La doppia guerra delle persone trans in Ucraina

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Da una parte vi raccontiamo ogni giorno la guerra in Ucraina per mano dei russi, dall’altra invece vi abbiamo già raccontato quello che le persone LGBT ucraine stanno vivendo, delle loro ansie e delle loro paure ma anche di come molti siano riusciti a mettere da parte il proprio odio nei confronti di uno dei paese più omofobi per combattere per la propria patria. Da un altro lato ancora, però, ci sono le persone transgender, quelle persone che non hanno potuto aggiornare il proprio documento e che, quindi, non riescono a scappare dalla guerra.

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«Volevo un tocco queer sul mio kalashnikov, per me è importante»: Boris, 20enne e attivista LGBT in Ucraina

Partiamo dal presupposto che l’Ucraina non era e non è ancora oggi il paese più gayfriendly e proprio questo fa storcere il naso all’entrata del paese nell’Unione Europea per chi guarda oltre alla guerra: e se dovesse diventare un’altra Polonia e un’altra Ungheria? Pensate persino che è stata inserita al 31esimo posto nell’elenco di 49 paesi più omotransfobici stilato da The International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association, e le storie che leggeremo oggi sono la testimonianza di quanto grave sia la situazione per le persone transgender.

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Foto del Pride del 2021

Le persone transgender in Ucraina: bloccate nella guerra

In un’intervista con il CBS News, Faàmelù, ragazza transgender di 31 anni residente a Kiev, popolare in Ucraina grazie al programma Star Factory, ha raccontato la sua storia. Lei è nata e cresciuta in Crimea, regione che già una volta ha visto la guerra nel 2014, e oggi come tantissime altre persone nel Paese attaccato dal dittatore Putin, è chiusa in casa, svegliata dalle bombe e dalla paura. Nell’intervista ha paragonato questa storia a un incubo, da cui ovviamente non riesce a uscire, insieme a tutti i cittadini ucraini.

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La differenza, però, è che mentre sia i suoi coetanei che i bambini che le donne e persino qualche uomo riesce a fuggire da quest’assurda guerra, lei è bloccata in casa, sperando di non essere colpita da uno dei tanti missili russi, di non diventare un’altra vittima di una guerra in cui i civili non vengono proprio tenuti in considerazione. Perché? Faàmelù ha un passaporto che non corrisponde al suo genere, e per questo non le è possibile andarsene dall’Ucraina. «È una guerra dentro un’altra guerra», ha detto alla CNB News.

«Ci sono così tanti tratti fisici riconoscibili – dal mento grande alle spalle larghe. Se vedono il mio passaporto e leggono “uomo”, con il nome assegnato alla nascita, mi considereranno un “uomo travestito” e mi aggrediranno», ha confessato. Ovviamente a Faàmelù piacerebbe avere un documento aggiornato, tuttavia in Ucraina è fin troppo complesso e «umiliante». Bisogna stare tra i 30 o i 45 giorni in un ospedale psichiatrico, valutata da 14 dottori che stabiliscono se davvero sei transessuale, oppure no. Questo perché l’intero sistema ucraino è transfobico, in quanto vede la transessualità come una malattia fisica e mentale.

Un’altra storia è quella di Robert, residente a Kharkiv, che si racconta a VICE: «Non posso lavorare, non posso avere un conto in banca o una patente. Non posso nemmeno finire l’università perché non approvano i miei documenti. Noi non viviamo, esistiamo solo». La storia degli uomini trans è diversa: quando si presentano al confine per andarsene, e hanno dei documenti femminili, vengono incitati a restare perché «i veri uomini combattono per il proprio paese», subendo quindi l’umiliazione di non venir considerati veri uomini solo perché non vogliono combattere (chissà se lo dicono anche agli uomini cisgender!).

Ovviamente, dall’Italia, chi poteva essere d’accordo con il non far scappare le donne transgender dall’Ucraina? Ovviamente Simone Pillon, che non perde l’occasione per dimostrare di essere un transfobico cattivo, anche in guerra: «Le testate LGBT lamentano che ai trans dell’Ucraina sarebbe vietato lasciare il paese perché maschi, e dunque chiamati a battersi per il loro paese. Sono quelli del “pride”, dell'”orgoglio LGBT”, ma francamente non mi pare un atteggiamento di cui andare molto orgogliosi». Il senatore lo sa che in Ucraina si accettano anche delle legioni straniere?

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