Il Diavolo veste Prada: i make-up iconici del film che ancora oggi dettano tendenza

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A quasi vent’anni dall’uscita, Il diavolo veste Prada continua a influenzare non solo la moda, ma anche il mondo del beauty in modo sorprendentemente attuale. Se il film è rimasto impresso nell’immaginario collettivo per i suoi outfit iconici e per il personaggio glaciale e indimenticabile di Miranda Priestly, c’è un altro elemento che spesso passa più inosservato ma che merita un’analisi più attenta: il make-up. Apparentemente semplice, quasi invisibile, in realtà è uno degli strumenti narrativi più efficaci del film, capace di raccontare trasformazioni, gerarchie e identità senza bisogno di parole.

Oggi, con il ritorno dell’estetica minimalista e del cosiddetto “no-makeup makeup”, il trucco di The Devil Wears Prada viene riscoperto come una delle rappresentazioni più moderne e coerenti di eleganza beauty mai viste sul grande schermo. Il ritorno di questo tipo di estetica non è casuale, ma si inserisce in un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepito il make-up.

Leggi la recensione senza spoiler di Il Diavolo veste Prada 2.

Dopo anni caratterizzati da look estremi, tecniche elaborate e trasformazioni radicali, si sta tornando a una dimensione più essenziale, in cui il trucco diventa uno strumento per esprimere sé stessi e non per nascondersi. Ed è proprio qui che il modello proposto da Il diavolo veste Prada torna a essere rilevante: non come semplice riferimento estetico, ma come approccio.

Per ricreare oggi un look ispirato al film non servono molti prodotti, ma quelli giusti: una buona base skincare, un fondotinta leggero o una BB cream, un correttore luminoso, mascara e sopracciglia curate, completati da un rossetto nude o un gloss naturale. Su Amazon si trovano facilmente sia alternative high-end sia opzioni più economiche, rendendo questo stile estremamente accessibile e adattabile a diverse esigenze.

Il Diavolo veste Prada 2: il make up virale ancora oggi

Il make-up come narrazione: la trasformazione di Andy

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Il Diavolo veste Prada

Uno degli elementi più riusciti del film è proprio il modo in cui il make-up accompagna e sottolinea la trasformazione di Andy Sachs, senza mai risultare eccessivo o didascalico. All’inizio della storia, Andy appare completamente estranea al mondo della moda: il suo trucco è essenziale, quasi impercettibile, con una pelle naturale, pochissimo mascara e labbra appena accennate. Non è una scelta casuale, ma un modo preciso per raccontare visivamente la sua distanza da quell’ambiente fatto di apparenza, controllo e perfezione estetica.

Con il passare del tempo, però, il cambiamento diventa progressivo e credibile: lo sguardo si definisce, la pelle appare più uniforme, le labbra più curate. Non si arriva mai a un trucco pesante o teatrale, ma a una versione più consapevole e costruita di sé stessa. È proprio questa gradualità a rendere il make-up così efficace: non trasforma Andy in qualcun altro, ma mostra come si adatti e in parte si perda nel mondo che la circonda.

Miranda Priestly: il potere della semplicità

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Il Diavolo veste Prada

Se Andy rappresenta il cambiamento, Miranda Priestly è l’incarnazione della stabilità e del controllo assoluto. Il suo make-up è uno degli esempi più chiari di come la semplicità possa diventare sinonimo di potere. Non c’è nulla di vistoso nel suo look: la base è perfetta ma mai pesante, gli occhi sono definiti con discrezione, le labbra restano su tonalità neutre e sofisticate. Eppure, proprio questa essenzialità costruisce un’immagine fortissima, autorevole, quasi intoccabile. È quello che oggi viene spesso definito “power makeup”, un approccio in cui il trucco non serve a stupire, ma a consolidare una presenza.

Per replicare questo tipo di estetica, la chiave è puntare su pochi prodotti ma di qualità, capaci di lavorare sulla pelle più che coprirla. Brand come Giorgio Armani Beauty, Lancôme o Charlotte Tilbury offrono prodotti perfetti per ottenere questo effetto naturale ma curato. Vi proponiamo dei fondotinta luminosi e rossetti nude ispirati a questo stile, rendendo accessibile un’estetica che nel film appare esclusiva ma che oggi può essere reinterpretata in modo molto più democratico.

Emily: precisione, controllo e perfezione estetica

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Accanto a Miranda e Andy, il personaggio di Emily Charlton rappresenta una terza via nel racconto beauty del film, forse la più sottovalutata ma anche una delle più interessanti. Il suo make-up è impeccabile, sempre perfettamente in ordine, quasi rigido nella sua esecuzione. A differenza della naturalezza evolutiva di Andy o dell’essenzialità autoritaria di Miranda, Emily incarna un’estetica più costruita e disciplinata, in cui ogni dettaglio è controllato. La pelle è opaca e uniforme, lo sguardo definito con precisione, le labbra spesso leggermente più marcate ma sempre coerenti con il contesto professionale. È un trucco che comunica tensione, ambizione e desiderio di perfezione, riflettendo perfettamente il suo ruolo all’interno della redazione.

Questo tipo di make-up è ancora oggi molto attuale, soprattutto in contesti lavorativi dove l’immagine diventa parte integrante della performance. Per ricrearlo, si può puntare su prodotti long-lasting e ad alta definizione: fondotinta opacizzanti, ciprie leviganti, eyeliner sottili e mascara volumizzanti. Anche in questo caso, vi proponiamo soluzioni adatte, dai prodotti professionali a quelli più accessibili, perfetti per ottenere un look preciso e duraturo durante tutta la giornata.

Un’estetica che anticipava le tendenze

Guardando oggi Il diavolo veste Prada, è quasi sorprendente rendersi conto di quanto il suo approccio al make-up fosse avanti rispetto al contesto del 2006. In quegli anni dominavano look molto più costruiti, con occhi marcati, eyeliner evidenti e labbra protagoniste, spesso abbinate a tecniche di contouring più pesanti. Il film, invece, sceglie una direzione completamente diversa, puntando su un’estetica pulita, sofisticata e incredibilmente moderna.

La pelle appare vera, luminosa ma non lucida, il trucco è pensato per valorizzare e non per trasformare. È esattamente ciò che oggi viene identificato come “clean beauty” o “no-makeup makeup”, una tendenza che domina social, passerelle e campagne pubblicitarie. In questo senso, il film non solo rifletteva un gusto preciso, ma anticipava una direzione che il mondo beauty avrebbe abbracciato anni dopo.

Il motivo per cui il make-up di Il diavolo veste Prada continua a essere così attuale è legato alla sua capacità di andare oltre le mode. Non è costruito per inseguire una tendenza, ma per raccontare personaggi e dinamiche in modo coerente e credibile. Questo lo rende intrinsecamente senza tempo. Non cerca di catturare l’attenzione con effetti spettacolari, ma di costruire un’identità visiva solida, riconoscibile e raffinata.

In un momento storico in cui il beauty si muove sempre più verso autenticità, personalizzazione e semplicità, questo approccio appare ancora più contemporaneo. In fondo, il vero insegnamento del film non riguarda solo abiti o carriere, ma anche il modo in cui ci presentiamo al mondo: con consapevolezza, precisione e a volte con una semplicità che è tutt’altro che banale.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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