Marco Cappato: respinto il ricorso della sua lista per le firme digitali

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L’Italia è un paese antico. Non ci fanno votare a distanza, non ci fanno studiare online (escluse alcune università) e non accettano neanche delle validissime firme presentate da Marco Cappato per la partecipazione alle Elezioni Politiche del 25 settembre. Il Tribunale civile di Milano ha ufficialmente respinto il ricorso della lista Cappato per partecipare alle elezioni, a causa delle firme digitali. La battaglia portata avanti dal paladino dell’eutanasia quindi al momento si è conclusa, in quanto non sarà possibile fare più nulla (a meno che le elezioni non siano rimandate).

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Conosciamo Marco Cappato principalmente per l’eutanasia, divenuto famoso con il caso del Dj Fabo, nome d’arte di Fabiano Antoniani, un uomo rimasto tetraplegico e non vedente in seguito a un incidente stradale e che chiedeva l’eutanasia ma che, in Italia, non riusciva a ottenere. Ultimamente però è stato indagato per un altro caso, quello di Elena, che lui ha accompagnato in Svizzeria in quanto in Italia non avrebbe potuto ricevere il suicidio assistito.

Aiutare queste persone, per Marco Cappato ha significato violare la legge italiana, dove l’eutanasia è paragonata addirittura a un omicidio volontario (art. 575 c.p.), tuttavia se, come nell’art. 579, si verificasse l’omicidio del consenziente, la reclusione sarebbe da 6 a 15 anni. La Cass. Civile Sez. I n. 21748/07 stabilisce invece che un giudice ha la facoltà di autorizzare la disattivazione dei presidi sanitari di un paziente in stato vegetativo «di cui sia accertata l’irreversibilità secondo standard internazionali, e che [..] questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento».

La sua battaglia nelle ultime settimane, però, era stata un po’ diversa: voleva dimostrare che le firme digitali, che comunque sono quelle che garantiscono l’identità del cittadino tramite diversi servizi fra cui quello dello SPID, devono essere valide e legali per molti aspetti della vita pubblica e amministrativa italiana. Tuttavia, tutte le firme raccolte da Referendum e Democrazia per candidare molti politici del Nord Italia, sono state considerate non valide e la lista non è stata ammessa dalle Corti di Appello.

Marco Cappato non potrà candidarsi

«Nel silenzio assoluto da parte di Governo, Parlamento e Presidente della Repubblica il giudice di Milano si è trovato a dover decidere in condizioni di oggettivo ricatto prodotto dall’inerzia istituzionale. Anche per questo la nostra azione non finisce qui. È in preparazione un reclamo urgente e ricorsi a giurisdizioni internazionali», ha commentato Marco Cappato, leader di Referendum e Democrazia. La decisione è stata presa dal giudice civile di Milano Andrea Borrelli, che aveva respinto la lista per le firme in formato digitale.

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Secondo Cappato è una «decisione insensata perché ci imputa di non avere provato l’esistenza delle firme, attribuendo a noi un dovere, la verifica delle firme, che è notoriamente in capo alla Corte d’Appello e non certo ai presentatori. Anche per questo presenteremo immediato reclamo», e in più ritiene che «il giudice non è stato posto in condizione di verificare la sussistenza del predetto elemento di fatto», ovvero la «verifica dell’effettiva presenza delle sottoscrizioni digitali raccolte assieme ai certificati».

Virginia Fiume, co-presidente di Eumans, aggiunge che questa decisione è arrivata «a cinque giorni dalle elezioni, ma dopo cinque anni da quando, nel 2017, il Parlamento aveva impegnato (entro 6 mesi!!) il Governo a sperimentare la firma digitale per la presentazione delle liste. Un esperimento mai tentato da nessun Governo ma non per questo scaduto come impegno».

Marco Perduca, responsabile legale della lista, aggiunge che «il Governo si era opposto al ricorso d’urgenza della Lista Referendum e Democrazia avanzando l’impossibilità di posticipare il voto in caso di accoglimento del ricorso perché a ridosso della tornata elettorale» e che «nessuna risposta era però mai arrivata dal 25 luglio quando abbiamo diffidato formalmente il Governo per ottenere un decreto interpretativo». «Il ricatto dello spostamento delle elezioni ha funzionato».

Intervistato da Radio Capital, Marco Cappato ha detto che la firma digitale si può usare per tutto e la si può utilizzare anche per firmare i referendum. «C’è un regolamento europeo immediatamente applicabile che impone il riconoscimento della firma digitale quindi se guardiamo il diritto… Questo problema lo abbiamo sollevato non stamattina ma il 25 luglio abbiamo chiesto al governo di intervenire con un decreto di interpretazione». Poi Riccardo Quadrano gli domanda quale sia la motivazione del non riconoscimento delle firme digitali:

«La legge sul deposito e la presentazione delle liste non contiene questa possibilità essendo del 1957. Noi ci siamo appellati a principi generali del diritto e a norme europee che invece impongono il riconoscimento della firma digitale, nonché a un mandato che il parlamento ha dato al governo nel 2017, 5 anni fa. I governi è da 5 anni che non adempiono a un obbligo che avrebbero avuto entro 6 mesi nel 2107. Nella legge non è prevista la firma digitale ma la richiesta al parlamento e le regole europee imporrebbero questo riconoscimento».

Marco Cappato
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Se siamo sicuri di qualcosa dopo anni che lo conosciamo, è che Marco Cappato non si arrende. La sua battaglia per la firma digitale continuerà anche dopo queste elezioni, e chissà che non riuscirà a far fare un passo avanti a quest’Italia ferma al secolo scorso, unico Stato europeo insieme a Malta e Cipro a non accettare il voto a distanza.

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