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Chat Control resta in vigore fino al 2028: l’Europa proroga la controversa scansione delle comunicazioni private. Cosa cambia davvero per cittadini e app di messaggistica

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Il Parlamento europeo ha approvato la proroga di Chat Control 1.0, la misura temporanea che consente alle piattaforme digitali di individuare e segnalare materiale pedopornografico attraverso l’analisi delle comunicazioni online. La deroga alle norme sulla privacy elettronica, che sarebbe scaduta nell’aprile 2026, resterà in vigore fino al 3 aprile 2028, dando alle istituzioni europee altro tempo per trovare un accordo sul futuro regolamento permanente, il cosiddetto Chat Control 2.0.

La decisione, tuttavia, continua ad alimentare un acceso dibattito tra chi considera queste misure indispensabili per la tutela dei minori e chi teme invece che possano rappresentare il primo passo verso un sistema di sorveglianza sempre più esteso delle comunicazioni private dei cittadini europei.

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Che cos’è Chat Control

Per comprendere la portata della decisione è necessario fare un passo indietro.

Nel 2021 l’Unione Europea aveva introdotto una deroga temporanea al regolamento ePrivacy, la normativa che tutela la riservatezza delle comunicazioni elettroniche. Questa eccezione permette ai fornitori di servizi online, come piattaforme di messaggistica, servizi email e social network, di rilevare volontariamente immagini, video e altri contenuti riconducibili ad abusi sessuali sui minori (CSAM, Child Sexual Abuse Material), oltre a individuare eventuali tentativi di adescamento online.

L’obiettivo della misura è chiaro e difficilmente contestabile: contrastare uno dei reati più gravi e odiosi che si consumano quotidianamente sul web.

Ciò che divide profondamente istituzioni, esperti e associazioni riguarda invece il metodo utilizzato per raggiungere questo obiettivo.

Il voto del Parlamento europeo

La proroga non è stata approvata senza difficoltà.

Nei mesi scorsi il Parlamento europeo aveva già respinto una precedente estensione della misura, facendo arenare temporaneamente il dossier. Successivamente, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha deciso di riaprire il fascicolo, sostenendo che la scadenza della normativa avrebbe lasciato un vuoto normativo nella protezione dei minori online.

Quando il testo è tornato in Aula, la maggioranza semplice degli eurodeputati si è espressa a favore del rigetto della proroga: 314 voti favorevoli276 contrari e 17 astensioni.

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Tuttavia, per bloccare definitivamente il provvedimento era necessaria una maggioranza assoluta di 360 voti, soglia che non è stata raggiunta. Di conseguenza, la procedura parlamentare si è conclusa con il via libera alla proroga del regolamento.

Un esito che molti osservatori hanno definito frutto di un meccanismo procedurale piuttosto complesso e poco comprensibile al grande pubblico, tanto da riaccendere le polemiche sul funzionamento del processo legislativo europeo.

L’emendamento che salva la crittografia end-to-end

La novità più significativa introdotta dagli eurodeputati riguarda la crittografia end-to-end.

Il Parlamento ha infatti approvato un emendamento che esclude dall’ambito di applicazione della normativa le comunicazioni che utilizzano questo sistema di protezione.

Si tratta di una modifica importante perché la crittografia end-to-end rappresenta oggi uno dei pilastri della sicurezza digitale.

Grazie a questo sistema, i messaggi vengono cifrati direttamente sul dispositivo del mittente e possono essere decifrati esclusivamente dal destinatario. Nemmeno il gestore della piattaforma dovrebbe essere tecnicamente in grado di leggerne il contenuto.

Secondo molti esperti di cybersicurezza, indebolire questa tecnologia significherebbe creare vulnerabilità potenzialmente sfruttabili non solo dalle autorità, ma anche da criminali informatici e governi autoritari.

Resta però un’incognita importante: il Consiglio dell’Unione Europea potrebbe decidere di respingere questa modifica, ritenendola incompatibile con gli obiettivi della normativa.

