Polonia, il governo respinge il piano di PiS: “Deportare gli ucraini senza lavoro è puro populismo”
Il governo della Polonia ha respinto con fermezza la proposta avanzata dal partito di opposizione Diritto e Giustizia (PiS) di deportare gli uomini ucraini in età militare che vivono in Polonia senza un regolare impiego. Una misura che, secondo il partito conservatore, dovrebbe riguardare gli uomini tra i 25 e i 60 anni che non risultano legalmente occupati nel Paese e che, in caso di ritorno al governo dopo le prossime elezioni parlamentari, sarebbe tra i primi provvedimenti adottati.
La proposta è stata definita dal ministero dell’Interno polacco come “pura assurdità e populismo”. Il governo sostiene infatti che il piano non tenga conto della situazione reale della comunità ucraina presente in Polonia e rischi di trasformare una questione complessa, legata alla guerra e all’integrazione dei rifugiati, in uno strumento di propaganda politica.
Secondo il viceministro dell’Interno Maciej Duszczyk, oltre il 90% degli uomini ucraini in età militare che vivono attualmente in Polonia è occupato. Le persone che non risultano inserite nel mercato del lavoro, ha spiegato, non sono necessariamente disoccupati che rifiutano di lavorare: tra loro ci sono anche soldati ucraini feriti che stanno seguendo percorsi di riabilitazione e genitori che si prendono cura di figli con disabilità.

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TogglePiS: “Avranno l’opportunità di combattere per il loro Paese”
La proposta è stata presentata giovedì dal PiS durante una conferenza del partito. Tobiasz Bocheński, vicepresidente del partito ed eurodeputato, ha annunciato che uno dei primi provvedimenti di un eventuale nuovo governo guidato da PiS sarebbe proprio l’espulsione degli uomini ucraini tra i 25 e i 60 anni privi di un’occupazione regolare.
Il messaggio politico è stato piuttosto diretto: secondo Bocheński, gli uomini interessati “avranno l’opportunità di combattere per la loro patria”. Il ragionamento alla base della proposta è quindi quello secondo cui chi si trova in età da combattimento dovrebbe contribuire direttamente alla difesa dell’Ucraina, invece di rimanere all’estero.
Il piano prevede inoltre la creazione di appositi centri di detenzione per le persone destinate all’espulsione e di un registro centrale degli stranieri presenti sul territorio polacco. Anche il mancato rispetto di determinati obblighi amministrativi potrebbe diventare motivo per avviare una procedura di deportazione. La proposta riguarderebbe inoltre gli ucraini che lavorano nell’economia informale, cioè senza un regolare contratto o senza essere ufficialmente registrati.
La posizione del PiS si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra la Polonia e la numerosa comunità ucraina arrivata nel Paese dopo l’inizio dell’invasione russa. Varsavia ha accolto milioni di cittadini ucraini e, negli anni della guerra, è diventata uno dei principali Paesi europei di destinazione per chi è fuggito dal conflitto.
Il governo: la realtà è molto più complessa
Per l’esecutivo polacco, però, la proposta di PiS semplifica una situazione che non può essere ridotta alla distinzione tra chi lavora e chi non lavora. I dati forniti dal Ministero dell’Interno mostrano infatti che la stragrande maggioranza degli uomini ucraini in età militare presenti in Polonia è già inserita nel mercato del lavoro.
Dietro alla percentuale restante ci sono persone che possono trovarsi in una condizione particolare proprio a causa della guerra. Un soldato ferito che sta ricevendo cure e riabilitazione, per esempio, non può essere considerato semplicemente un disoccupato. Lo stesso vale per un genitore che non può lavorare perché deve assistere quotidianamente un figlio con disabilità.
È proprio questo uno degli aspetti più contestati della proposta: l’idea di utilizzare l’occupazione come criterio per stabilire chi abbia il diritto di rimanere nel Paese rischia di non tenere conto delle condizioni personali e familiari dei singoli individui. Il governo ritiene quindi che la misura non sia soltanto difficilmente applicabile, ma anche costruita più per intercettare il malcontento di una parte dell’elettorato che per risolvere un problema concreto.
