FLASH NEWS

Quanto dura davvero una cotta? La scienza prova a rispondere

Condividi

C’è chi se ne libera nel giro di poche settimane e chi continua a pensarci per mesi, se non addirittura per anni. La cotta è una delle esperienze emotive più comuni e universali, eppure resta anche una delle più difficili da definire. Quando ci piace qualcuno, il tempo sembra dilatarsi: ogni messaggio viene analizzato, ogni incontro assume un significato speciale e persino le interazioni più banali possono trasformarsi in eventi memorabili. Ma quanto dura davvero una cotta? Esiste una scadenza biologica o dipende esclusivamente dalla persona che la vive?

La risposta, come spesso accade quando si parla di emozioni e relazioni, è più complessa di quanto sembri. Psicologi e neuroscienziati hanno studiato a lungo il fenomeno dell’infatuazione, cercando di capire cosa accade nel cervello quando sviluppiamo un interesse romantico per qualcuno e perché, a un certo punto, quella sensazione tende a diminuire oppure a trasformarsi in qualcosa di più profondo.

76176595c7a18e3374c62ee3ce546696 Quanto dura davvero una cotta? La scienza prova a rispondere

Leggi anche: Ma si può mai dimenticare una relazione tossica?

La cotta non è amore, ma nemmeno una semplice fantasia

Molte persone usano i termini “cotta” e “innamoramento” come sinonimi, ma dal punto di vista psicologico non indicano esattamente la stessa cosa. La cotta è spesso caratterizzata da una forte idealizzazione dell’altra persona. Non la conosciamo davvero oppure la conosciamo solo in parte, ma tendiamo a riempire i vuoti con le nostre aspettative, fantasie e speranze.

Per questo motivo una cotta può nascere rapidamente. Basta un incontro, una conversazione particolarmente intensa o persino l’osservazione di qualcuno da lontano per attivare una serie di processi mentali che ci portano a fantasticare su una possibile relazione. L’altra persona diventa il centro dei nostri pensieri, anche se nella realtà abbiamo condiviso con lei pochissime esperienze concrete.

A differenza dell’amore maturo, che si costruisce attraverso la conoscenza reciproca e la condivisione del quotidiano, la cotta vive soprattutto nell’immaginazione. Ed è proprio questo uno dei motivi per cui può risultare così intensa.

Cosa succede nel cervello quando abbiamo una cotta

Dal punto di vista neurologico, una cotta assomiglia molto a una piccola dipendenza. Quando pensiamo alla persona che ci piace, il cervello rilascia sostanze chimiche come dopamina, serotonina e noradrenalina, associate al piacere, alla motivazione e all’eccitazione emotiva.

La dopamina, in particolare, è responsabile di quella sensazione di euforia che proviamo quando riceviamo un messaggio inaspettato o quando vediamo comparire il nome della persona che ci interessa sullo schermo del telefono. È lo stesso circuito cerebrale coinvolto nei meccanismi della ricompensa e dell’anticipazione. Ecco perché una cotta può diventare quasi ossessiva. Non pensiamo continuamente all’altra persona perché lo scegliamo razionalmente, ma perché il nostro cervello ha imparato ad associare la sua presenza a una scarica di benessere emotivo.

db93a4761203a8bde4cfb8930d1c7da8 Quanto dura davvero una cotta? La scienza prova a rispondere

Quanto può durare secondo gli esperti

Anche se non esiste una durata uguale per tutti, diversi studi hanno cercato di capire quanto possa durare la fase dell’infatuazione romantica. L’antropologa biologica Helen Fisher, tra le massime esperte mondiali di amore e relazioni, ha osservato che la fase più intensa dell’innamoramento tende a protrarsi mediamente tra i sei mesi e i due anni.

Durante questo periodo il cervello presenta un’elevata attività nei circuiti dopaminergici, il neurotrasmettitore associato alla ricompensa, alla motivazione e al piacere. Per questo motivo una cotta può apparire quasi totalizzante: la persona che ci piace occupa gran parte dei nostri pensieri e ogni interazione viene vissuta come particolarmente significativa.

