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Crociere, in Europa pagano meno tasse degli hotel: lo studio che riapre il dibattito sull’overtourism

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Negli ultimi anni le crociere sono tornate a registrare numeri da record, attirando milioni di turisti desiderosi di visitare più destinazioni in pochi giorni senza dover cambiare albergo. Dietro questo settore in continua crescita, però, si nasconde un dibattito sempre più acceso: le compagnie di crociera stanno davvero pagando il giusto per il loro impatto ambientale?

Secondo un nuovo studio dell’organizzazione ambientalista Transport & Environment (T&E), la risposta sarebbe negativa. L’analisi evidenzia come una notte trascorsa su una nave da crociera sia tassata molto meno rispetto a una notte in hotel, nonostante le crociere abbiano un impatto ambientale decisamente maggiore e contribuiscano al problema dell’overtourism in numerose città europee.

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Una notte in crociera paga molte meno tasse di una notte in hotel

Lo studio ha confrontato il costo fiscale di una notte in un hotel da circa 100 euro con quello di una crociera di prezzo simile in tre dei principali Paesi turistici europei: Italia, Francia e Spagna.

I risultati mostrano una differenza significativa. Chi soggiorna in hotel versa mediamente il 23% del prezzo sotto forma di imposte, mentre chi trascorre la notte su una nave da crociera paga in media solo il 12%.

Secondo Transport & Environment, questa disparità non dipende soltanto dalle politiche fiscali nazionali, ma soprattutto da un particolare inquadramento giuridico. Le navi da crociera vengono infatti considerate, dal punto di vista normativo, un mezzo di trasporto marittimo e non una struttura ricettiva. Questo permette alle compagnie di beneficiare di importanti agevolazioni fiscali, tra cui l’esenzione dall’IVA in diversi casi e il mancato pagamento di alcune imposte sui carburanti.

Per l’associazione ambientalista si tratta di una classificazione ormai superata, che non rispecchia più il ruolo reale delle crociere nel turismo moderno.

Le crociere sono davvero un mezzo di trasporto?

Secondo Fanny Pointet, responsabile del settore marittimo di Transport & Environment, il problema nasce proprio da questa definizione.

Le crociere, sostiene l’organizzazione, non sono semplicemente un mezzo per spostarsi da un porto all’altro. Per la maggior parte dei passeggeri rappresentano infatti la vacanza stessa: la nave diventa un vero e proprio hotel galleggiante, dotato di ristoranti, piscine, teatri, centri benessere e numerose attività di intrattenimento.

Continuare a trattare fiscalmente queste imbarcazioni come fossero infrastrutture essenziali per il trasporto marittimo significa, secondo T&E, concedere loro vantaggi pensati originariamente per il trasporto merci o passeggeri di linea, non per il turismo di lusso.

L’impatto ambientale delle grandi navi

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Il tema non riguarda soltanto le tasse, ma anche il peso ambientale del settore.

Le grandi navi da crociera consumano enormi quantità di carburante e producono emissioni di gas serra e di sostanze inquinanti che incidono sulla qualità dell’aria, soprattutto nelle città portuali. A questo si aggiungono il rumore, il traffico marittimo e la pressione esercitata su ecosistemi costieri spesso molto delicati.

Secondo lo studio, soltanto in Italia, Francia e Spagna i costi ambientali generati dalle crociere nel 2025 sarebbero compresi tra 790 milioni e 1,3 miliardi di euro. Si tratta dei cosiddetti “costi esterni”: danni ambientali e sanitari che non vengono sostenuti direttamente dalle compagnie, ma ricadono sulla collettività.

L’analisi evidenzia inoltre che gli attuali strumenti europei, come il sistema ETS per lo scambio delle quote di emissione di CO₂, coprono solo una parte di questi costi. Per quanto riguarda invece l’inquinamento atmosferico, al momento non esiste una tassazione europea specifica.

Una tassa di 15 euro per ogni passeggero

Per ridurre questo squilibrio, Transport & Environment propone diverse riforme.

Tra le principali c’è l’introduzione di una tassa di 15 euro per ogni passeggero a ogni scalo nei porti europei. Secondo le simulazioni dell’organizzazione, questa misura permetterebbe di raccogliere circa 335 milioni di euro all’anno soltanto considerando Italia, Francia e Spagna.

Le risorse potrebbero essere utilizzate per finanziare interventi di tutela delle aree costiere, sostenere le amministrazioni locali maggiormente colpite dal turismo di massa oppure investire in infrastrutture più sostenibili, come i sistemi di elettrificazione dei porti che consentono alle navi di spegnere i motori durante la sosta.

Non basta una nuova tassa

Gli autori dello studio sottolineano però che un semplice contributo economico non sarebbe sufficiente a compensare l’impatto del settore.

Per questo propongono anche un rafforzamento delle norme europee sui carburanti marittimi sostenibili, standard più severi in materia di efficienza energetica e, nei casi più critici, limiti al numero di attracchi giornalieri o annuali nei porti maggiormente congestionati.

Tra le richieste compare anche l’allineamento dell’IVA applicata alle crociere a quella già prevista per il turismo tradizionale, eliminando così il vantaggio fiscale oggi riconosciuto alle compagnie.

Il problema dell’overtourism

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Il dibattito sulle crociere si inserisce in una questione molto più ampia: quella dell’overtourism, ovvero il sovraffollamento turistico che interessa ormai molte città europee.

Località come Venezia, Barcellona, Dubrovnik o Santorini convivono ogni anno con l’arrivo contemporaneo di migliaia di passeggeri che, pur fermandosi spesso solo poche ore, mettono sotto pressione trasporti, servizi pubblici, centri storici e residenti.

Molte amministrazioni stanno già cercando di introdurre limiti agli attracchi o nuove forme di tassazione turistica, proprio per gestire un fenomeno che rischia di compromettere sia la qualità della vita delle comunità locali sia la conservazione del patrimonio storico e ambientale.

Un equilibrio ancora da trovare

Le crociere rappresentano una componente importante dell’economia turistica europea e garantiscono lavoro a migliaia di persone, ma il loro impatto è ormai al centro di un confronto sempre più acceso.

Lo studio di Transport & Environment riporta l’attenzione su una domanda destinata a diventare sempre più rilevante nei prossimi anni: chi dovrebbe sostenere i costi ambientali del turismo di massa? Secondo l’organizzazione, l’attuale sistema fiscale continua a favorire un settore che produce emissioni significative e contribuisce all’overtourism, mentre hotel e altre strutture ricettive tradizionali sono soggetti a una pressione fiscale decisamente maggiore.

Il dibattito è aperto e potrebbe influenzare le future politiche europee sul turismo sostenibile, chiamate a trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dell’ambiente e qualità della vita nelle destinazioni più visitate.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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