Kiev Pride contro Putin: «non ci arrenderemo mai»

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«A tutti i nostri sostenitori nel mondo: invitate i vostri governi ad alzarsi e ad agire contro la guerra in Ucraina! Dobbiamo fermarlo ora, dobbiamo mostrare quanto siamo potenti tutti insieme e Putin non avrà alcuna possibilità!»: queste le parole del Pride di Kiev, città che oggi è a rischio a causa dell’invasione della Russia e che durante la notte è stata bombardata. Tuttavia, i cittadini non si arrendono e soprattutto non si sottomettono al dittatore omofobo Vladimir Putin. Tra l’altro, vi ricordiamo anche la lista di persone da uccidere che, secondo gli americani, posseggono i russi (che però hanno smentito).

Per informarvi sul conflitto: Russia: la guerra contro l’Ucraina [IN AGGIORNAMENTO, 25 febbraio 2022]

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(Foto del Pride 2021)

Riguardo a Putin e alla comunità LGBT, facciamo una digressione. Nel paese del dittatore, come in molti paesi vicini come l’europea Polonia, le persone LGBT non sono viste come delle persone normali, non hanno dei diritti e sono considerati come una mera ideologia. Nel 2020, dopo che nel 2013 era stata approvata una legge che proibisce la distribuzione di materiale propagandistico a sfondo omosessuale ai minori di 18 anni, Putin affermò che «finché ci sarò io, in Russia il matrimonio gay non sarà mai legale».

Nel 2021, poi, ha proprio modificato la Costituzione, vietando ufficialmente il matrimonio egualitario, le adozioni per le persone transgender e definendo la “fede in Dio” come valore fondamentale del Paese. Sempre lo scorso anno, i gruppi LGBT sono stati riconosciuti come estremisti, e poi hanno anche definito come “agenti stranieri” (in modo da averli più sotto il proprio controllo) Russian LGBT Network e cinque avvocati attivisti di Team 29. Nonostante ciò, però, la comunità LGBT ucraina è scesa comunque in campo, sfidando il dittatore.

La comunità LGBT ucraina contro Putin

«Non ci arrenderemo mai», hanno sottolineato in un discorso in cui hanno parlato di come Putin finirà per «spezzarsi tutti i denti» mentre cerca invano di mordere l’Ucraina e il popolo che ci vive. «Vi chiediamo di stare a casa e di non andare fuori città», hanno scritto sul profilo ufficiale Twitter. «Né in macchina né con i mezzi pubblici. Sarete più al sicuro. Uscite di casa solo quando è assolutamente necessario: cibo o medicine. Teniamo duro! Restiamo uniti, non ci facciamo intimidire. Siamo un Paese che ha scelto i valori dei diritti umani, dell’umanità, della vita. Putin vive nel passato. Non ci arrenderemo mai, comunque la vittoria sarà nostra. Mantenete la calma, vinceremo insieme!».

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Intanto Simone Alliva di Gay.it ha intervistato Lenny Emson, attivista Lgbt+ e direttrice esecutiva del Kiev Pride. Il ragazzo ha sottolineato che in questa situazione si sentono «minacciati come persone. Come nazione. Per adesso il nostro obiettivo è sopravvivere. Questa è una vera guerra. Sono vere le bombe che esplodono. C’è fuoco e fumo tutto intorno. Abbiamo persone che muoiono. Molte persone della comunità si sono unite all’esercito, altre al volontario per proteggere le persone nella città. Siamo un’unica nazione, siamo uniti per combattere.

In guerra, tra l’altro, sono sparite tutte quelle che un tempo potevano essere considerate delle differenze, come ad esempio l’orientamento sessuale. «Posso dire che non siamo divisi. Questa guerra non divide le persone i gruppi social. Siamo ucraini uguali nella battaglia. Ripeto, ci sono persone Lgbt+ che si sono uniti all’esercito. Ma c’erano anche prima, i veterani.  Non direi che oggi c’è una questione di sessualità ma di identità. Cosa ben diversa. Sei quello che sei in differenti circostanze. Essere se stessi in ogni circostanze è molto importante. Le persone Lgbt+ oggi sono fuori e orgogliose e come tutti cittadini dell’Ucraina vogliono che tutto questo si fermi, adesso», ha detto.

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(Foto del 12 febbraio)

Il giornalista poi chiede quale sarebbe la paura più grande se l’omofobo Putin riuscisse a vincere: «Abbiamo paura che Putin arrivi e ci trascini nel passato oppressivo che lui stesso ha costruito in Russia. Che ci costringa in quel posto dove non c’è spazio per nessuno: né per gli ucraini, né per le persone Lgbt+. Un mondo dove solo chi elogia Putin e il suo potere può esistere. Conosciamo bene la visione della Russia in temi di diritti: le persone Lgbt+ saranno i primi della lista. C’è una paura ancora più grande ma non posso pensarci, non trovo neanche le parole per raccontarla».

Lenny Emson evidenzia anche come ci sia sia chi è sceso in campo a combattere, che chi ha lasciato o vuole lasciare il paese e, per quest’ultimo caso, c’è una «raccolta fondi. E siamo pronti ad aiutare chi vuole andarsene in posto sicuro a farlo. Parliamo con i nostri partner, raccogliamo risorse e aiutiamo la nostra comunità. Poi vedremo quello che succede». Lui, insieme al so team, resteranno in Ucraina per «pensare alla nostra comunità». Infine, lancia un messaggio alla comunità LGBT italiana:

«Non lasciateci soli. Abbiamo bisogno di aiuto, ora. Alzatevi in piedi, fatevi sentire. Chiedete al Parlamento, al Governo, al vostro Presidente della Repubblica di fare qualcosa. Chiedete aiuto politico, prima, ma anche militare. Questo è quello che vogliamo. Chiediamo che tutta la comunità internazionale ci aiuti a combattere questo dittatore che dopo aver terrorizzato il Paese è arrivato qui. Fatelo, chiedete conto a chi di dovere. Riportiamo la pace tra l’Ucraina e Russia. 

Penso sia importante informarsi. Fare amicizia con gli altri paese, con il nostro. Potete seguirci sui social media. Di comunità in comunità possiamo creare un Pride virtuale che ci sostenga e ci aiuti in questo momento che è il più terribile per noi. Questo è importante».

Noi ringraziamo Gay.it per aver dato voce a Lenny Emson e ci auguriamo che questa guerra finisca al più presto, e soprattutto che nessun altro perda la vita a causa di Vladimir Putin.

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