David di Donatello 2026: il trionfo di Le città di pianura racconta un cinema italiano sempre più politico e lontano dal mainstream

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C’erano i premi, certo. Ma ai David di Donatello 2026 c’era soprattutto un’altra cosa: la sensazione che il cinema italiano stia cercando disperatamente di capire chi vuole essere oggi. E no, non è stata una delle solite edizioni “istituzionali” da guardare distrattamente mentre si scrolla TikTok. Tra discorsi politici, standing ovation, polemiche sul palco e un trionfo quasi totale di Le città di pianura, la 71esima edizione dei David è sembrata molto più vicina a un festival europeo che alla classica celebrazione patinata del cinema italiano. Il film di Francesco Sossai ha dominato la serata con otto premi, imponendosi come vero simbolo di questa edizione. 

E già questo racconta parecchio del momento che sta vivendo il nostro cinema.

“Le città di pianura” non è solo un film vincitore: è il simbolo di un nuovo cinema italiano

Chi si aspettava il solito trionfo del grande nome “mainstream” probabilmente è rimasto spiazzato. Perché Le città di pianura non è il classico film costruito per piacere a tutti. È un’opera più autoriale, più lenta, più emotiva, molto distante dal cinema italiano commerciale che negli ultimi anni ha monopolizzato il botteghino. Eppure ha convinto l’Accademia quasi all’unanimità. Francesco Sossai ha vinto la Miglior Regia, mentre Sergio Romano si è portato a casa il premio come Miglior Attore Protagonista proprio grazie alla sua interpretazione nel film. 

Le_città_di_pianura David di Donatello 2026: il trionfo di Le città di pianura racconta un cinema italiano sempre più politico e lontano dal mainstream

La sensazione è che i David abbiano voluto mandare un messaggio molto preciso: il cinema italiano non vuole essere soltanto intrattenimento da piattaforma. Vuole tornare a essere “cinema d’autore”, con tutto quello che comporta: rischio, sperimentazione, identità politica e linguaggio personale. Ed è interessante che questo arrivi proprio in un momento in cui l’industria audiovisiva italiana sembra sempre più dominata da algoritmi, remake e contenuti pensati per funzionare meglio nei cataloghi streaming che nelle sale.

Tutti i vincitori principali dei David di Donatello 2026

Ecco i premi più importanti assegnati durante la serata (i vincitori sono in grassetto):

Miglior film

Cinque secondi — regia di Paolo Virzì

Fuori — regia di Mario Martone

La grazia — regia di Paolo Sorrentino

Le assaggiatrici — regia di Silvio Soldini

Le città di pianura — regia di Francesco Sossai

Miglior regia

Mario Martone — Fuori

Gabriele Mainetti — La città proibita

Paolo Sorrentino — La grazia

Silvio Soldini — Le assaggiatrici

Francesco Sossai — Le città di pianura

Miglior esordio alla regia

Ludovica Rampoldi — Breve storia d’amore

Margherita Spampinato — Gioia mia

Greta Scarano — La vita da grandi

Alissa Jung — Paternal leave

Alberto Palmiero — Tienimi presente

Miglior sceneggiatura originale

Cinque secondi — Francesco Bruni, Carlo Virzì, Paolo Virzì

Duse — Letizia Russo, Guido Silei, Pietro Marcello

Gioia mia — Margherita Spampinato

La grazia — Paolo Sorrentino

Le città di pianura — Francesco Sossai, Adriano Candiago

Miglior sceneggiatura non originale

40 secondi — Vincenzo Alfieri, Giuseppe G. Stasi

Elisa — Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero, Valia Santella

Fuori — Mario Martone, Ippolita Di Majo

Le assaggiatrici — Doriana Leondeff, Silvio Soldini, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda, Ilaria Macchia

