Flotilla per Gaza, le accuse degli attivisti fermati da Israele: “Picchiati, ammanettati e derisi”
La vicenda della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza sta assumendo contorni sempre più gravi dopo le testimonianze degli attivisti e dei giornalisti fermati dalle autorità israeliane. Tra le voci più forti c’è quella di Alessandro Mantovani, reporter de Il Fatto Quotidiano, che nelle ultime ore ha raccontato quanto sarebbe accaduto dopo l’abbordaggio dell’imbarcazione su cui si trovava insieme ad altri partecipanti alla missione umanitaria.
Mantovani, rientrato in Italia insieme al deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, parla apertamente di violenze fisiche, umiliazioni e trattamenti degradanti. «Siamo stati incatenati e ammanettati, io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno», ha raccontato il giornalista, descrivendo ore di caos e paura dopo l’intervento delle forze israeliane.
Secondo il suo racconto, gli attivisti sarebbero stati trasferiti su quella che lui definisce una “nave prigione”, dove molti fermati sarebbero stati picchiati. «Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall’esterno», ha dichiarato. Mantovani sostiene inoltre che durante l’operazione alcuni partecipanti abbiano riportato sospette fratture alle costole e alle braccia.

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Toggle“Ci hanno sparato contro”: il racconto dell’abbordaggio in mare
Il giornalista racconta che la loro imbarcazione, il peschereccio Kasr-I Sadabad, sarebbe stata intercettata mentre si trovava ancora in acque internazionali, a circa cento miglia da Port Said e ben lontana da Gaza. «Le forze israeliane hanno sparato contro la nostra barca diversi colpi, non saprei dire che tipo di proiettili, per farci mettere a prua», ha spiegato.
Le forze israeliane hanno sparato contro la nostra barca diversi colpi, non saprei dire che tipo di proiettili, per farci mettere a prua. Poi una volta prelevati siamo stati portati con una corvetta alla seconda nave prigione. Lì siamo stati incatenati e ammanettati, io sono stato spogliato, mi hanno buttato gli occhiali da vista e lasciato in costume da bagno. Siamo stati picchiati e presi a calci, noi anche meno degli altri: sentivo le urla degli attivisti, qualche costola di sicuro qualcuno se l’è rotta. Su quella seconda nave container quasi tutti quelli che arrivavano, eravamo circa 180, hanno preso le botte.
Secondo gli attivisti, l’intera missione aveva carattere esclusivamente umanitario e trasportava aiuti destinati alla popolazione palestinese. Israele, invece, continua a sostenere che il blocco navale attorno a Gaza sia legittimo e necessario per motivi di sicurezza legati al conflitto con Hamas (probabilmente il blocco navale gli è stato promesso 3000 anni fa).
Ma al di là della questione politica e militare, sono soprattutto le immagini e le testimonianze successive ai fermi ad aver provocato indignazione internazionale.
Le immagini dei fermati bendati hanno provocato uno scontro diplomatico
A far esplodere definitivamente la polemica sono state le immagini pubblicate dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Ben Gvir, nelle quali alcuni fermati appaiono inginocchiati, bendati e derisi. Le fotografie hanno immediatamente provocato reazioni durissime anche in Italia.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito quanto accaduto “un trattamento incivile di persone fermate illegalmente”, parlando di gesto “infimo” riferendosi alla pubblicazione delle immagini da parte del ministro israeliano.
Anche Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno preso posizione con parole molto dure, definendo le immagini “inaccettabili” e sostenendo che sia stata “superata la linea rossa”. Il governo italiano ha chiesto formalmente spiegazioni a Israele e convocato l’ambasciatore israeliano, una decisione presa anche da altri Paesi europei come Francia e Spagna.
Ed è abbastanza raro vedere reazioni così nette e coordinate da parte di governi europei rispetto alle azioni israeliane legate al conflitto di Gaza. Segno che questa volta il caso rischia davvero di trasformarsi in un incidente diplomatico molto più grande.
Carotenuto: “Ho sentito donne denunciare violenze sessuali”
Tra le testimonianze più pesanti c’è anche quella del deputato M5S Dario Carotenuto, che racconta di essere stato colpito violentemente durante il fermo. «Ho ricevuto un pugno nell’occhio che per un po’ mi ha accecato», ha dichiarato dopo il rientro in Italia. Ma le sue parole più preoccupanti riguardano quanto avrebbe sentito da altre persone fermate durante le ore successive all’abbordaggio. «Ho sentito donne denunciare violenze sessuali. Siamo molto preoccupati per gli attivisti che sono ancora lì e non sappiamo cosa stiano subendo», ha raccontato.
Al momento non esistono ancora conferme indipendenti sulle accuse più gravi emerse nelle testimonianze degli attivisti, ma il racconto di Mantovani e Carotenuto sta già alimentando richieste internazionali di chiarimenti e possibili indagini sul trattamento riservato ai partecipanti della missione.
Secondo quanto riferito dagli stessi fermati, agli attivisti sarebbero stati anche fatti firmare documenti contenenti “dichiarazioni non vere”, circostanza che, se confermata, aggraverebbe ulteriormente la situazione diplomatica.
La Flotilla è diventata il simbolo della frattura internazionale su Gaza
La vicenda della Global Sumud Flotilla ormai va ben oltre il semplice tentativo di raggiungere Gaza via mare. È diventata il simbolo di una tensione internazionale sempre più ingestibile attorno alla guerra nella Striscia e soprattutto attorno al ruolo di Israele nella gestione del conflitto.
Da mesi ONG, attivisti e organizzazioni umanitarie denunciano la situazione drammatica della popolazione palestinese, parlando di fame, mancanza di medicinali e blocco degli aiuti. In questo contesto, la Flotilla aveva assunto un valore soprattutto simbolico: dimostrare che esiste ancora una parte della società civile internazionale disposta a sfidare apertamente il blocco imposto da Israele.
E proprio per questo quanto accaduto rischia di avere conseguenze politiche molto più grandi delle singole imbarcazioni fermate. Perché ormai ogni episodio legato a Gaza sta diventando uno scontro globale tra governi, opinione pubblica, attivisti e diplomazie internazionali. E le immagini di civili inginocchiati, bendati e derisi pubblicamente rischiano di diventare uno dei simboli più controversi di questa fase del conflitto.
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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty


