Il Diavolo veste Prada 2: cosa dice la critica sul sequel più atteso del 2026
A quasi vent’anni dal successo del primo film, Il Diavolo veste Prada torna al cinema con un sequel che inevitabilmente divide: Il Diavolo veste Prada 2 è uno dei titoli più discussi del momento, e le prime recensioni della critica internazionale offrono un quadro tutt’altro che uniforme. Tra entusiasmo, nostalgia e qualche perplessità, il ritorno di Miranda Priestly e del mondo della moda newyorkese sembra oscillare continuamente tra operazione riuscita e occasione mancata.

Partiamo dal presupposto che non ho ancora visto il film (e non so quando lo vedrò), per cui questo articolo è privo di spoiler, ma serve solo ad analizzare quello che la critica sta dicendo di uno dei film sequel più attesi di quest’anno.
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ToggleIl Diavolo veste Prada 2: un ritorno elegante ma non sempre necessario
Una delle osservazioni più ricorrenti nelle recensioni riguarda proprio la natura del film: molti critici lo descrivono come un sequel ben confezionato, capace di ritrovare il tono e l’estetica del primo capitolo, ma non sempre in grado di giustificare davvero il suo ritorno. Il fascino visivo, i dialoghi taglienti e l’atmosfera glamour sono ancora presenti, e per molti rappresentano un elemento sufficiente per rendere l’esperienza piacevole. Allo stesso tempo, però, emerge una sensazione diffusa di déjà-vu.
«Il film ci ripropone alcune scene classiche del primo film: Andy che chiacchiera con Nigel alla mensa; Nigel che sceglie qualcosa da far indossare all’ingrato Andy, questa volta per una gita a casa di Miranda negli Hamptons; Andy in viaggio verso la mecca della moda (Milano); Andy che si dà da fare freneticamente dietro le quinte per proteggere Miranda da un perfido colpo di mano aziendale. E per gli intenditori di DWP, c’è persino un’uscita per l’orribile maglione blu in misto poliestere di Andy che Nigel trovava così irritante ai tempi. Si tratta di un intrattenimento bonario e vivace. Regge bene il passare del tempo», scrive Peter Bradshaw sul The Guardian.
Alcuni recensori sottolineano come Il Diavolo veste Prada 2 sembri costruito più sulla memoria del pubblico che su una reale necessità narrativa, affidandosi a dinamiche già viste e a un immaginario ormai consolidato. Il risultato è un equilibrio delicato: funziona come intrattenimento, ma lascia aperta la domanda sul perché questo sequel sia arrivato proprio ora.
«Ciò di cui questo «Devil» non ha bisogno è riproporre così tanti elementi della trama e della direzione narrativa del primo film. È divertente vedere la Streep e la Hathaway che si prendono in giro a vicenda, ma il fatto che Andy debba impegnarsi così tanto per riconquistare Miranda sembra semplicemente ripetitivo. E anche il terzo atto del film sembra fin troppo simile a quello dell’originale», scrive Brian Truitt per USA Today.
Un altro elemento centrale nelle recensioni è il peso della nostalgia. Il ritorno di personaggi iconici e di un universo così riconoscibile rappresenta senza dubbio uno dei punti di forza del film. La critica riconosce che il sequel sa esattamente cosa il pubblico si aspetta e, almeno in parte, riesce a offrirlo. Tuttavia, proprio questa consapevolezza rischia di diventare un limite. Diversi commenti evidenziano come il film si muova in una zona di comfort, evitando scelte davvero coraggiose. Più che reinventare la storia o proporre nuove prospettive, Il diavolo veste Prada 2 sembra preferire una continuità rassicurante, che però riduce l’impatto complessivo.
In questo senso, la nostalgia viene percepita come una leva efficace ma non sufficiente: funziona nel breve termine, ma non sempre lascia un segno duraturo.
Personaggi e interpretazioni: il punto di forza
Se c’è un aspetto su cui la critica è più compatta, è quello legato alle interpretazioni. Il ritorno dei personaggi principali viene accolto con favore, e molti sottolineano come il carisma e la presenza scenica del cast riescano ancora a sostenere gran parte del film. In particolare, il personaggio di Miranda Priestly continua a essere il cuore della storia, una figura che conserva intatto il suo fascino e la sua autorità. Anche gli altri protagonisti contribuiscono a ricreare quell’alchimia che aveva reso il primo film così memorabile, offrendo momenti che richiamano direttamente lo spirito originale.

