Vittime della mafia: Anna Nocera – Una tazza d’horror #10

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Decimo episodio della vostra rubrica preferita Una tazza d’horror, dove parliamo di omicidi, casi e misteri irrisolti ma quest’oggi parleremo di un argomento parecchio toccante per tutti e che tutt’ora ci lascia un segno nel cuore ovvero delle Vittime della mafia che ci è stato consigliato dalla nostra seguace Marta, in particolare di Anna Nocera, una fra tante delle vittime che ha segnato di più questa vicenda e che ogni anno viene sempre citata nelle manifestazioni durante la “Giornata della memoria in ricordo delle vittime innocenti”.

Vi ricordo che se volete consigliarci dei casi di cui parlare, potete farlo direttamente nel modulo che vi metteremo a fine articolo.

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Anna Nocera: un nome fra tanti da non dimenticare

Anna Nocera è vittima del primo femminicidio di mafia, il suo nome apre il lungo elenco di vittime innocenti di mafia che Libera cura da 26 anni. Il suo nome è il primo che viene letto ogni 21 marzo.

Nasce a Palermo nel 1861, da una famiglia di umili origini. Ancora giovane inizia a fare la domestica e, dopo le prime esperienze, trova lavoro a servizio della famiglia Amoroso. Anna Nocera non sa che quella è una famiglia mafiosa, quella di Porta Montalto. Svolge il suo lavoro con dedizione e impegno, ma ben presto Leonardo Amoroso, uno dei figli dei suoi padroni, inizia a corteggiarla e a farle delle avances.

Anna, ragazza graziosa e dai modi gentili, timida e riservata, rifiuta e un po’ spaventata dai modi bruschi con cui Leonardo insiste, decide di smettere di lavorare presso quella famiglia per evitare rischi. Purtroppo, considerate le condizioni di estrema povertà della sua famiglia, è costretta a tornare e a chiedere alla famiglia Amoroso di riprenderla a lavorare presso di loro.

Le avances non finiranno e anzi sarà costretta a cedere e, dopo poco tempo, resterà incinta, all’età di 17 anni. La famiglia di Anna Nocera scopre l’accaduto e furono delusi dalla propria figlia, ma il timore che incute il nome degli Amoroso li costringe a chiudersi in un umiliante silenzio. Anna prova a chiede a Leonardo di rimediare con un matrimonio, ma lui non volle sentire ragioni e, infastidito dalle richieste di Anna decide di risolvere il problema a modo suo.

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Il 10 marzo del 1878 Anna sparisce misteriosamente nel nulla, con il suo bambino in grembo. Leonardo ha deciso di risolvere così quel problema: facendola sparire.

Quella mattina esce di casa per recarsi, come ogni giorno, presso gli Amoroso a lavorare. Quel giorno, a differenza di tutti gli altri, non farà più ritorno dai suoi familiari. Si fa tardi la sera e i suoi genitori iniziano a preoccuparsi: non era da Anna comportarsi così. I genitori iniziano a cercarla. Le modalità della sparizione restano, ancora oggi, un mistero. Dopo giorni di ricerche si pensa che Anna sia stata uccisa e sepolta chissà dove.

Il suo papà allora intuisce che il colpevole è proprio Leonardo Amoroso perché lui aveva interesse a farla sparire per nascondere la gravidanza della figlia.

Così, un giorno, decide di aspetterlo in strada per chiedergli che fine avesse fatto fare a sua figlia ma a quel punto Leonardo risponde con i peggiori modi arrivando poi a minacciarlo di morte se solo ne avesse fatto parola con le forze di polizia o con i giudici.

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Il 29 agosto del 1883 inizia il processo ai fratelli Amoroso, che sono in guerra con la famiglia Badalamenti. I fratelli vengono accusati di nove omicidi, tra cui quello di Anna e quello di un altro loro fratello, Gaspare, che aveva prestato servizio di leva come Carabiniere, cosa che rappresentava un disonore per la famiglia e una violazione del loro codice mafioso, tanto che il ragazzo meritava una punizione: venne preso a coltellate e ucciso.

La mamma di Anna, Vincenza Cuticchia, ormai vedova, si costituirà parte civile nel processo e, durante un’udienza griderà agli imputati: «Scellerati, infami, vi succhiaste il sangue di mia figlia!». Il processo raccoglie così una grande partecipazione di pubblico e riscuote anche l’interesse della stampa italiana e  estera.

Il processo si baserà anche sulle testimonianze di alcuni mafiosi e si concluderà con nove condanne a morte e diverse pene detentive. Ma il corpo di Anna non sarà mai ritrovato.

Il nome di Anna è ricordato, insieme alle oltre 1000 vittime innocenti delle mafie che ogni anno in occasione del 21 marzo, la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

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