Caso Fakir, lo scontro tra Meloni e Lepore: la politica discute della piazza, ma al centro dovrebbe esserci la morte di un uomo
A distanza di giorni dalla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto durante un fermo di polizia a Bologna, il dibattito politico si è ormai spostato dalle circostanze della sua morte allo scontro tra il governo e il sindaco del capoluogo emiliano. Da una parte la presidente del Consiglio Giorgia Meloni accusa Matteo Lepore di aver convocato una manifestazione “irresponsabile”, dall’altra il primo cittadino rivendica la scelta di aver dato voce a una comunità scossa da quanto accaduto. Nel frattempo, però, la domanda fondamentale resta ancora senza risposta: come è morto Abderrahim Fakir?

Le immagini del fermo, che mostrano l’uomo immobilizzato a terra mentre grida “Aiuto, basta”, hanno fatto il giro d’Italia e hanno spinto la Procura ad aprire un’indagine. Saranno l’autopsia, le bodycam degli agenti e gli accertamenti della magistratura a chiarire eventuali responsabilità. Ma proprio perché la verità giudiziaria deve ancora arrivare, appare ancora più importante mantenere alta l’attenzione sul caso, senza lasciare che venga oscurato da una polemica esclusivamente politica.
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ToggleMeloni: “Lepore ha condannato le forze dell’ordine prima delle indagini”
Intervistata da Il Giornale, Giorgia Meloni ha definito “irresponsabile” la decisione del sindaco di Bologna di convocare una manifestazione pubblica il giorno successivo alla morte di Fakir.
Secondo la presidente del Consiglio, quella scelta avrebbe trasmesso l’idea di una condanna preventiva nei confronti delle forze dell’ordine, quando ancora non erano stati accertati i fatti. Per Meloni, la manifestazione avrebbe inoltre offerto ai gruppi antagonisti e ai centri sociali l’occasione per provocare disordini, con le violenze poi avvenute nel centro cittadino. La premier ha infine aggiunto che la sinistra non sarebbe mai scesa in piazza per esprimere solidarietà agli agenti morti durante il servizio.
Una posizione che pone l’accento soprattutto sulla tutela delle forze dell’ordine e sulla necessità di attendere le conclusioni dell’inchiesta prima di formulare giudizi. Tuttavia… Dobbiamo ricordare il recente caso Roggero in cui addirittura destra e amici sono andati contro una condanna in via definitiva? Non è persino più grave, considerando che l’orafo ha ucciso, per vendetta e non per legittima difesa, due persone? Oppure puoi permetterti di uccidere solo se sei bianco e le vittime sono nere?
Lepore: “Le piazze democratiche servono proprio a evitare la violenza”

Di tutt’altro avviso Matteo Lepore, che ha difeso la scelta di organizzare il presidio cittadino. In un’intervista al Quotidiano Nazionale, il sindaco ha spiegato che quella manifestazione era necessaria per offrire uno spazio democratico a una comunità profondamente colpita dalla vicenda.
Secondo Lepore, lasciare il silenzio avrebbe significato consegnare completamente il dibattito agli ambienti più radicali. Per questo motivo ha sostenuto che Bologna debba continuare a riempire le piazze con iniziative democratiche, senza lasciarle esclusivamente agli antagonisti o ai violenti.
Il primo cittadino ha comunque espresso solidarietà agli agenti rimasti feriti durante gli scontri, definendo quelle violenze “non degne di Bologna” e sottolineando come non avessero nulla a che vedere con la famiglia di Fakir né con la manifestazione pacifica promossa dal Comune.
“Ci stiamo dimenticando che è morta una persona”
La frase forse più significativa pronunciata da Lepore riguarda proprio il centro della vicenda.
“Ci stiamo dimenticando che è morta una persona“, ha dichiarato il sindaco, osservando come il dibattito pubblico sembri ormai concentrarsi più sulle responsabilità politiche della manifestazione che sulla morte di Abderrahim Fakir.
Lepore ha inoltre criticato il governo per non aver ancora espresso vicinanza alla famiglia del 43enne, sostenendo che, al di là delle indagini, le istituzioni avrebbero dovuto manifestare almeno umanamente la propria vicinanza ai parenti della vittima. Invece per Roggero, Matteo Salvini è andato a trovarlo in carcere persino prima del suo avvocato.
Schlein: “Quando una persona muore durante un fermo, lo Stato ha fallito”
Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein è intervenuta sulla vicenda, sostenendo che Lepore abbia cercato di governare democraticamente lo smarrimento di una comunità, evitando che venisse completamente intercettato dagli ambienti più estremisti.
Schlein ha condannato senza ambiguità gli episodi di violenza verificatisi durante le proteste, ma ha ribadito che il punto centrale resta un altro: quando una persona perde la vita durante un’operazione di polizia, è dovere delle istituzioni chiedere piena chiarezza.
Secondo la leader del Pd, “quando un uomo muore durante un’operazione di fermo è chiaro che lo Stato ha fallito“, motivo per cui proprio lo Stato dovrebbe essere il primo a pretendere un accertamento rigoroso dei fatti.
Le piazze non sostituiscono i tribunali
È vero che la magistratura dovrà stabilire eventuali responsabilità penali e ricostruire con precisione quanto accaduto durante il fermo. Nessuna manifestazione può sostituire un processo, né emettere sentenze.
Ma è altrettanto vero che una manifestazione non equivale automaticamente a una condanna preventiva delle forze dell’ordine. Chiedere verità e trasparenza non significa stabilire in anticipo la colpevolezza di qualcuno: significa riconoscere che la morte di un cittadino durante un intervento dello Stato rappresenta un fatto di estrema gravità che merita risposte.
Le due cose possono e devono convivere: il rispetto per il lavoro delle forze dell’ordine e il diritto dei cittadini a conoscere la verità quando un uomo muore durante un fermo.
Il rischio è dimenticare il punto centrale
Il dibattito politico, invece, sembra essersi rapidamente spostato su altro: la gestione dell’ordine pubblico, gli antagonisti, le responsabilità del sindaco, gli scontri e le accuse reciproche tra maggioranza e opposizione.
Eppure tutto questo rischia di mettere in secondo piano la questione fondamentale. Abderrahim Fakir è morto mentre si trovava nelle mani dello Stato. È un fatto che impone rigore, trasparenza e responsabilità istituzionale, indipendentemente dall’esito delle indagini.
Prima ancora dello scontro politico, dovrebbe esserci un principio condiviso: quando un cittadino perde la vita durante un intervento delle forze dell’ordine, la priorità non è difendere una parte o attaccarne un’altra, ma accertare la verità. Solo dopo si potranno attribuire eventuali responsabilità. E solo così si tutela davvero sia la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sia il lavoro di chi, ogni giorno, indossa una divisa nel rispetto della legge.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


