Carlo Conti ha stroncato l’Eurovision 2026
Carlo Conti non è esattamente il tipo di persona che di solito si lascia andare a stroncature clamorose, motivo per cui le sue dichiarazioni sull’Eurovision 2026 stanno facendo parecchio rumore online. Durante una diretta Instagram collegata alla finale della competizione, il direttore artistico di Sanremo ha commentato senza troppi giri di parole le canzoni in gara, dicendo di essere rimasto molto deluso da questa edizione.
E il problema non era lo show in sé. Anzi, Conti ha riconosciuto che dal punto di vista visivo l’Eurovision continua a essere gigantesco, spettacolare e molto forte televisivamente. Il problema, secondo lui, erano proprio le canzoni. «Quest’anno sono rimasto deluso dalle canzoni, le ho trovate caotiche e con poca melodia», ha affermato. E non si è di certo limitato a dire questo.

Di Sal Da Vinci, Carlo Conti ha detto che «quando mi ha mandato il brano per Sanremo, la prima volta che ho ascoltato Per Sempre Sì ho pensato che fosse un po’ eccessiva, tipo quando fa il riferimento a Dio. Ma mano a mano che l’ascoltavo ho cambiato idea, l’ho trovata molto forte. Lui è napoletano e Napoli è la musica fatta col cuore».
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ToggleCarlo Conti ha salvato pochissimi brani
La parte più interessante è che Carlo Conti non ha detto genericamente “non mi è piaciuto”. È stato parecchio specifico nel dire che pochissime canzoni lo hanno colpito davvero. Secondo quanto riportato, avrebbe salvato principalmente il brano francese e quello australiano, mentre per il resto avrebbe percepito soprattutto “grande confusione” e una certa mancanza di costruzione melodica.
Ed è impossibile non notare quanto questa critica racconti perfettamente anche il suo modo di intendere Sanremo. Carlo Conti appartiene a una scuola musicale molto precisa: centralità della melodia, struttura classica della canzone italiana, attenzione enorme al ritornello e meno interesse per l’effetto shock o per le performance ultra-concettuali. Che è praticamente l’opposto di quello che l’Eurovision è diventato negli ultimi anni.
Tuttavia, dobbiamo ricordarci che Sanremo oltre a essere il Festival della Musica Italiana, è proprio il contest che elegge la miglior canzone per l’Eurovision, quindi se non vanno di pari passo, forse si dovrebbe pensare a separare il vincitore di Sanremo dal cantante che ci rappresenta all’Eurovision, magari con un premio proprio a parte.
Il problema è che Eurovision e Sanremo ormai parlano due lingue completamente diverse
Ed è forse questo il punto più interessante di tutta la questione. Perché le dichiarazioni di Carlo Conti sembrano quasi raccontare lo scontro tra due idee completamente diverse di musica pop contemporanea.
Da una parte c’è Sanremo, che continua a valorizzare moltissimo la scrittura melodica, il cantautorato e la tradizione italiana della “bella canzone”. Dall’altra c’è l’Eurovision moderno, che ormai è diventato un gigantesco esperimento pop globale dove convivono hyperpop, staging assurdi, performance meme, dance track aggressive, ballad ultra-drammatiche e momenti completamente deliranti.

E sinceramente? Dipende tantissimo da cosa uno cerca. Perché se guardi l’Eurovision aspettandoti melodie sanremesi classiche, probabilmente l’effetto “caos” lo senti davvero. Ma è anche vero che proprio quel caos è una delle ragioni per cui tantissime persone amano la competizione europea molto più di Sanremo.
Anche la critica alla scaletta ha fatto discutere
Carlo Conti ha parlato anche di un altro aspetto molto tecnico ma interessante: la disposizione delle canzoni durante la serata. Secondo lui all’Eurovision manca un vero lavoro di costruzione narrativa della scaletta come quello che viene fatto a Sanremo. Ha spiegato che nella kermesse italiana la sequenza delle esibizioni viene studiata attentamente per evitare, ad esempio, due brani melodici consecutivi o momenti troppo simili uno dopo l’altro.
E in effetti questa è una cosa che all’Eurovision spesso si percepisce: si passa da una ballad drammatica a un pezzo techno assurdo con ballerini vestiti da alieni nel giro di trenta secondi. Che da un lato rende tutto imprevedibile. Dall’altro, sì, può risultare parecchio dispersivo.

Come prevedibile, internet si è immediatamente spaccato. Molte persone hanno detto che Carlo Conti rappresenta perfettamente quella parte di pubblico italiano che continua a vedere l’Eurovision come “troppo rumoroso”, troppo eccentrico e troppo lontano dalla tradizione musicale italiana. Altri invece gli hanno dato ragione, sostenendo che negli ultimi anni la competizione europea stia puntando sempre di più sull’impatto visivo e sempre meno sulla forza reale delle canzoni.
Ed è una discussione che esiste praticamente da sempre attorno all’Eurovision. Anche diversi studi accademici negli anni hanno raccontato come il contest sia diventato molto più influenzato da dinamiche spettacolari, culturali e identitarie rispetto alla semplice “qualità musicale” tradizionale.
La cosa ironica è che proprio questo “caos” è ciò che rende l’Eurovision enorme
Alla fine forse entrambe le cose sono vere. Sì, l’Eurovision spesso è caotico. Sì, a volte sembra più interessato ai meme, agli staging folli e ai momenti virali che alla musica in senso classico. Ma è anche vero che proprio questa energia assurda e imprevedibile è ciò che lo rende un evento così gigantesco online.
Sanremo e Eurovision ormai funzionano quasi come due universi paralleli della musica pop europea. Uno più tradizionale, costruito sulla canzone italiana e sulla narrazione artistica. L’altro completamente iper-stimolato, internazionale, memeabile e spesso volutamente sopra le righe. E forse Carlo Conti non ha torto quando dice che quest’anno ha sentito “solo caos”. Il punto è che per moltissime persone quel caos è esattamente il motivo per cui continuano a guardarlo ogni anno. Nonostante continui a far partecipare Israele che sta commettendo un genocidio.
Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






