La generazione dei genitori che non vuole prendersi responsabilità: il caso Squid Game

Condividi

Nelle ultime ore ha cominciato a girare la notizia riguardante la petizione firmata dai genitori contro Squid Game, una delle serie più viste su Netflix e che ha ottenuto un grandissimo successo. Nella petizione questi genitori chiedono alla piattaforma streaming di oscurare la serie perché i loro figli ne rimangono impressionati e quindi la emulano, facendosi e facendo del male. Insomma, ancora una volta, non è mai colpa del genitore che dovrebbe controllare quello che il figlio, soprattutto se non è ancora abbastanza maturo da comprendere cos’è giusto e cos’è sbagliato, guarda online. Se solo esistesse un parental control… Ah, esiste? Quindi non solo assenti, ma anche ignoranti.

Non ho intenzione di provare pietà o comprensione quest’oggi, perché questa generazione di genitori è quella che passa ore e ore sui social network a far sembrare perfetta la propria vita con foto, racconti e immagini del buongiorno, ma non si rende conto che lo stesso fanno i propri figli che però non hanno l’età per comprendere cos’è giusto e cosa no. E in questo caso dovrebbe intervenire il genitore, ma non cercando di vietare qualcosa, ma semplicemente educando il proprio figlio. Insomma, non è mai né colpa loro, né del figlio.

squid-game-petizione-genitori
Fonte: Pinterest

Ricordo che quando a 11 anni mi fu permesso di iscrivermi a MSN, i miei genitori comunque mi controllavano. Non leggevano le mie chat private, quello per fortuna no, tuttavia controllavano che le persone con cui parlassi fossero persone che io davvero conoscevo, compagni di scuola, amici dello sport, insomma non sconosciuti. La stessa cosa poi quando mi hanno permesso di iscrivermi a Facebook. Tuttavia adesso i genitori sembrano essersi dimenticati che internet non è un posto sicuro, e quindi diamo la colpa a Netflix e a Squid Game, che tra l’altro è vietata ai minori di 14 anni.

Un genitore deve educare il proprio figlio. I film horror e violenti esistono da sempre, e per questo è stata introdotta la censura e soprattutto il parental control. Se un film era troppo violento o c’erano scene sessualmente troppo esplicite, veniva applicato un divieto per i minori di 14 o addirittura 16 anni. E allo stesso modo è stato fatto con Squid Game, solo che i genitori evidentemente si sono dimenticati di applicarlo. E, anche così fosse, una puntata di Squid Game dura almeno un’ora, se hanno visto tutta la serie hanno passato ore di fronte al pc o alla tv. Davvero non si sono resi conto di nulla? Beh, non c’è molto di cui vantarsi…

Ma poi, mettiamo l’ipotesi in cui siano entrambi genitori lavoratori che non riescono a controllare il figlio: non basta andare da lui e dirgli “questo è sbagliato, è violento, è solo finzione, e non devi picchiare i tuoi compagni di scuola“? Un ragazzino educato e intelligente dovrebbe capirlo già da sé, per carità, ma se non ci riesce serve l’intervento dei genitori. Eliminare una serie tv solo perché i propri figli non ne escono educati, che senso ha? Non deve essere la serie tv a educare i figli, ma chi li ha messi al mondo.

Caso Squid Game e la petizione dei genitori che non si prendono le responsabilità

Facciamo una breve digressione e parliamo di Squid Game: di cosa parla? Squid Game è una serie tv coreana disponibile su Netflix, scritta e diretta dal regista coreano originario di Seoul, Hwang Dong-hyuk e ambientata nella Corea del Sud dei giorni nostri, mostrando come molte persone si siano arricchite dopo la guerra ma come, dall’altra parte della moneta, molte altro siano divenute molto povere. Insomma, c’è una grande disparità fra le classi sociali. Al centro della storia, comunque, ci sono soprattutto delle persone povere e disperate.

La trama di Squid Game infatti rotea intorno a 456 persone in condizioni economiche disastrose che, per scappare dagli strozzini o dalle banche, accetta di partecipare a un gioco in cui, il vincitore, vincerà tantissimi soldi. Tuttavia, il gioco organizzato da una misteriosa organizzazione, propone dei giochi classici che si facevano in Corea da bambini, per cui sembrano semplici. Peccato che, chiunque perde, chiunque non riesce a vincere, verrà brutalmente ucciso. Il primo gioco è “un, due, tre, stella!”, ma non vi spoileriamo altro.