«Mentre la Hathaway e Tucci hanno una chimica calorosa che riescono a riaccendere, il vero ritorno al passato che funziona meglio è la relazione tra Andy ed Emily. C’è affiatamento, ci sono scontri e tutto ciò che sta in mezzo, mentre il film cerca di sviluppare un po’ di più il personaggio di Blunt, e questo compensa le cose che non funzionano. Come la storia d’amore forzata tra Andy e Peter (Brammall), il simpatico imprenditore edile australiano. Lui è un’aggiunta dimenticabile, mentre Theroux spicca nel ruolo dell’interesse amoroso di Blunt, un tecnico informatico esilarante e goffo, appassionato di IA», scrive sempre Brian Truitt per USA Today.
«Hathaway mantiene la sua affabilità e il suo coraggio nonostante il suo personaggio diventi sempre più disilluso, mentre il tempismo comico e i lampi di vulnerabilità della Blunt impediscono al film di diventare troppo serio. Tucci, nei panni di Nigel, il fedele braccio destro di Miranda, torna a essere la spalla su cui piangere, impreziosita dal suo fazzoletto da taschino, anche se ha qualche gradito momento per mettersi in luce. Intorno a loro, il mondo del film rimane un parco giochi drappeggiato di taffetà attraverso il quale i personaggi sfoggiano completi firmati da capogiro, ricordandoci perché rischiano tutto per Runway.
E al suo epicentro, la Streep ci permette di addentrarci un po’ più a fondo nella psiche di Miranda senza perdere quella magnetica elusività. Il suo potere sopravvive intatto, anche se non le viene dato un avversario degno su cui scatenarlo».
Beth Webb, Empire
È proprio grazie a queste performance che Il Diavolo veste Prada 2 riesce a mantenere una certa solidità, anche quando la sceneggiatura appare meno incisiva.
Un mondo cambiato (e difficile da raccontare)
Molti critici de Il Diavolo veste Prada 2 mettono in evidenza anche un altro aspetto: il contesto in cui si muove il sequel è profondamente diverso rispetto a quello del 2006. Il mondo della moda, dell’editoria e dei media è cambiato radicalmente, e Il diavolo veste Prada 2 prova a confrontarsi con questa trasformazione. Il risultato, però, non convince sempre. Alcune recensioni apprezzano il tentativo di aggiornare il racconto e di inserire tematiche contemporanee, mentre altre sottolineano come questo passaggio risulti meno fluido, quasi forzato. Il film sembra diviso tra il desiderio di restare fedele al passato e la necessità di raccontare il presente, senza trovare sempre un equilibrio efficace.
«Per i giornalisti, questa è una storia da film dell’orrore, per quanto la si possa abbellire con stile e sfarzo. Ogni vittoria viene celebrata in grande stile, ma viene comunque esplicitamente definita come una vittoria di Pirro. Nessuna combinazione di tacchi a spillo e scarpe comode può mitigare il fatto che l’integrità, il talento, il duro lavoro e la dedizione nel trattare con serietà ogni cosa, dalla moda al cinema, corrono un pericolo costante di estinzione», scrive David Fear per il Rolling Stone.
Questa tensione si riflette nel tono generale, che appare più riflessivo e meno brillante rispetto al primo capitolo.

Nel complesso, le recensioni di Il Diavolo veste Prada 2 delineano un film che difficilmente mette tutti d’accordo. Non si tratta di un fallimento, ma nemmeno di un ritorno trionfale: è piuttosto un sequel solido, a tratti coinvolgente, ma limitato da scelte narrative poco ambiziose. Per alcuni è un piacevole tuffo nel passato, capace di intrattenere e di far ritrovare personaggi amati. Per altri è un’operazione troppo prudente, che non riesce a replicare l’impatto culturale del primo film.
Guardando alle reazioni della critica, Il Diavolo veste Prada 2 si presenta come un film che probabilmente piacerà soprattutto ai fan del primo capitolo. Chi cerca qualcosa di nuovo o di sorprendente potrebbe restare più tiepido, mentre chi desidera ritrovare atmosfere familiari potrebbe apprezzarlo di più. In ogni caso, una cosa è chiara: il ritorno di questo universo continua a far discutere, segno che, anche a distanza di anni, il fascino de Il Diavolo veste Prada non si è ancora esaurito.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