Non esiste quindi una durata identica per tutti, ma diversi studi suggeriscono che la fase più intensa dell’infatuazione tende a durare da alcuni mesi fino a circa due anni. Questo non significa che dopo quel periodo ogni interesse romantico svanisca automaticamente, ma che l’intensità iniziale difficilmente rimane invariata.

La spiegazione è semplice: il cervello non può mantenere a lungo livelli elevati di eccitazione emotiva senza adattarsi. Con il passare del tempo, le emozioni si stabilizzano e la persona smette di apparirci come una figura quasi perfetta. A quel punto possono verificarsi due scenari differenti.

Nel primo caso la cotta si esaurisce. Scopriamo che l’interesse era legato soprattutto alla novità, alla curiosità o all’idealizzazione e, una volta svanito l’effetto iniziale, l’attrazione diminuisce gradualmente. Nel secondo caso, invece, l’infatuazione evolve in qualcosa di più profondo. Le fantasie lasciano spazio alla conoscenza reale e il rapporto può trasformarsi in una relazione stabile basata non soltanto sull’attrazione, ma anche sulla fiducia, sulla compatibilità e sulla condivisione.

Perché alcune cotte sembrano infinite

Se la maggior parte delle cotte tende a dissolversi nel tempo, perché alcune persone continuano a pensare a qualcuno per anni? Spesso accade quando manca una vera conclusione. Le storie mai iniziate, le occasioni perse e gli amori non corrisposti possono rimanere impressi nella memoria molto più a lungo delle relazioni realmente vissute. Quando non esiste un confronto diretto con la realtà, infatti, l’immaginazione continua ad alimentare scenari alternativi.

È il motivo per cui molte persone ricordano ancora con nostalgia una cotta adolescenziale o una persona incontrata solo per poco tempo. Non stanno necessariamente rimpiangendo quella persona reale, ma l’idea che avevano costruito intorno a lei. La mente tende infatti a conservare ciò che è rimasto incompleto. Gli psicologi definiscono questo fenomeno “effetto Zeigarnik”: ricordiamo più facilmente ciò che non è stato concluso rispetto a ciò che ha avuto una fine chiara.

927f6cccd753ac463a6868c22b6aa61a Quanto dura davvero una cotta? La scienza prova a rispondere

L’effetto dei social sulle cotte moderne

Se un tempo dimenticare una cotta era relativamente semplice, oggi i social network hanno cambiato profondamente le regole del gioco. Instagram, TikTok e altre piattaforme permettono di continuare a osservare la vita di una persona anche quando non ne facciamo parte.

Una foto, una storia o un nuovo post possono riattivare emozioni che sembravano ormai superate. In alcuni casi questo prolunga artificialmente la durata di una cotta, mantenendo vivo un legame che nella realtà non esiste. La costante disponibilità di informazioni rende più difficile lasciar andare certe fantasie. Si continua a seguire l’altra persona a distanza, alimentando la sensazione di conoscerla, quando in realtà si osserva soltanto una versione selezionata della sua vita.

Quando una cotta diventa qualcosa di più

La vera differenza tra una cotta e una relazione significativa emerge quando l’interesse sopravvive alla conoscenza reciproca. È facile essere attratti da qualcuno che immaginiamo perfetto; molto più difficile è continuare a scegliere una persona quando ne conosciamo pregi e difetti.

Per questo motivo la durata di una cotta non è necessariamente l’aspetto più importante. Molto più interessante è capire cosa succede quando l’entusiasmo iniziale si attenua. Se l’interesse scompare, probabilmente si trattava di una semplice infatuazione. Se invece rimane il desiderio di conoscere l’altra persona, di condividere momenti e costruire qualcosa insieme, allora potrebbe essere l’inizio di un sentimento più profondo.

In fondo, le cotte finiscono quasi sempre. Alcune durano poche settimane, altre mesi e qualcuna riesce persino a trasformarsi in amore. Ma forse è proprio questa incertezza a renderle così affascinanti: non sappiamo mai se saranno soltanto un capitolo passeggero della nostra vita o l’inizio di una storia destinata a durare molto più a lungo.

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

Ti potrebbe interessare