Marine Le Pen resta eleggibile: condanna confermata in appello, ma potrà correre alle presidenziali del 2027
La Corte d’Appello di Parigi ha confermato la colpevolezza di Marine Le Pen nel processo sugli assistenti parlamentari europei del Front National, ma la sentenza cambia in modo significativo il suo futuro politico. Se in primo grado la leader del Rassemblement National sembrava destinata a essere esclusa dalla corsa all’Eliseo, la decisione di secondo grado le consente invece di rimanere eleggibile e, almeno dal punto di vista giuridico, di candidarsi alle elezioni presidenziali francesi del 2027.

La vicenda giudiziaria, che da anni accompagna il principale volto dell’estrema destra francese, riguarda l’utilizzo dei fondi del Parlamento europeo destinati agli assistenti parlamentari. Secondo l’accusa, quei finanziamenti sarebbero stati utilizzati per pagare collaboratori che, invece di svolgere attività legate al Parlamento europeo, lavoravano in realtà per il partito.
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ToggleLa condanna in appello
La Corte ha confermato che Marine Le Pen è colpevole di distrazione di fondi pubblici e di complicità nel reato. La sentenza prevede una pena di tre anni di reclusione, di cui due con sospensione condizionale e uno da scontare con misure alternative, nello specifico attraverso un braccialetto elettronico.
È stata inoltre condannata a 45 mesi di ineleggibilità, ma con una parte consistente della pena sospesa: 30 mesi sono infatti stati sospesi, permettendole così di mantenere la possibilità di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali.
Si tratta di una differenza sostanziale rispetto alla sentenza di primo grado, che prevedeva cinque anni di ineleggibilità immediatamente esecutivi e avrebbe di fatto escluso Le Pen dalla corsa all’Eliseo.
La stessa leader del Rassemblement National, tuttavia, negli ultimi mesi aveva dichiarato di non voler affrontare una campagna elettorale indossando un braccialetto elettronico, elemento che potrebbe comunque pesare sulla sua immagine pubblica.
Perché la Corte ha confermato la colpevolezza
Nel leggere la sentenza, la presidente della Corte d’Appello, Michèle Agi, ha spiegato le motivazioni che hanno portato alla conferma della condanna.
Secondo la magistrata, “i fondi europei sono fondi pubblici” e i fatti contestati risultano particolarmente gravi “per la loro continuità su undici anni”, parlando esplicitamente di “manovre”.
La Corte ha inoltre sottolineato che il comportamento contestato avrebbe contribuito a “gettare discredito sulle istituzioni europee” e ad alterare il principio di parità tra le diverse forze politiche.
Per quanto riguarda la pena accessoria dell’ineleggibilità, Agi ha precisato che non si tratta di una sanzione automatica. La decisione, ha spiegato, deve essere adottata “rispettando la libertà di candidatura e senza ostacolare la libera scelta dell’elettore”, motivo per cui la Corte ha scelto una soluzione meno severa rispetto a quella pronunciata in primo grado.
Una strategia difensiva completamente diversa
Uno degli aspetti più interessanti del processo d’appello riguarda il cambio di strategia adottato dalla difesa di Marine Le Pen.
Durante il primo processo, la leader dell’estrema destra aveva negato qualsiasi illecito, sostenendo che gli assistenti parlamentari svolgessero semplicemente un’attività politica e contestando persino la legittimità della giustizia nell’intervenire su questioni riguardanti il Parlamento europeo.
In appello, invece, la linea difensiva è cambiata sensibilmente.
Le Pen ha riconosciuto che potrebbe esserci stata una violazione della normativa, ma ha sostenuto che sarebbe avvenuta senza alcuna intenzione criminale. La difesa ha richiamato l’articolo 121-3 del codice penale francese, secondo cui non esiste reato senza la volontà di commetterlo.
La leader del RN ha inoltre evidenziato come il Parlamento europeo, durante gli anni contestati, non avesse mai segnalato irregolarità nel sistema di gestione degli assistenti parlamentari.
Anche altri esponenti del Rassemblement National condannati

Il procedimento non riguardava soltanto Marine Le Pen. La Corte ha confermato o rideterminato le pene anche per altri dirigenti storici del partito.
Fernand Le Rachinel, oggi ottantatreenne, mantiene la condanna a due anni di reclusione con sospensione condizionale e una multa da 15.000 euro, mentre la pena di ineleggibilità viene ridotta a un anno.
Bruno Gollnisch è stato condannato a tre anni con sospensione condizionale, una multa di 25.000 euro e un anno di ineleggibilità.
Louis Aliot, sindaco di Perpignan e vicepresidente del Rassemblement National, riceve una condanna a un anno di reclusione con sospensione, una multa da 5.000 euro e due anni di ineleggibilità anch’essi sospesi. Questo gli permette di conservare il proprio incarico di sindaco.
Condannato anche Nicolas Bay, eurodeputato ed ex segretario generale del Front National, a un anno con sospensione, una multa di 5.000 euro e due anni di ineleggibilità sospesi.
Cosa cambia per Marine Le Pen per le presidenziali del 2027
Dal punto di vista politico, la decisione della Corte cambia radicalmente gli scenari.
Per mesi si era ipotizzato che una conferma della sentenza di primo grado avrebbe costretto il Rassemblement National a puntare definitivamente sul giovane presidente del partito, Jordan Bardella, come candidato all’Eliseo.
La nuova sentenza, invece, mantiene aperta la strada per una nuova candidatura di Marine Le Pen, che resta la figura più conosciuta e simbolica dell’estrema destra francese.
Resta però il peso politico della condanna. Anche se potrà candidarsi, Le Pen dovrà affrontare una campagna elettorale con una sentenza definitiva per distrazione di fondi pubblici e con l’obbligo di scontare un anno di pena attraverso il braccialetto elettronico, un elemento che rischia di alimentare il dibattito sulla sua credibilità e sul rapporto tra legalità e politica.
La decisione della Corte rappresenta quindi un compromesso: da una parte conferma la responsabilità penale della leader del Rassemblement National, dall’altra evita una sua esclusione automatica dalla competizione democratica, lasciando che sia, eventualmente, il voto dei cittadini francesi a decidere il suo futuro politico.
Le Pen est donc condamnée .. il y a quelques années , l’extrême droite réclamait l’inéligibilité dès la moindre condamnation.. mais c’était pour les autres.
— Alexis Corbière (@alexiscorbiere) July 7, 2026
Sera t elle pour 2027 une délinquandidate ?
Unité contre l’extrême droite, ses idées, ses candidats, ses délinquants.. pic.twitter.com/eh0yxPJyJM
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


