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Amazon compra libri, li scansiona per l’AI e poi li distrugge: il nuovo paradosso dell’intelligenza artificiale

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Secondo una nuova inchiesta pubblicata da Inc. il 17 agosto 2026 e firmata da Georgia Fearn, Amazon starebbe acquistando libri fisici, rimuovendone le rilegature, scansionandone le pagine per l’addestramento dell’intelligenza artificiale e successivamente distruggendo le copie originali. L’inchiesta di Inc. riprende un’indagine di 404 Media, che ha seguito il percorso di un ordine di circa mille libri fino a un magazzino Amazon di North Las Vegas.

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Amazon è nata vendendo libri. Nel 1995, quando Jeff Bezos trasformò quella che era ancora una piccola azienda in uno dei primi grandi negozi online, proprio i libri rappresentavano il cuore del progetto. Oggi, a più di trent’anni di distanza, Amazon sembra essere tornata a comprarli in grandi quantità, ma con uno scopo completamente diverso: scansionarne il contenuto per utilizzarlo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e poi distruggere le copie fisiche.

A raccontare questa pratica è una nuova inchiesta di 404 Media, che ha seguito il percorso di un ordine di circa mille libri acquistati attraverso il marketplace Biblio. La spedizione è arrivata fino a un magazzino Amazon di North Las Vegas, dove si trova una struttura identificata con il nome VGT3 e utilizzata per la scansione dei libri.

La vicenda solleva però una domanda molto più grande: quanto siamo disposti a sacrificare del nostro patrimonio librario per costruire sistemi di intelligenza artificiale sempre più affamati di dati?

L’ordine da mille libri seguito con un AirTag

L’inchiesta è partita dalla collaborazione tra 404 Media e un libraio che aveva ricevuto un ordine insolitamente grande attraverso Biblio, una piattaforma specializzata nella vendita di libri usati e rari.

Per capire dove sarebbero finiti i volumi, è stato inserito un AirTag all’interno di uno dei libri della spedizione. Il dispositivo ha permesso di seguire il viaggio fino al LAS8, un magazzino Amazon situato a North Las Vegas.

Secondo l’inchiesta, proprio in quella struttura opera VGT3, un’attività che si occupa della scansione di libri per l’addestramento dell’intelligenza artificiale.

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Amazon ha confermato di acquistare libri attraverso canali commerciali, spiegando che vengono utilizzati per “sviluppare e migliorare i prodotti e i servizi” destinati ai propri clienti. L’azienda, tuttavia, non ha chiarito quanti libri abbia acquistato, quando sia iniziato il programma, quali prodotti utilizzino le scansioni o se vengano effettuati controlli particolari prima della distruzione dei volumi.

Ed è proprio quest’ultimo punto a preoccupare maggiormente.

Gli ordini sospetti risalgono almeno al 2024

La storia non sembra infatti essere iniziata quest’anno.

Inc. ha trovato tracce di ordini insoliti diretti allo stesso magazzino già nel settembre 2024, quando alcuni librai avevano segnalato sul forum dedicato ai venditori Amazon una serie di acquisti apparentemente anomali.

Un venditore raccontava di aver ricevuto 68 ordini da un unico acquirente. Un altro riferiva di 48 ordini arrivati intorno alle quattro del mattino e composti esclusivamente da titoli pubblicati da University Press. Un terzo sosteneva che lo stesso account acquistasse libri dal suo negozio praticamente ogni giorno.

Un rappresentante di Amazon aveva successivamente comunicato ai venditori di aver verificato la validità degli ordini.

Non è però stato chiarito se quegli acquisti del 2024 fossero effettivamente collegati all’operazione VGT3. È una distinzione importante, perché al momento l’azienda non ha confermato pubblicamente questo collegamento.

Resta comunque il fatto che ordini di questo tipo erano già stati segnalati quasi due anni prima che l’inchiesta rendesse pubblica la vicenda.

Perché l’intelligenza artificiale ha bisogno di libri?

Il problema nasce dalla crescente fame di dati dei sistemi di intelligenza artificiale. I modelli linguistici vengono addestrati utilizzando enormi quantità di testo e, con il passare degli anni, i contenuti disponibili gratuitamente online potrebbero non essere più sufficienti a garantire la stessa qualità.

I libri rappresentano una risorsa particolarmente interessante perché contengono testi prodotti da esseri umani, spesso sottoposti a editing e pubblicati prima dell’esplosione dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale.

