FLASH NEWS

Il CIO riabilita il Comitato olimpico russo: esplode la polemica, Kiev parla di “tradimento dei valori olimpici”

Condividi

La decisione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) di riabilitare il Comitato olimpico russo (OKR) e di raccomandare alle federazioni sportive la revoca delle restrizioni nei confronti degli atleti russi sta facendo discutere la comunità internazionale. A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il provvedimento ha scatenato dure proteste da parte di Kiev e di numerosi governi europei, che lo considerano un passo prematuro e in contrasto con i principi fondanti dello sport olimpico.

Il CIO ha spiegato di aver preso questa decisione dopo un’analisi condotta dalla propria commissione giuridica. Secondo l’organizzazione, il Comitato olimpico russo avrebbe rimosso dalla propria struttura le organizzazioni sportive dei territori ucraini occupati e garantito di non svolgere attività in quelle aree. Una motivazione che, però, non è bastata a placare le critiche. Chissà se chi sta criticando ora, ha criticato anche la partecipazione di Israele alle Olimpiadi, all’Eurovision e a qualsiasi competizione internazionale.

HMtxRk3W0AAmK6I-1024x541 Il CIO riabilita il Comitato olimpico russo: esplode la polemica, Kiev parla di "tradimento dei valori olimpici"

Kiev: “Un tradimento dei valori olimpici”

L’annuncio è arrivato mentre l’Ucraina continuava a subire nuovi bombardamenti russi. Nelle stesse ore, un attacco contro un edificio residenziale a Kharkiv ha provocato almeno due vittime e decine di feriti, rendendo ancora più acceso il dibattito sulla scelta del CIO.

Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha condannato duramente la decisione, dichiarando: “La Russia cerca di sfruttare lo sport internazionale per creare l’illusione di normalità, pur continuando gli attacchi quotidiani contro i civili ucraini”. Ha poi aggiunto: “Ogni bandiera russa esposta mentre i missili russi continuano a piovere sulle città ucraine rappresenta un tradimento dei valori olimpici di pace e dignità umana.”

2245121-j3pcqo-Andrii_Sybiha Il CIO riabilita il Comitato olimpico russo: esplode la polemica, Kiev parla di "tradimento dei valori olimpici"

Anche il ministro dello Sport ucraino Matvej Bedny ha parlato di “un segnale allarmante per l’intera comunità internazionale”, invitando i Paesi che ospiteranno eventi sportivi a impedire l’esposizione dei simboli ufficiali della Federazione Russa. Sulla stessa linea il Comitato Olimpico Nazionale ucraino, che ha espresso il proprio “categorico dissenso”, sostenendo che le condizioni che avevano portato all’esclusione della Russia non siano cambiate.

L’Europa si divide, ma prevalgono le critiche

Le reazioni non si sono limitate all’Ucraina. Diversi governi europei hanno espresso forte preoccupazione per quella che considerano una normalizzazione dello sport russo mentre la guerra è ancora in corso.

Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha definito la decisione “vergognosa e irresponsabile”, mentre il suo omologo lituano Kęstutis Budrys ha ricordato come il CIO avesse adottato provvedimenti simili anche nei confronti della Bielorussia, accusata di aver facilitato l’invasione russa.

Anche la ministra dello Sport francese Marina Ferrari ha criticato apertamente la scelta dell’organizzazione olimpica: Questa decisione è stata presa mentre continua la guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina, che viola il diritto internazionale e provoca ogni giorno nuove vittime.” Secondo la ministra, “la Francia esprime profondo rammarico per una decisione che di fatto contribuisce a normalizzare la situazione attuale, nonostante tutta la sua gravità.” Ripeto: queste nazioni si sono esposte anche per la Palestina, o ritengono le vittime ucraine bionde e con gli occhi azzurri più importanti di quelle palestinesi con la pelle scura?

Il CIO: “Gli atleti non devono pagare”

Di fronte alle polemiche, il Comitato Olimpico Internazionale ha ribadito di continuare a sostenere l’Ucraina, ma ha difeso la propria posizione distinguendo gli sportivi dalle responsabilità dei governi.