Primavera — Ludovica Rampoldi

Miglior produttore

Duse

Gioia mia

Le assaggiatrici

Le città di pianura

Un film fatto per bene

Miglior attrice protagonista

Valeria Bruni Tedeschi — Duse

Barbara Ronchi — Elisa

Valeria Golino — Fuori

Aurora Quattrocchi — Gioia mia

Anna Ferzetti — La grazia

Tecla Insolia — Primavera

Miglior attore protagonista

Valerio Mastandrea — Cinque secondi

Claudio Santamaria — Il nibbio

Toni Servillo — La grazia

Pierpaolo Capovilla — Le città di pianura

Sergio Romano — Le città di pianura

Miglior attrice non protagonista

Valeria Golino — Breve storia d’amore

Valeria Bruni Tedeschi — Cinque secondi

Barbara Ronchi — Diva Futura

Matilda De Angelis — Fuori

Milvia Marigliano — La grazia

Silvia D’Amico — Tre ciotole

Miglior attore non protagonista

Francesco Gheghi — 40 secondi

Vinicio Marchioni — Ammazzare stanca

Fausto Russo Alesi — Duse

Roberto Citran — Le città di pianura

Andrea Pennacchi — Le città di pianura

Lino Musella — Nonostante

Miglior casting

40 secondi

Gioia mia

La grazia

Le assaggiatrici

Le città di pianura

Miglior fotografia

Duse — Marco Graziaplena

La città proibita — Paolo Carnera

La grazia — Daria D’Antonio

Le assaggiatrici — Renato Berta

Le città di pianura — Massimiliano Kuveiller

Miglior compositore

La città proibita — Franco Amurri

Le assaggiatrici — Mauro Pagani

Le città di pianura — Krano

Primavera — Fabio Massimo Capogrosso

Queer — Trent Reznor & Atticus Ross

Miglior canzone originale

Arrivederci tristezza — Brunori Sas (Arrivederci tristezza)

La prostata enflamada — Checco Zalone (Buen Camino)

Follemente — Levante (FolleMente)

Ti — Krano (Le città di pianura)

Vaster Than Empires — Reznor & Ross (Queer)

Miglior scenografia

Duse

La città proibita

La grazia

Le assaggiatrici

Le città di pianura

Migliori costumi

Duse

La città proibita

La grazia

Le assaggiatrici

Primavera

Miglior trucco

Duse

La grazia

Le assaggiatrici

Primavera

Queer

Miglior acconciatura

Fuori

Il maestro

Le assaggiatrici

Primavera

Queer

Miglior montaggio

40 secondi

Fuori

Il maestro

La città proibita

La grazia

Le città di pianura

Miglior suono

Fuori

La città proibita

Le assaggiatrici

Le città di pianura

Primavera

Migliori effetti visivi (VFX)

Itaca – Il ritorno

La città proibita

La grazia

La valle dei sorrisi

Queer

Miglior cortometraggio

Astronauta

Ciao, Varsavia

Everyday in Gaza

Festa in famiglia

Tempi supplementari

Miglior documentario

Bobò – Pippo Delbono

Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra – Roberto Andò

Roberto Rossellini – Più di una vita – Ilaria De LaurentiisAndrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti

Sotto le nuvole – Gianfranco Rosi

Toni, mio padre – Anna Negri

Miglior film internazionale

Io sono ancora qui — Walter Salles

La voce di Hind Rajab — Kaouther Ben Hania

The Brutalist — Brady Corbet

Un semplice incidente — Jafar Panahi

Una battaglia dopo l’altra — Paul Thomas Anderson

David Giovani

40 secondi

La grazia

Le assaggiatrici

Le città di pianura

Per te

David dello spettatore

Buen camino – Gennaro Nunziante

È impossibile non notare un dettaglio: Paolo Sorrentino e La grazia, nonostante le 14 candidature, sono praticamente usciti a mani vuote. Una scelta che online ha già acceso discussioni enormi tra chi parla di “rinnovamento necessario” e chi invece vede nei David un distacco sempre più forte dal pubblico generalista. 

