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Four Seasons a Ostuni, la petizione contro il resort di lusso: “La costa non è in vendita”

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Ci sono luoghi che non sono semplicemente destinazioni turistiche. Sono casa. Sono ricordi d’infanzia, estati trascorse tra il profumo della macchia mediterranea, il rumore delle cicale e quel mare che, in Puglia, sembra fondersi con il cielo. Per chi è nato in questa terra, la costa tra Brindisi e Ostuni non è solo un tratto di litorale: è parte della propria identità.

È anche per questo che la petizione contro il progetto del resort di lusso Four Seasons nell’area di Mogale sta raccogliendo così tanto consenso. Al centro della mobilitazione non c’è soltanto un albergo, ma una domanda molto più profonda: fino a che punto siamo disposti a sacrificare il nostro territorio in nome dello sviluppo?

Screenshot-2026-07-14-alle-09.50.45-1024x680 Four Seasons a Ostuni, la petizione contro il resort di lusso: "La costa non è in vendita"

Cosa prevede il progetto Four Seasons a Mogale

Il progetto riguarda la costruzione di un grande resort di lusso nell’area di Mogale, lungo la costa di Ostuni. Si parla di circa nove ettari di territorio ancora incontaminato che potrebbero essere trasformati con la realizzazione di decine di edifici destinati all’ospitalità, piscine private e nuove infrastrutture.

L’area interessata ospita macchia mediterranea, vegetazione spontanea e le caratteristiche “lame”, i canali naturali che regolano il deflusso delle acque piovane e contribuiscono all’equilibrio idrogeologico della zona. Secondo i promotori della petizione, un intervento di queste dimensioni rischierebbe di modificare in maniera irreversibile uno dei paesaggi più caratteristici della costa pugliese.

Nella petizione leggiamo: “Il progetto di Mogale rappresenta una grave forzatura istituzionale, è andato avanti scavalcando i pareri contrari degli Enti Locali, della Regione Puglia e della Soprintendenza. Per aggirare la tutela paesaggistica e urbanistica, si è fatto ricorso in maniera distorta all’Autorizzazione Unica ZES (Zona Economica Speciale), uno strumento governativo nato per rilanciare le aree depresse e non per autorizzare speculazioni immobiliari a danno delle coste, un grave esproprio della democrazia territoriale che ribadisce una triste realtà: le decisioni sul nostro paesaggio vengono prese dall’alto, a Roma, ignorando la volontà e la pianificazione di chi questo territorio lo vive“.

Resort-Contrada-Mogale Four Seasons a Ostuni, la petizione contro il resort di lusso: "La costa non è in vendita"

Le contestazioni: “Si aggirano le tutele ambientali”

Tra gli aspetti maggiormente contestati c’è il percorso autorizzativo seguito dal progetto.

Secondo le associazioni che hanno promosso la petizione, l’intervento starebbe sfruttando l’Autorizzazione Unica ZES (Zona Economica Speciale), uno strumento pensato per favorire gli investimenti nelle aree economicamente svantaggiate ma che, in questo caso, verrebbe utilizzato per superare procedure di tutela paesaggistica e urbanistica.

I promotori sottolineano inoltre come il progetto sia andato avanti nonostante i pareri contrari espressi da enti locali, Regione Puglia e Soprintendenza. Per questo motivo sono stati presentati ricorsi al TAR nel tentativo di fermare l’iter autorizzativo.

Il rischio di un turismo che consuma il territorio

Chi sostiene il progetto parla di investimenti, occupazione e sviluppo economico. Ma chi si oppone invita a guardare oltre i numeri.

Secondo la petizione, questo sarebbe l’ennesimo esempio di un modello di “turismo estrattivo”: grandi investimenti internazionali che sfruttano il valore paesaggistico di un territorio per generare profitti destinati altrove, lasciando alle comunità locali il peso del consumo di suolo, dell’aumento del traffico, della pressione sulle infrastrutture e di posti di lavoro spesso stagionali e precari.

La preoccupazione riguarda anche la progressiva privatizzazione degli spazi. Una costa che oggi appartiene a tutti rischia di diventare un luogo sempre più esclusivo, accessibile principalmente a chi può permettersi soggiorni da migliaia di euro.

Ed è difficile non chiedersi se questa sia davvero l’idea di sviluppo che immaginiamo per la Puglia.

Per chi è pugliese, questa costa è molto più di una cartolina

Chi è cresciuto tra Brindisi, Ostuni e tutta la costa adriatica conosce bene quella sensazione. Le mattine trascorse al mare prima che arrivassero i turisti, le passeggiate tra gli ulivi secolari, il vento che porta l’odore della salsedine, i muretti a secco, la terra rossa che resta sulle scarpe e il silenzio di quei tratti di costa ancora capaci di sembrare fuori dal tempo.

Sono paesaggi che, forse proprio perché ci appartengono da sempre, rischiamo di dare per scontati. Ma basta immaginare piscine private, cancelli, nuove costruzioni e accessi limitati per rendersi conto di quanto sia fragile questo equilibrio.

La Puglia è diventata una delle mete più amate d’Europa proprio grazie alla sua autenticità. E forse il modo migliore per continuare ad attrarre visitatori non è trasformarla in qualcosa che assomigli a qualsiasi altra destinazione di lusso, ma proteggerne ciò che la rende unica.

Le testimonianze: “Ostuni perderebbe la sua anima”

Tra gli elementi più toccanti della petizione ci sono le parole lasciate da chi ha deciso di firmarla.

Pierluigi scrive:

“Trovo interessante notare che dove c’è ancora bellezza appare qualcuno che la voglia comprare. L’acquisto viene sempre presentato come sviluppo, ma le comunità che vivono questi territori conoscono già il valore di ciò che possiedono e non hanno bisogno che qualcuno glielo spieghi.”

Ancora più personale è il racconto di Germano:

“La Puglia, Ostuni sono la casa del mio cuore. Da bambino aspettavo di vedere gli ulivi, la terra rossa e il mare dal finestrino dell’auto. Pensare che quel tratto di costa possa essere privatizzato mi spezza il cuore. Ostuni diventerebbe una città senza anima, dove botteghe artigiane e attività locali lascerebbero spazio a grandi marchi e strutture pensate esclusivamente per il turismo di lusso.”

Anche Simona sintetizza il sentimento di molti firmatari:

“Abbiamo superato ogni limite di buon senso, ragionevolezza e giustizia. Dobbiamo restituire alla Natura la sua essenza e porre fine alla prepotenza e tracotanza umana. La Costa appartiene al Mare, non all’uomo”.

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Una questione che riguarda tutta la Puglia

La petizione chiede al Governo, al Commissario ZES, al Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, al Sindaco del Comune di Ostuni Angelo Pomes e agli investitori di fermare il progetto e valutare forme di sviluppo alternative, capaci di creare lavoro senza compromettere il patrimonio naturale.

Il punto, in fondo, non è essere contrari al turismo o agli investimenti. La Puglia vive anche di questo. Il punto è chiedersi quale turismo vogliamo costruire.

Perché una costa, una volta trasformata, difficilmente torna quella di prima. Un uliveto secolare abbattuto non ricresce in pochi anni. Un ecosistema compromesso non si ricostruisce con qualche compensazione ambientale.

E forse è proprio questo il motivo per cui questa petizione sta raccogliendo così tante firme. Perché difendere un tratto di costa non significa opporsi al futuro, ma scegliere quale futuro lasciare a chi verrà dopo di noi. Perché ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere reinventati: hanno semplicemente bisogno di essere custoditi.

Potete firmare la petizione a questo link.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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