La presidente del CIO Kirsty Coventry ha dichiarato: “Non ritengo che gli atleti debbano pagare per questo”, spiegando che il Comitato non intende “attribuire agli atleti la responsabilità delle azioni del loro governo.”

Un principio che il Comitato sostiene ormai da tempo e che aveva già portato, negli ultimi anni, alla graduale reintroduzione di alcuni atleti russi sotto bandiera neutrale in diverse competizioni internazionali.

Mosca parla di vittoria, ma il passato pesa ancora

In Russia la decisione è stata accolta con entusiasmo. Il ministro dello Sport e presidente del Comitato olimpico russo Mikhail Degtyarev ha commentato che “il CIO sta lanciando un segnale chiaro: il movimento olimpico deve rimanere al di fuori della politica.” E qui non siamo d’accordo, perché tutto è politica.

Proprio il rapporto tra sport e politica rappresenta uno dei principali motivi delle critiche internazionali. Da anni il Cremlino utilizza i grandi eventi sportivi come strumento di prestigio internazionale e di propaganda, mentre il movimento olimpico russo continua a portare il peso dello scandalo doping emerso dopo i Giochi di Olimpiadi invernali di Sochi 2014. Quell’inchiesta portò alla squalifica di numerosi atleti, alla revisione di diversi risultati e all’esclusione della squadra russa dalle Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018.

sochi-opening-olimpiadi-invernali-2014-overtime Il CIO riabilita il Comitato olimpico russo: esplode la polemica, Kiev parla di "tradimento dei valori olimpici"

Nel frattempo, il conflitto continua ad avere conseguenze pesantissime anche sullo sport ucraino. Secondo le autorità di Kiev, centinaia di impianti sportivi sono stati distrutti o gravemente danneggiati dagli attacchi russi e circa 700 tra atleti e allenatori ucraini hanno perso la vita dall’inizio dell’invasione.

Anche la FIFA riflette sul futuro della Russia

La decisione del CIO potrebbe avere ripercussioni anche sul calcio internazionale. Secondo i media britannici, la FIFA starebbe valutando ufficialmente la possibilità di discutere la revoca del divieto imposto alle nazionali e ai club russi. Non tutte le federazioni, però, sembrano intenzionate a seguire la linea del Comitato Olimpico Internazionale. La World Athletics e l’International Biathlon Union hanno già fatto sapere di non voler modificare le restrizioni attualmente in vigore.

Il dibattito, quindi, è tutt’altro che concluso. Se da un lato il CIO rivendica la separazione tra sport e politica, dall’altro molti osservatori ricordano che, finché il conflitto continuerà, ogni decisione riguardante il ritorno della Russia nelle competizioni internazionali sarà inevitabilmente letta anche come un messaggio politico.

La decisione del CIO riapre quindi un dibattito che va ben oltre lo sport. Se il principio è quello di non punire gli atleti per le scelte dei loro governi, allora è inevitabile chiedersi perché questo criterio sembri essere applicato in modo diverso a seconda dei conflitti.

La Russia è stata esclusa da gran parte delle competizioni internazionali dopo l’invasione dell’Ucraina, mentre Israele, nonostante il genocidio nella Striscia di Gaza e le accuse mosse da numerose organizzazioni internazionali, continua a partecipare regolarmente ai principali eventi sportivi e culturali. Anche all’ultima Eurovision Song Contest la sua presenza ha generato forti proteste, senza però tradursi in un’esclusione.

Leggi anche: Eurovision: da chi ha ricevuto voti Israele

Le guerre non dovrebbero mai essere valutate con il metro della convenienza geopolitica. Le vittime civili, ovunque si trovino, meritano la stessa attenzione, la stessa solidarietà e lo stesso rispetto. Se si scelgono le sanzioni sportive come strumento di pressione internazionale, allora i criteri dovrebbero essere coerenti. Altrimenti il rischio è quello di creare una distinzione tra vittime di serie A e vittime di serie B, finendo per indebolire proprio quei valori universali di pace, uguaglianza e dignità che il movimento olimpico afferma di voler difendere.

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

Ti potrebbe interessare