Quali applicazioni sarebbero escluse

Se l’emendamento dovesse essere confermato anche dal Consiglio, molte delle applicazioni di messaggistica più utilizzate continuerebbero a rimanere escluse dalla scansione prevista dalla deroga.

Tra queste figurano:

  • WhatsApp, che utilizza la crittografia end-to-end per chat, chiamate, foto, video e documenti (purché siano protetti anche i backup);
  • Signal, considerata una delle piattaforme più sicure;
  • Viber;
  • iMessage di Apple, limitatamente ai messaggi cifrati;
  • Messenger di Meta, nelle conversazioni protette;
  • Google Messages, quando utilizza il protocollo RCS con crittografia attiva.

Diverso è invece il caso di Telegram. Molti utenti credono erroneamente che tutte le conversazioni siano cifrate end-to-end, ma non è così. Solo le cosiddette chat segrete utilizzano questa tecnologia, mentre le normali conversazioni vengono archiviate sui server della piattaforma.

Perché la misura continua a far discutere

Le critiche nei confronti di Chat Control non riguardano la necessità di combattere gli abusi sui minori, bensì il rischio che il sistema possa trasformarsi in uno strumento di controllo generalizzato delle comunicazioni private.

Secondo i detrattori della proposta, autorizzare la scansione automatica dei messaggi apre una breccia nella tutela della privacy garantita dalle costituzioni nazionali e dai trattati europei.

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Il timore principale è che una simile eccezione possa, nel tempo, essere estesa anche ad altri ambiti: terrorismo, criminalità organizzata, violazioni del diritto d’autore o persino reati di natura politica.

Una volta creato il precedente, sostengono molti giuristi, diventerebbe infatti più semplice ampliare progressivamente i poteri di controllo.

A questo si aggiunge un ulteriore problema: l’identificazione dei contenuti avviene attraverso algoritmi di riconoscimento automatico che potrebbero produrre falsi positivi, coinvolgendo utenti completamente estranei ad attività illecite.

Anche il Garante europeo ha espresso dubbi

Le perplessità non arrivano soltanto dalle associazioni che si occupano di diritti digitali.

Anche il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) e il Garante europeo della protezione dei dati (EDPS) hanno evidenziato come una scansione indiscriminata delle comunicazioni possa entrare in conflitto con il diritto fondamentale alla riservatezza delle comunicazioni.

Secondo diversi esperti di cybersicurezza, inoltre, qualsiasi tentativo di aggirare o indebolire la crittografia rischierebbe di compromettere la sicurezza complessiva delle comunicazioni digitali, esponendo milioni di utenti a nuove vulnerabilità.

La battaglia vera inizierà con Chat Control 2.0

La proroga approvata non rappresenta la conclusione del percorso legislativo.

Al contrario, costituisce soltanto una soluzione temporanea mentre proseguono i negoziati sul futuro Chat Control 2.0, il regolamento destinato a disciplinare in modo permanente il contrasto agli abusi sessuali online.

Secondo il Parlamento europeo, gran parte del testo sarebbe già stata concordata durante la presidenza cipriota del Consiglio nella prima metà del 2026, ma restano aperte proprio le questioni più delicate: come garantire la tutela dei minori senza compromettere la privacy, la crittografia e la sicurezza informatica.

Nei prossimi mesi il Consiglio dovrà decidere se accettare gli emendamenti approvati dall’Eurocamera o respingerli, aprendo una nuova fase di negoziato.

È proprio su Chat Control 2.0 che si concentrerà il confronto politico più acceso. Da una parte vi sono le istituzioni e le forze dell’ordine, che chiedono strumenti sempre più efficaci contro la pedopornografia online; dall’altra esperti, giuristi e associazioni che temono una progressiva erosione del diritto alla riservatezza delle comunicazioni.

Il dibattito, insomma, è tutt’altro che chiuso. E riguarda una delle domande più delicate dell’era digitale: fino a che punto è legittimo limitare la privacy dei cittadini in nome della sicurezza?

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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