Una proposta che guarda anche alla destra polacca
La vicenda arriva in un momento delicato per il PiS, che negli ultimi mesi è stato attraversato da profonde divisioni interne. Alla fine di luglio l’ex primo ministro Mateusz Morawiecki ha lasciato il partito per fondare un proprio movimento, Rozwój Plus, contribuendo a rendere ancora più incerto il panorama della destra polacca in vista delle prossime elezioni.
Secondo i sondaggi citati dalla stampa europea, Rozwój Plus si aggirerebbe attorno all’8% dei consensi, mentre PiS sarebbe al 18%, una percentuale molto lontana dal 35% ottenuto alle elezioni parlamentari del 2023. In questo scenario, la questione dell’immigrazione e della presenza ucraina in Polonia può diventare anche uno strumento per recuperare consensi tra gli elettori più nazionalisti e contrari a una politica migratoria considerata troppo permissiva.
La proposta di deportazione sembra quindi inserirsi in una competizione politica più ampia. Da una parte c’è la necessità di gestire una situazione straordinaria provocata dalla guerra in Ucraina; dall’altra ci sono partiti che cercano di intercettare il crescente dibattito sull’immigrazione, sull’integrazione e sui costi dell’accoglienza.
Anche l’Europa cambia le regole sulla protezione degli ucraini
Il tema non riguarda soltanto la politica interna polacca. Anche l’Unione europea sta modificando progressivamente il proprio approccio alla protezione dei cittadini ucraini. Bruxelles prevede infatti di negare lo status di protezione temporanea ai nuovi cittadini ucraini di sesso maschile in età militare che arriveranno nell’Unione, mentre il regime di protezione per gli altri cittadini ucraini sarà esteso fino a marzo 2028.
La questione è particolarmente delicata perché gli uomini in età militare sono soggetti alle restrizioni previste dalla legge ucraina, che impedisce loro di lasciare liberamente il Paese. Le nuove regole europee si inseriscono quindi in un equilibrio difficile tra il diritto alla protezione internazionale e la situazione militare dell’Ucraina.

La differenza, però, resta sostanziale: la proposta di PiS riguarda persone già presenti in Polonia e prevede la possibilità di espellerle sulla base della loro situazione lavorativa. Il governo polacco, al contrario, sostiene che una misura di questo tipo non sia sostenibile né dal punto di vista pratico né da quello politico.
Una questione che rischia di diventare elettorale
La discussione sugli uomini ucraini in Polonia racconta così qualcosa di più del semplice confronto tra governo e opposizione. Mostra come, a oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, la presenza dei rifugiati ucraini stia entrando in una nuova fase del dibattito politico europeo.
Durante i primi mesi della guerra, l’accoglienza della popolazione ucraina era stata accompagnata da un forte sentimento di solidarietà in gran parte dell’Europa. Con il passare del tempo, però, la permanenza prolungata di milioni di persone ha iniziato a intrecciarsi con questioni come il lavoro, il welfare, l’accesso ai servizi e i rapporti con le comunità locali.
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In Polonia, dove il legame con l’Ucraina è particolarmente forte ma anche la competizione politica è sempre più polarizzata, il tema rischia quindi di diventare uno dei terreni principali dello scontro elettorale. Per il governo, deportare gli uomini senza lavoro è una proposta populista e irrealistica. Per PiS, invece, rappresenta una risposta alla domanda su quale debba essere il ruolo degli uomini ucraini in età militare mentre il loro Paese continua a combattere una guerra.
Il rischio, ancora una volta, è che una situazione umana e politica estremamente complessa venga ridotta a uno slogan elettorale. E che dietro una semplice categoria, quella degli “uomini ucraini senza lavoro”, finiscano per scomparire tutte le storie, le condizioni personali e le ragioni che hanno portato quelle persone a trovarsi in Polonia.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






