Perché San Valentino è la festa degli innamorati?

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Va bene, abbiamo visto i regali che possiamo fare al partner, abbiamo visto film, serie tv, ascoltato playlist e persino la formula chimica dell’amore: ma perché festeggiamo San Valentino come la festa degli innamorati? In questo articolo rivedremo, o scopriremo insieme, i motivi per cui il 14 febbraio, il giorno che noi conosciamo come giorno dell’amore, si festeggiano gli innamorati, e soprattutto chi è questo santo che ha dato il nome alla festività.

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Fonte: meteoweb

Le origini di San Valentino

Come tutte le feste associate a un santo (nel periodo natalizio abbiamo conosciuto le origini di Santo Stefano), anche la festa degli innamorati è stata istituita dalla chiesa, il motivo però era ben diverso da quella del 26 dicembre, infatti il 14 febbraio si celebrava una festività romana sulla fertilità, in cui veniva invocata Lupercus, la divinità protettrice della fertilità.

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Fonte: biografieonline

La festività romana, però, era tutt’altro che romantica. Pensate che in quest’occasione le donne incinta o quelle che ancora non lo erano, si facevano colpire da delle verghe da giovani uomini, poiché si era convinti che questo gesto proteggesse i neonati e concedesse la fertilità. Insomma, Lupercus e questa celebrazione romana non avevano proprio nulla a che fare con l’amore cristiano che noi festeggiamo oggi.

Poi, nel 496 d.C., papa Gelasio I decise di far cessare i lupercalia, i riti pagani che ormai erano ben lontani dal cristianesimo e che si svolgevano il 15 febbraio, sostituendoli, un giorno prima, con San Valentino, che divenne il santo protettore degli innamorati. Ma chi era questo Valentino?

Chi era San Valentino?

San Valentino era un vescovo di Terni nato da una famiglia benestante che raggiunse la carica a soli 21 anni. Di lui si ricorda il gesto di donare fiori alle coppie d’innamorati e si narra che mettesse sempre pace fra i fidanzati, spronandoli a sposarsi e ad avere dei figli. Per questo motivo ci è noto come il santo protettore degli innamorati. Ci sono comunque diverse teorie sulla sua vita, ma si pensa che sia stato martirizzato, e quindi sia morto, proprio il 14 febbraio.

Il motivo del suo martirio fu proprio l’aver celebrato un matrimonio fra un uomo e una donna non della stessa religione: Serapia, la moglie, era una donna crisitiana, mentre Sabino, un legionario romano, era pagano. La donna era malata e, infatti, proprio mentre Valentino (che a quei tempi non era ancora santo, ovviamente) li benediceva. Anche il marito morì e, a seguito del martirio, morì anche il celebrante.

La leggenda del secondo San Valentino

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Fonte: non di solo pane

Dobbiamo anche citare alcune fonti che ritengono che il Valentino della festa degli innamorati non sia il vescovo di Terni, bensì un uomo che morì sempre il 14 febbraio a Roma nel 274 d.C., decapitato. Ci sono diverse fonti a riguardo: alcune pensano che sia lo stesso Valentino, altre che sarebbe semplicemente un altro martire cristiano. Altre ancora, invece, sostengono che non sia mai esistito.

L’origine letteraria

Infine, citiamo anche Geoffrey Chaucer, autore che noi ricordiamo soprattutto per i Racconti di Canterbury, che alla fine del ‘300 scrisse The parliament of Fowls, un poema in cui lo scrittore associa per la prima volta nella storia letteraria San Valentino a Cupido e in cui il santo diviene, automaticamente, il protettore di tutto gli innamorati, proprio come noi lo conosciamo oggi.

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Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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