Le cose che mi aiutano quando entro in modalità burnout

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Non penso di essere l’unica a vivere costantemente a metà tra “girlboss” e collasso mentale. Ci sono periodi in cui mi sento improvvisamente capace di fare tutto: lavorare, guardare serie, rispondere ai messaggi, sistemare la stanza, avere hobby, bere abbastanza acqua, persino aprire Notion con l’illusione di avere finalmente una vita organizzata. E poi ci sono quei momenti in cui il mio cervello decide semplicemente di smettere di collaborare. Ed è lì che entro ufficialmente in modalità burnout.

Quella fase stranissima in cui:

  • qualsiasi notifica sembra aggressiva
  • anche scegliere cosa guardare su Netflix diventa stancante
  • hai venti tab aperte e zero energia mentale
  • il tuo screen time è terrificante ma continui comunque a scrollare

Negli anni ho accumulato una serie di oggetti comfort completamente inutili per alcune persone ma essenziali per il mio equilibrio mentale quando entro in quella modalità “non voglio parlare con nessuno ma nemmeno stare da sola coi miei pensieri”. E sinceramente? Alcune di queste cose mi aiutano davvero tantissimo.

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Consigli per sopravvivere al burnout

Una coperta pesata perché il mio sistema nervoso evidentemente ha bisogno di essere schiacciato

Non so come spiegarlo scientificamente, ma le weighted blanket funzionano in modo inquietantemente efficace. C’è qualcosa nel peso costante addosso che riesce a calmare il cervello quando senti di essere overstimulated da qualsiasi cosa. La uso soprattutto mentre guardo serie, quando lavoro al computer per troppe ore e anche durante quei giorni in cui tutto sembra leggermente troppo. E no, non risolve magicamente il burnout. Però aiuta a rallentare quella sensazione di ansia continua che spesso arriva insieme alla stanchezza mentale.

Le luci calde cambiano veramente l’umore di una stanza

Una delle cose che ho capito crescendo è che la luce bianca del soffitto è nemica della salute mentale. Quando entro in burnout, qualsiasi ambiente troppo “freddo” mi fa sentire ancora più stanca. Per questo ormai vivo praticamente circondata da:

È una cosa stupida? Forse sì. Ma trasformare la stanza in qualcosa che sembra una comfort series dei primi anni 2000 aiuta più di quanto voglia ammettere.

Il Kindle ha distrutto il mio doomscrolling serale

Uno dei problemi peggiori del burnout è che il cervello vuole riposare ma continua comunque a cercare stimoli. Ed è così che finisci a scrollare TikTok per tre ore sentendoti sempre peggio. Da quando ho iniziato a usare il Kindle la sera, quella spirale si è ridotta tantissimo. Non perché improvvisamente io sia diventata una persona disciplinata e spiritualmente evoluta, ma perché leggere riesce a rallentare il cervello in un modo che i social non fanno mai. E soprattutto: niente notifiche. Che nel 2026 ormai è praticamente lusso estremo.

Leggi anche: Kindle Unlimited: vale davvero la pena fare l’abbonamento?

3ee427e3d7acfeaf14d58325c08ce148-1024x1024 Le cose che mi aiutano quando entro in modalità burnout

Le cuffie noise cancelling sono il mio vero supporto emotivo

Penso sinceramente che le cuffie noise cancelling siano uno degli acquisti migliori che abbia mai fatto. Quando entro in burnout, il problema principale è che tutto sembra troppo:

  • troppi rumori
  • troppe persone
  • troppi stimoli
  • troppi pensieri contemporaneamente

Mettere le cuffie e isolarmi un attimo dal mondo riesce a farmi sentire immediatamente meno sovraccarica. Anche solo ascoltare pioggia finta, playlist lo-fi o colonne sonore di film mi aiuta tantissimo a regolare il cervello quando sento che sta andando in buffering.

Ho iniziato a romanticizzare il tè come meccanismo di sopravvivenza

C’è qualcosa di profondamente terapeutico nel preparare una bevanda calda quando stai male mentalmente. Negli ultimi anni ho sviluppato una quantità leggermente preoccupante di ossessione per:

  • tè verdi
  • matcha
  • tisane calmanti
  • tazze aesthetic comprate online perché “questa mi farà sicuramente diventare una persona migliore”

Spoiler: non funziona così. Però il rituale aiuta davvero. Fermarsi cinque minuti a preparare qualcosa invece di vivere costantemente in modalità consumo automatico riesce a interrompere almeno per un attimo quella sensazione di cervello fritto da internet. Mi sento di consigliarvi quete tisanine, che sono 60 e potrebbero durarvi anche per due mesi, e in più hanno diversi gusti.

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La cosa che aiuta di più probabilmente è smettere di sentirsi produttivi per forza

Il problema del burnout online è che internet ti convince continuamente che dovresti stare facendo qualcosa. Migliorarti. Monetizzare un hobby. Ottimizzare il tempo. Trasformare qualsiasi interesse in produttività. E quindi anche il riposo finisce per diventare performativo. Una delle cose più difficili che sto cercando di imparare è smettere di trattare ogni momento libero come qualcosa da giustificare. A volte il cervello è semplicemente stanco. A volte non serve “fixare” tutto immediatamente.

A volte serve soltanto spegnere le notifiche, guardare una sitcom già vista dodici volte (le mie sono New Girl, Modern Family e il live action di Cenerentola), bere qualcosa di caldo, stare sotto una coperta e soprattutto lasciare il telefono lontano per un’ora. Che detto così sembra il consiglio più banale del mondo. Però internet ci ha abituati così tanto all’iperstimolazione continua che ormai anche il silenzio sembra quasi illegale.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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