Paris Jackson contro il biopic su Michael Jackson: “Pieno di bugie, non è la mia verità”
Il biopic dedicato a Michael Jackson, intitolato Michael e uscito il 24 aprile 2026, è già al centro di una polemica che rischia di accompagnarlo a lungo. A scatenarla non è stata una recensione negativa o una reazione del pubblico, ma le parole molto dure della figlia dell’artista, Paris Jackson, che ha deciso di prendere pubblicamente le distanze dal progetto. Il suo intervento ha immediatamente acceso il dibattito, non solo sulla qualità del film, ma soprattutto sulla sua attendibilità e sul modo in cui Hollywood racconta storie vere.
In un momento in cui i biopic musicali stanno vivendo una nuova età dell’oro, le sue dichiarazioni arrivano come una vera e propria rottura, mettendo in discussione un genere che spesso viene percepito come una forma di racconto “autorizzato” o comunque vicino alla realtà. Paris Jackson non si è limitata a una critica generica, ma ha espresso un giudizio molto preciso e diretto sul film, accusandolo apertamente di distorcere la realtà. In uno sfogo condiviso sui social, ha dichiarato senza mezzi termini: “È tutto edulcorato, pieno di bugie. E io non c’entro nulla”. Parole che pesano, soprattutto perché arrivano da una persona che quella storia l’ha vissuta in prima persona.
La critica di Paris Jackson al film Michael

Secondo Paris, il problema principale del film è proprio la costruzione di una narrazione troppo “pulita”, che elimina le complessità e le contraddizioni della figura di suo padre per restituire un’immagine più semplice e facilmente digeribile dal grande pubblico. Non si tratta quindi solo di una questione di dettagli sbagliati, ma di un’impostazione narrativa che, a suo dire, altera il senso stesso della storia.
Entrando ancora più nel dettaglio, Paris Jackson ha sottolineato come la sceneggiatura contenga numerose inesattezze, alcune delle quali particolarmente gravi. “La narrazione è controllata… ci sono molte inesattezze, vere e proprie bugie”, ha spiegato, evidenziando come il film non sia semplicemente una reinterpretazione artistica, ma qualcosa che rischia di essere percepito come verità dal pubblico. Questo è uno dei punti più delicati della sua critica: quando un biopic racconta una figura reale, soprattutto una così iconica come Michael Jackson, il confine tra finzione e realtà diventa estremamente sottile, e il rischio di influenzare la memoria collettiva è concreto.
Il discorso di Paris, però, non si limita al singolo film, ma si allarga a una riflessione più ampia sull’industria cinematografica. “Questi biopic sono Hollywood… è un mondo di fantasia. Non è reale”, ha affermato, mettendo in discussione l’intero sistema che produce questo tipo di opere. Secondo lei, il problema non è solo cosa viene raccontato, ma come viene raccontato: i biopic tendono a privilegiare la spettacolarizzazione e l’intrattenimento rispetto alla complessità dei fatti, creando versioni “semplificate” che finiscono per sostituirsi alla realtà. È una critica che tocca un nervo scoperto, soprattutto in un’epoca in cui il pubblico cerca sempre più autenticità nei contenuti.

Un altro elemento centrale della polemica riguarda il coinvolgimento diretto di Paris Jackson nel progetto. La figlia del cantante ha infatti chiarito di aver inizialmente avuto un contatto con la produzione, arrivando a leggere una prima versione della sceneggiatura e a proporre alcune modifiche. Tuttavia, queste osservazioni sarebbero state ignorate, portandola a prendere una decisione netta: “Non voglio avere niente a che fare con questo film”.
Una presa di distanza che non è solo simbolica, ma che evidenzia una frattura reale tra chi racconta la storia e chi ne è parte. “Ho detto la mia, non mi hanno ascoltata… quindi mi sono tirata indietro”, ha aggiunto, lasciando intendere che il dialogo con la produzione si sia interrotto proprio su questioni di contenuto.
Nonostante le critiche, Paris Jackson ha riconosciuto che il film potrebbe comunque incontrare il favore del pubblico, in particolare dei fan più affezionati del padre. “Il film strizza l’occhio a una sezione molto specifica dei fan… e loro ne saranno felici”, ha spiegato, sottolineando come il progetto sembri pensato per soddisfare determinate aspettative più che per offrire un ritratto completo e sfaccettato. È un’osservazione interessante, perché evidenzia un’altra dinamica tipica dei biopic: quella di costruire narrazioni che confermano ciò che il pubblico vuole vedere, piuttosto che metterlo di fronte a verità scomode.
La sua conclusione è forse la parte più emblematica di tutta la vicenda: “Il film vi piacerà… ma non tiratemi dentro”. Una frase che riassume perfettamente il suo atteggiamento, diviso tra la consapevolezza del successo potenziale del film e la volontà di non esserne associata. In poche parole, Paris Jackson lascia libertà al pubblico di apprezzare il biopic, ma rivendica il diritto di dissociarsi da una narrazione che non riconosce come propria. Insieme a lei, anche anche Janet Jackson e Randy Jackson sono della stessa opinione.

L’intera vicenda solleva interrogativi importanti sul ruolo dei biopic oggi. Raccontare la vita di una figura complessa come Michael Jackson significa inevitabilmente fare delle scelte: cosa includere, cosa escludere, come interpretare eventi controversi. Ma quando queste scelte vengono percepite come distorsioni da chi ha vissuto quei fatti, il dibattito si sposta inevitabilmente su un piano più profondo. Non si tratta più solo di cinema, ma di memoria, verità e rappresentazione.
In questo senso, le parole di Paris Jackson non sono solo una polemica isolata, ma un contributo a una discussione più ampia sul modo in cui l’industria dell’intrattenimento costruisce e racconta le storie vere. E mentre il pubblico continua a essere attratto da questi racconti, resta aperta una domanda fondamentale: quanto di ciò che vediamo sullo schermo è davvero fedele alla realtà, e quanto invece è il risultato di una narrazione pensata per funzionare, prima di tutto, come spettacolo?
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