La-Grazia-Toni-Servillo-e-Paolo-Sorrentino-foto-Andrea-Pirrello David di Donatello 2026: il trionfo di Le città di pianura racconta un cinema italiano sempre più politico e lontano dal mainstream

Il vero tema della serata? La cultura sotto attacco

A un certo punto è diventato evidente: i David 2026 non stavano parlando solo di cinema. Stavano parlando di clima culturale. Uno dei momenti più discussi è stato il discorso di Lino Musella, premiato come Miglior Attore Non Protagonista per Nonostante. Nel ritirare il premio ha citato Robert De Niro dicendo che “l’arte è una minaccia per gli autocrati e i fascisti”, una frase che ha immediatamente incendiato i social. 

Perché negli ultimi mesi il rapporto tra governo, fondi pubblici e settore culturale è diventato sempre più teso. E il cinema italiano sembra vivere una strana doppia crisi: economica e identitaria. Da una parte ci sono i problemi produttivi, i finanziamenti e le sale che faticano. Dall’altra c’è una questione più profonda: che ruolo deve avere oggi il cinema? Essere puro intrattenimento oppure continuare ad avere una funzione politica e culturale?

I David 2026 sembrano aver scelto chiaramente la seconda opzione.

Matilda De Angelis e la generazione di attori che non vuole più stare zitta

Tra i momenti più forti della serata c’è stata anche la vittoria di Matilda De Angelis come Miglior Attrice Non Protagonista per Fuori.  Ed è impossibile non notare una cosa: la nuova generazione di interpreti italiani parla in modo completamente diverso rispetto al passato. C’è meno diplomazia, meno distanza e molto più coinvolgimento emotivo e politico.

matilda-3 David di Donatello 2026: il trionfo di Le città di pianura racconta un cinema italiano sempre più politico e lontano dal mainstream

«Stiamo vivendo un impoverimento culturale importante e mi secca si debba arrivare a vedere che viene umiliata un’intera categoria per ricordarci che esiste come accade con i lavoratori del cinema e dello spettacolo. Non capisco perché ci siamo lasciati abbrutire e umiliare invece di essere indomiti come Goliarda Sapienza. Il cinema deve essere pulito, onesto, sociale, politico. L’amore come l’arte è un atto creativo per eccellenza e crea un’eredità e io voglio far parte di questa eredità. Non levateci la speranza, non levateci il futuro», ha detto l’attrice.

Gli attori italiani oggi sembrano molto più vicini alla cultura internet: parlano direttamente al pubblico, prendono posizione, accettano il conflitto e sanno perfettamente che ogni discorso finirà online nel giro di trenta secondi. Non è un caso che molti dei momenti più virali dei David siano diventati clip condivise su X, TikTok e Instagram ancora prima della fine della diretta. La televisione generalista ormai non è più il centro dell’evento. I social sì.

Il cinema italiano è vivo, ma profondamente inquieto

La cosa più interessante dei David di Donatello 2026 è proprio questa sensazione di inquietudine. Non è sembrata una serata celebrativa. Sembrava quasi una discussione collettiva sul futuro della cultura italiana. Tra riferimenti politici, discorsi militanti, premi a film molto autoriali e una continua riflessione sul ruolo dell’arte, questi David hanno raccontato un mondo del cinema che non vuole semplicemente “intrattenere”. Vuole ancora incidere.

E in un’epoca in cui tutto sembra dover essere rapido, neutro e algoritmicamente perfetto, forse è proprio questo il gesto più radicale possibile. Anche a costo di dividere il pubblico. Perché se c’è una cosa che questa edizione dei David ha dimostrato, è che il cinema italiano non è morto come spesso si dice online. È semplicemente in crisi di identità. E forse, paradossalmente, è proprio da questa crisi che potrebbe nascere qualcosa di nuovo.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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