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E c’è un altro dettaglio fondamentale: molti di questi testi non sono disponibili online.

Un vecchio libro fuori catalogo può quindi contenere materiale che un modello di AI non potrebbe trovare semplicemente effettuando una ricerca sul web.

È proprio qui che nasce il paradosso: più un libro è prezioso come fonte di dati, maggiore potrebbe essere il rischio che qualcuno voglia comprarlo, digitalizzarlo e poi considerare inutile la copia fisica.

Il rischio per i libri fuori catalogo

Naturalmente non tutti i libri acquistati in grandi quantità sono automaticamente dei pezzi rari o insostituibili.

Il problema riguarda soprattutto i volumi fuori catalogo, difficili da reperire o dotati di caratteristiche particolari: copie con annotazioni, dediche, iscrizioni, rilegature insolite o altre caratteristiche che possono avere un valore storico e culturale indipendente dal semplice testo contenuto nelle pagine.

Leo Lo, bibliotecario e preside delle biblioteche dell’Università della Virginia, ha sottolineato proprio questo rischio: la stessa qualità che rende un libro interessante come materiale per l’addestramento dell’AI può renderlo anche una copia rara nel mondo reale.

E qui entra in gioco una questione che va oltre Amazon e l’intelligenza artificiale: un libro è davvero soltanto il suo contenuto?

Per un algoritmo potrebbe esserlo. Per un lettore, un bibliotecario o un collezionista, evidentemente no.

Scansionare un libro significa necessariamente distruggerlo?

La risposta è no.

L’Internet Archive, per esempio, digitalizza i libri fotografandone le pagine una alla volta senza necessariamente rimuovere la rilegatura. È un procedimento più complesso e meno automatizzabile, ma dimostra che la distruzione della copia fisica non è una conseguenza inevitabile della digitalizzazione.

Chris Freeland, direttore dei servizi bibliotecari dell’organizzazione, ha indicato proprio questo modello come alternativa.

Anche Lo ha osservato che creare una copia digitale non richiede di considerare l’originale come usa e getta. Tagliare la rilegatura è quindi soprattutto una scelta legata alla velocità e ai costi. In altre parole, se una macchina può scansionare più rapidamente un libro dopo averne eliminato la rilegatura, il problema non è tecnologico: è una questione di priorità.

Un precedente già arrivato in tribunale

Amazon non è l’unica azienda ad aver seguito questa strada. Documenti emersi durante una causa negli Stati Uniti hanno mostrato che Anthropic, società che sviluppa sistemi di intelligenza artificiale, aveva acquistato milioni di libri cartacei, rimuovendone le rilegature, digitalizzandoli e successivamente eliminando le copie fisiche.

La vicenda è diventata parte di una più ampia battaglia legale sul copyright e sull’utilizzo dei libri per addestrare l’intelligenza artificiale.

Un giudice statunitense ha ritenuto che la conversione uno-a-uno di libri acquistati legalmente in copie digitali potesse rientrare nel fair use, analizzando però separatamente la questione dell’utilizzo dei testi per l’addestramento dei modelli.

Questo significa che comprare un libro, digitalizzarlo e distruggerlo non rende automaticamente legale qualsiasi utilizzo successivo del suo contenuto.

Il paradosso di Amazon

La vicenda è particolarmente simbolica proprio perché riguarda Amazon. L’azienda che ha costruito il proprio impero partendo dalla vendita di libri oggi potrebbe utilizzare gli stessi libri come materia prima per una tecnologia che, almeno in parte, sta trasformando radicalmente il modo in cui produciamo e consumiamo testi.

Il libro diventa così contemporaneamente oggetto da vendere, fonte di dati e oggetto da eliminare. E forse è proprio questo l’aspetto più inquietante della storia.

La digitalizzazione può aiutare a preservare il sapere, rendendolo accessibile a milioni di persone. Ma se il processo avviene attraverso la distruzione indiscriminata degli originali, soprattutto quando si tratta di opere rare o fuori catalogo, il rischio è quello di ottenere una copia digitale sacrificando qualcosa che non potrà essere ricostruito.

Perché un’intelligenza artificiale può imparare il contenuto di un libro. Ma non può restituire una copia fisica che abbiamo deciso di distruggere.

Fonte: Inc., Georgia Fearn, “Amazon Is Buying Up Older Books and Destroying Them After Scanning. The Orders Go Back to 2024”, 17 agosto 2026. Leggi l’articolo originale su Inc.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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