Amnesty International: “Diritti umani assenti nella campagna elettorale”

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Amnesty International Italia sta per concludere il consueto monitoraggio svolto per la sesta edizione del Barometro dell’odio, focalizzato sulla campagna elettorale sul web. Sessanta attivista ed esperti hanno preso in considerazione e analizzato i post Facebook e i tweet pubblicati a partire dal 22 agosto 2022 da una rosa di candidate e candidati. I risultati saranno condivisi in un report finale ma per ora sappiamo che i diritti umani in campagna elettorale sono assenti, se non per utilizzarli come narrazioni negative.

«Vogliamo un governo e un parlamento formati da persone impegnate a sostenere le libertà fondamentali, per istituzioni libere da odio e discriminazione», hanno scritto gli attivisti di Amnesty International Italia, condividendo un manifesto in cui si fanno delle richieste per i candidati e le candidate alle elezioni politici. Hastag sui diritti non si torna indietro. Dieci punti, a cui ogni candidato potrà scegliere se aderire oppure no.

Tuttavia, considerando come la situazione è tragica, non tutti riusciranno a firmare l’appello di Amnesty International Italia. D’altronde, ricordiamo che Giorgia Meloni ha letteralmente condiviso il video di uno stupro di una donna per avvalorare la sua ideologia contro l’immigrazione, video per cui si è rifiutata di chiedere scusa. La stessa, poi, ha anche definito “deviate” le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare o di dipendenze, risolvendo il loro problema con un semplice “devono fare più sport”. In fin dei conti, nei programmi della destra non ci sono punti sulla salute mentale.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha commentato: «A una chiusura di legislatura timida sui diritti umani sta seguendo una campagna elettorale in cui questi sono pressoché assenti, salvo quando sollevare una questione sia funzionale a una narrazione negativa e demonizzante. Di narrazioni positive sui diritti avvertiamo una profonda mancanza e ne siamo preoccupati». Vediamo, quindi, alcuni dei punti del manifesto. Per ogni punto, c’è anche un appello da firmare.

5 delle 10 richieste di Amnesty International Italia

Libertà di scelta

«La violenza sessuale è un fenomeno diffuso e sistemico in tutto il mondo. Le vittime spesso non conoscono i propri diritti e si trovano di fronte a molteplici ostacoli nell’accesso alla giustizia e ai risarcimenti, compresi stereotipi di genere dannosi, idee sbagliate su violenza sessuale, accuse di colpevolezza, dubbi sulla propria credibilità, sostegno inadeguato e legislazione inefficace», leggiamo nell’appello di Amnesty International.

«Tuttavia, come stabilito dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013, lo stupro è un “rapporto sessuale senza consenso“. L’articolo 36, paragrafo 2, della Convenzione specifica che il consenso “deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona, e deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto“», continuano, chiedendo alla Ministra della Giustizia la revisione dell’articolo 609-bis del codice penale, in linea con gli impegni presi nel 2013, affinché qualsiasi atto sessuale non consensuale sia punibile.

Migrazione

In un altro appello, leggiamo che «negli ultimi cinque anni sono state oltre 85.000 le persone intercettate in mare e riportate in Libia: uomini, donne e bambini andati incontro alla detenzione arbitraria, alla tortura, a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, agli stupri e alle violenze sessuali, ai lavori forzati e alle uccisioni illegali». Continuano: «Sono intrappolati in un paese devastato dal conflitto, dove l’illegalità e l’impunità consentono alle bande criminali di prosperare. Molti, temendo per la propria vita e non avendo una via d’uscita sicura e legale dal paese, tentano di raggiungere l’Europa su fragili barche».

Infine: «La maggior parte dei rifugiati e dei migranti in Libia proviene dall’Africa subsahariana e settentrionale, mentre un numero minore proviene dall’Asia e dal Medio Oriente. I motivi per cui hanno lasciato i loro paesi d’origine sono vari. Alcuni sono fuggiti a causa di guerre, carestie o persecuzioni. Altri sono partiti in cerca di una migliore istruzione o opportunità di lavoro. Molti di loro intendono rimanere in Libia, mentre altri sognano di raggiungere l’Europa, o sono spinti a farlo dal peggioramento delle condizioni in Libia».

Clima

Amnesty International Italia presenta Clovis Razafimalala, un «attivista ambientale instancabile. L’amore per la sua terra e per la preziosa foresta pluviale del Madagascar sono il principale scopo della sua vita». Spiegano che l’uomo «è stato in carcere per 10 mesi nel 2016 perché ha sfidato chi, con un commercio illegale, ha guadagnato miliardi di dollari grazie alla vendita del legno di palissandro, un bellissimo albero in via d’estinzione».

Tra l’altro, «è accusato di aver condotto una protesta violenta, anche se ci sono testimoni – mai ascoltati nel corso delle indagini – che possono confermare che, durante le proteste, l’attivista era in un ristorante. Deve scontare una condanna a cinque anni di carcere. La sua condanna è sospesa in via condizionale, ma potrebbe ritornare in carcere in qualsiasi momento».

Discriminazione

Quell’appello è destinato al ddl Zan, che a ottobre 2021 è stato affossato in Senato. «Il testo prevedeva che alcune delle disposizioni contenute nell’articolo 604 bis del codice penale per contrastare la “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa” (come la previsione della reclusione fino a quattro anni) venissero estese anche alle discriminazioni basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità».

«Amnesty International decide allora di promuovere una campagna a sostegno dell’approvazione del dispositivo, per dare finalmente risposta a un bisogno che “non passa”, quello di strumenti legislativi efficaci per la prevenzione e il contrasto della discriminazione, includendo in modo esplicito tra le forme di discriminazione anche quella contro la comunità Lgbtqia+, la misoginia e l’abilismo», concludono.

Diritto alla salute

«Nel 2001 Amnesty International ha riformulato il mandato dell’organizzazione, includendo la difesa dei diritti economici, sociali e culturali (DESC), con l’obiettivo di incorporarli nelle sue attività di ricerca, mobilitazione e campagne. L’organizzazione è arrivata a questo cambiamento a conclusione di un lungo percorso di studio sull’interdipendenza e l’interrelatività dei diritti, nell’ambito del quale si è ampiamente soffermata sui diritti relativi alle condizioni necessarie per soddisfare i bisogni fondamentali di ogni essere umano, tra cui lavoro, salute e sicurezza sociale, alimentazione, alloggio, istruzione, tutela sindacale», leggiamo nell’appello.

Infine, concludono dicendo che «Amnesty International promuove la tutela dei diritti economici, sociali e culturali, riportandoli nelle aree di lavoro già esistenti, sulla base del principio di interdipendenza, secondo il quale tutti i diritti umani, che siano civili, politici, sociali economici o culturali, sono strettamente collegati tra loro. Questo significa che ciascun diritto ha un impatto su ogni altro diritto e che un diritto non può essere garantito se non è assicurato il godimento degli altri diritti».

Qui trovate tutto il manifesto di Amnesty International per queste elezioni.

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