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13 anni fa i One Direction facevano il loro primo concerto in Italia, e probabilmente da lì non ci siamo più ripresi

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Verona, maggio 2013: quando la One Direction Infection è esplosa davvero anche qui.

Ci sono momenti della cultura pop che a ripensarci oggi sembrano quasi mitologici. Eventi che all’epoca sembravano semplicemente “una data di concerto” e che invece col tempo si sono trasformati in veri punti fermi collettivi per un’intera generazione cresciuta online. E uno di questi momenti è sicuramente il primo concerto italiano dei One Direction, tenuto il 19 maggio 2013 all’Arena di Verona.

Tredici anni fa Harry Styles, Louis Tomlinson, Niall Horan, Liam Payne e Zayn Malik salivano per la prima volta su un palco italiano davanti a migliaia di fan completamente fuori controllo. E sinceramente? Credo che da quel momento l’Italia non si sia mai davvero liberata della One Direction Infection.

Perché sì, erano già famosissimi prima di arrivare qui. What Makes You Beautiful era già ovunque, Tumblr sembrava una gigantesca fanpage dedicata ai loro video diaries e Twitter viveva praticamente di aggiornamenti, fancam e guerre tra fandom. Ma quel concerto a Verona è stato il momento in cui i One Direction sono diventati reali anche per il pubblico italiano. Non più soltanto video su YouTube caricati in qualità terribile. Non più livestream illegali bloccati dopo tre minuti. Non più interviste sottotitolate da fan account alle tre di notte. Erano davvero qui.

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L’Arena di Verona quel giorno sembrava una realtà parallela

Chi c’era probabilmente se lo ricorda ancora perfettamente. Le ore di fila sotto il sole. I treni pieni di Directioner arrivate da tutta Italia. I cartelloni fatti a mano. Le persone che piangevano già durante il soundcheck. I cori iniziati ore prima dell’apertura dei cancelli. E soprattutto quell’atmosfera assurda che oggi sembra quasi impossibile da spiegare a chi non ha vissuto davvero il fandom One Direction nel suo momento massimo.

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Perché i One Direction non erano semplicemente una boyband. Erano probabilmente il primo gruppo musicale cresciuto completamente dentro la cultura internet moderna. Erano Tumblr trasformato in esseri umani.

Erano:

  • gif reaction ovunque
  • imagines romantiche scritte da tredicenni
  • fanfiction infinite
  • Twitter update continui
  • meme interni che capivano solo le Directioner
  • ship diventate praticamente folklore online
  • ore passate a guardare interviste solo per analizzare ogni singola interazione tra loro

E tutto questo improvvisamente si era materializzato dentro l’Arena di Verona. La cosa assurda è che oggi il fandom online è diventato normalissimo. Ma nel 2013 era ancora percepito come qualcosa di estremamente intenso, quasi incomprensibile per chi non ne faceva parte. Le Directioner vivevano letteralmente online. E quando finalmente la band arrivò in Italia, sembrava quasi che internet stesso fosse uscito dallo schermo.

Quel concerto ha cambiato completamente il rapporto dell’Italia con i One Direction

È vero che avevano già tantissimi fan italiani prima del 2013. Ma dopo Verona il livello della loro popolarità qui è esploso definitivamente. Da quel momento i One Direction sono diventati inevitabili. Radio ovunque. Poster nelle edicole. Speciali televisivi. Riviste dedicate. Code davanti agli hotel. Persone che iniziavano a studiare inglese praticamente soltanto per capire meglio le interviste di Harry Styles.

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E la cosa più interessante è che tutto questo succedeva in un momento storico molto preciso di internet. Un periodo in cui i social non erano ancora completamente dominati dagli algoritmi e in cui i fandom sembravano davvero comunità enormi costruite quasi interamente dalle persone.

Twitter era il centro del mondo pop online. Tumblr era una religione. YouTube era pieno di fancam e compilation emotivamente devastanti. Instagram era ancora fatto di filtri Valencia e foto sfocate dei concerti. E i One Direction erano praticamente il collante di tutto questo ecosistema.

Riguardare oggi quei video fa un effetto quasi doloroso

La parte forse più malinconica è tornare a vedere oggi le immagini di quel concerto. Perché da una parte c’è tutta quell’energia caotica, giovane e genuinamente felice di cinque ragazzi che stavano vivendo il momento più assurdo della loro vita. Dall’altra però oggi è impossibile guardare quei video senza pensare a tutto quello che sarebbe successo dopo.

La pausa della band.
Le carriere soliste.
Le tensioni interne.
Gli anni di distanza.
La nostalgia continua che internet non ha mai davvero lasciato andare.

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La morte di Liam Payne.

E soprattutto quella sensazione collettiva che i One Direction siano diventati molto più di una band pop.

Sono diventati un simbolo preciso di un’epoca di internet.

Un momento storico in cui il fandom online sembrava ancora innocente, intensissimo e completamente totalizzante. Quando passare ore a refreshare Twitter aspettando una foto di Harry Styles sembrava sinceramente la cosa più importante del mondo.

I One Direction hanno definito un’intera generazione cresciuta online

Ed è forse proprio questo il motivo per cui ogni anniversario legato ai One Direction continua a diventare virale ancora oggi. Non è soltanto nostalgia musicale. È nostalgia per un modo specifico di vivere internet, l’adolescenza e la cultura pop. Per un periodo in cui aspettare un videoclip era un evento globale, i fandom sembravano enormi famiglie disfunzionali, le fanfiction venivano lette come romanzi seri, Tumblr decideva praticamente tutta l’estetica online e le boyband erano ancora capaci di monopolizzare completamente la conversazione pop mondiale. E forse nessun gruppo ha incarnato tutto questo meglio dei One Direction.

Anche perché, guardando la cultura pop di oggi, è difficile immaginare un’altra band capace di creare lo stesso livello di ossessione collettiva organica. Oggi tutto sembra più veloce, più frammentato, più consumato rapidamente. I One Direction invece sono rimasti. Magari in forme diverse. Magari attraverso la nostalgia. Magari tramite TikTok pieni di video edit con Night Changes in sottofondo. Ma sono rimasti.

E forse basta questo per capire quanto quel concerto a Verona del 2013 sia stato molto più di una semplice data italiana. È stato il momento in cui un’intera generazione ha capito di appartenere davvero a qualcosa.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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