Ebbene, da quel brutalmente ucciso, intuirete da soli perché la serie sia stata pubblicata con il VM 14 anni. Eppure, questo non è bastato dal fermare i genitori che si annoiano ad educare i propri figli, a lanciare e firmare una petizione su Change.org diretta alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza dalla Fondazione Carolina, Onlus dedicata a Carolina Picchio, la prima vittima acclarata di cyberbullismo in Italia. Che poi, chissà perché succede sempre in Italia!

Non è infatti la prima volta che i genitori si rivoltano contro i social network che i propri figli non dovrebbero neanche utilizzare! Che senso ha prendersela con TikTok o con Netflix, solo perché loro non riescono a controllare i figli di 12 anni? Su Netflix non ci sono solo adolescenti ma anche adulti, dovrebbe diventare una piattaforma di streaming in cui è possibile vedere solo teen drama e documentari (ah no, meglio di no i documentari, sarà mai che davanti a un documentario sul nazismo, qualcuno decida di invadere la Polonia)?

I precedenti

Prima di parlarvi della petizione, vediamo da dov’è partito tutto. I casi sono stati denunciati soprattutto a Roma, addirittura fuori da una scuola elementare in cui qualcuno ha cominciato a far circolare dei bigliettini con un cerchio, un triangolo, un quadrato e poi la scritta “vuoi cambiare vita?” con un numero telefonico. Insomma, c’è del genio. Tuttavia poi il numero rimanda a un’agenzia immobiliare che recluta personale. Per la polizia comunque non c’è alcun comportamento violento dietro questi volantini ma solo una trovata di marketing.

squid-game-petizione-genitori
Fonte: Pinterest

Tuttavia, in una scuola in via Matera, molti ragazzini hanno imitato lo Squid Game, il gioco da cui la serie prende il nome. È stata suor Alberta, a capo dell’istituto dal 2002, a lanciare l’appello: «Questa mattina dei bambini di quarta stavano ‘giocando’ tra loro», raccontando di averli visti prendersi a calci e pugni. «Mi sono informata, mi hanno parlato di una serie tv, anche perché i ragazzini mi hanno detto che stavano facendo il gioco del calamaro». Tuttavia, suor Alberta ha poi detto una cosa giusta: «State attenti a lasciare mezzi tecnologici in mano ai vostri figli».

Una cosa simile è successa anche a Torino, dopo che una madre ha saputo dal figlio dei giochi della serie che venivano replicati nella vita reale, con studenti che si prendono a schiaffi se non riescono a capovolgere astucci o righelli, insomma come una delle scene di reclutamento nella serie. Ed è proprio da questa madre che è partito tutto. È stata lei a rivolgersi alla Fondazione Carolina che poi ha lanciato la petizione.

La petizione

«“Di fronte allo sgomento di mamme e maestre delle scuole materne non bastano i buoni propositi, ma serve un’azione concreta”. Quello di Fondazione Carolina – la Onlus impegnata per il benessere dei minori online – non è un atto censorio, ma risponde alla necessità di far fronte alla sconfitta dei parental control e alla crisi della genitorialità»: crisi della genitorialità? Ma dite semplicemente alla “generazione di genitori incapace di educare i propri figli“.

Fanno poi degli esempi che scrivono a favore della petizione: «“Mio figlio ha picchiato la sua amichetta mentre giocava a Squid Game”. “A mia figlia hanno rovesciato lo zaino fuori dalla finestra dell’aula perché ha perso a Squid Game, non vuole più uscire di casa. “I miei figli non sono stati invitati alla festa del loro compagno, perché non vogliono giocare a Squid Game”. Sono solo alcune delle testimonianze arrivate a Fondazione Carolina; un campione allarmante rispetto ad una serie che racconta violenza, alienazione e dipendenze con la semplicità dei giochi d’infanzia.»

I film o addirittura i cartoni violenti sono sempre esistiti. La mia generazione è cresciuta guardando DragonBall in tv, dove letteralmente si combatteva in ogni puntata. Eppure non andavamo in giro a picchiare la gente, questo perché i nostri genitori, che molte volte guardavano DragonBall insieme a noi, sono stati capaci di educarci al rispetto per le altre persone. È facile dare la colpa a una serie tv per la propria incapacità nell’educare i figli. Molto comodo. Vengono poi citate le parole di Ivano Zoppi, segretario generale della Onlus:

«Da oggi è possibile firmare la petizione per bloccare questo contenuto, micidiale per gli utenti più piccoli e i giovani più fragili. Come Fondazione Carolina ci siamo già attivati con l’AgCom, nell’ambito della nostra collaborazione con Corecom Lombardia, mentre abbiamo chiesto di incontrare il Garante Infanzia e Adolescenza per rappresentare il disagio vissuto da tante famiglie a fronte di questo fenomeno.

