si oppongono all’inclusione delle donne transgender negli spazi femminili, ha finanziato associazioni impegnate in battaglie legali su questi temi e ha più volte criticato pubblicamente nuove normative introdotte in Scozia e nel Regno Unito.
Le sue posizioni hanno provocato una profonda frattura anche all’interno del mondo di Harry Potter, con numerosi attori della saga (tra cui Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint) che hanno espresso pubblicamente il proprio sostegno alla comunità transgender prendendo le distanze dalle dichiarazioni dell’autrice.
Un dibattito che continua a dividere
Il caso Beira’s Place dimostra ancora una volta quanto il confronto sui diritti delle persone transgender sia diventato uno dei temi più polarizzanti nel dibattito pubblico britannico.
Da una parte c’è chi considera strutture come Beira’s Place uno spazio dedicato esclusivamente alle donne vittime di violenza, ritenendo che debbano poter mantenere criteri di accesso basati sul sesso biologico. Dall’altra, organizzazioni come Amnesty International sostengono che l’esclusione delle donne transgender rappresenti una forma di discriminazione incompatibile con una piena tutela dei diritti umani.
Il ritiro temporaneo del rapporto non chiude quindi la questione, ma conferma quanto sia delicato il tema e quanto ogni presa di posizione continui a generare un acceso confronto sia nel Regno Unito che a livello internazionale.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