Prima di capirne i motivi, però, è importante comprendere come mai, ancora una volta, quegli argini a tutela dei più piccoli, non hanno retto. Ancora una volta. A questo punto, l’unica soluzione possibile sembra la censura vecchio stampo. Qualcuno storcerà il naso, ma oramai sembra l’unico strumento possibile a difesa del principio di incolumità dei minori».

Vorrei seriamente riavere indietro l’ultimo minuto della mia vita per dimenticare quello che ho letto. Questa persona ha davvero proposto la “censura vecchio stampo“? Su una piattaforma streaming in cui letteralmente decidi tu cosa vedere e cosa no? Ma ci rendiamo conto, ci vogliamo rendere conto, che la colpa in questo caso è solo dei genitori che non riescono a controllare ed educare i propri figli? I film violenti e vietati ai minori sono sempre esistiti eppure nessuno di noi è diventato un bullo a causa di questi (i motivi in genere sono altri, non di certo film, videogiochi o serie tv).

L’opinione online

squid-game-petizione-genitori
Fonte: Pinterest

La cosa divertente delle 6.117 firme, è che molti hanno firmato solamente per lasciare un commento a tutti quei genitori che hanno firmato davvero. “Karen Boomer” scrive: «Siamo nel 2021 e ancora insistete a proibire a destra e manca… Poveri illusi, non ci riuscirete mai. Pensate a fare i genitori, perchè se i vostri figli sono dei bulli e dei ritardati che imitano tutto quello che vedono la colpa è solo VOSTRA Imparate ad usare il Parental Control invece di frignare e fare gli inquisitori!».

Why Not” invece è più duro: «Il bello è che coloro che firmano questa “petizione” sono gli stessi che permettono ai propri figli undicenni di circolare liberamente online e aprire account su social media mentendo sulla propria età. A questo punto cancellate dalla faccia della terra qualsiasi contenuto vietato ai minori, così, giusto perché non siete in grado di gestire i vostri bambini. «Un’azione concreta», quella che secondo voi servirebbe tanto, bisognerebbe compierla verso chi non sa neanche cosa facciano i propri figli online. Che vergogna, solo i boomer italiani potevano aprire una “petizione” simile…».

«Non so di che parla sta serie, ma mi incuriosisce vedere orde di genitori inviperiti verso questo nuovo fenomeno mediatico che “teoricamente” é vietato ai minori….come mai bambini delle elementari conoscono questa serie? Non é che voi genitori perfettini relegate il ruolo educativo alla TV, salvo poi pentirvene quando ormai é tardi? Io ho due figlie, e monitoro cosa guardano in TV, su YouTube, sul cellulare.

É capitato che guardassero cose non proprio adatte a loro, ma lì siamo subentrati io e mio marito, parlando a lungo con loro e ragionando fino a far capire l’errore. Essere genitori implica educare e seguire i nostri figli, non sbatterli davanti alla televisione perché così “non rompono le palle”. Siete più bigotti delle mammine pancine».

Alice Restani

Ma anche online, ad esempio su Twitter, le persone si sono rese conto di quanto sia ridicola questa petizione contro Squid Game. Un utente scrive «Facile dare la colpa ad una serie tv quando non si è in grado di controllare i figli e fare i genitori» o ancora «Questo perché non sanno dire ai propri figli un semplice “non lo puoi vedere perché non è adatto a te”». Un altro però fa notare: «perché stare a parlare quando puoi inserire con un semplice codice il parental control anche in Netflix?».

Insomma, mi spiace se avete firmato quella petizione seriamente, perché è una chiara ammissione di aver fallito come genitori. Educate i vostri figli al rispetto e all’amore e vedrete che anche se per sbaglio guarderanno Squid Game, non cominceranno a picchiare tutti i loro compagni di scuola. E se proprio non ci riuscite, attivate il maledetto parental control.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

close

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Previous post Barbie, il film: Ryan Gosling sarà Ken
Next post F1: “We Race As One” ma dopo Bahrain, Arabia Saudita e Abu Dhabi anche Qatar per 10 anni