Come passeranno San Valentino i congiunti fuori regione


San Valentino è alle porte, lo abbiamo scritto e lo abbiamo letto un po’ ovunque. Le piattaforme di streaming stanno pubblicando i film e le serie tv adatte per questo periodo, i negozi cominciano a colorarsi di rosso, il colore dell’amore, le coppie cominciano a pensare a come passeranno questa festività insieme. Ma non tutte le coppie, non tutti i congiunti fuori regione.

Sì, dopo avervi parlato più volte della tragica situazione dei congiunti fuori regione che dopo mesi, quasi un anno, di pandemia, ancora non vengono considerati come delle vere e proprie coppie ma vengono solo affiancati ai turisti (come se nel piccolo paesino in cui vive il nostro compagno ci sia qualcosa da visitare), riprendiamo quest’argomento anche in occasione della festa degli innamorati, proprio perché, quest’anno, non tutti gli innamorati potranno vedersi.

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Fonte: freepik

Lasciamo perdere chi ha potuto utilizzare l’abitazione per ricongiungersi con il partner, chi ha avuto la fortuna di trovare degli agenti di buon cuore che hanno letto le faq e non si informano solo sui social network, in questo articolo penseremo solo a chi, purtroppo, dovrà ancora accontentarsi di uno schermo, di una chiamata, di un messaggio, e non potrà guardare negli occhi il proprio compagno, sorridendo e sentendosi a casa, fra le sue braccia.

Perché, il problema dell’abitazione, è che c’è chi vuole rischiare e chi invece non può. Quella faq dice tutto e niente, dice che è consentito andare all’abitazione dove ci si ricongiunge periodicamente, ma non esiste un concetto giuridico di abitazione, per cui se ti trovi davanti un poliziotto con la luna storta, può benissimo non farti partire, come è successo a qualcuno. Non tutti, quindi, riescono a prendere il treno, l’aereo, il bus, l’auto e andare verso la propria abitazione. E non sono da biasimare, ma solo da compatire, perché, mentre tutti festeggeranno con la propria dolce metà, loro non potranno.

Congiunti fuori regione: il loro San Valentino

I congiunti fuori regione, quelli che non hanno potuto raggiungere il proprio partner, saranno a casa, da soli, come hanno fatto per tutta la pandemia. Perché, sebbene per qualche strano motivo il ministro della Salute Roberto Speranza che, ahimè, è anche stato riconfermato nel governo Draghi, sia convinto che il Covid-19 divenga più contagioso nel momento in cui sorpassi il confine regionale e si ostini a non creare una sacrosanta deroga per i congiunti fuori regione, loro sono quelli che quest’estate non sono andati in discoteca, che non si sono assembrati, che hanno sempre rispettato il DPCM per poi essere nuovamente gli unici penalizzati a livello di rapporti sociali.

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Per essere il ministro della Salute non sembra che si preoccupi molto della salute mentale dei cittadini italiani, poiché non vedere per mesi un affetto che ci fa stare meglio potrebbe davvero influire in maniera negativa sulla salute mentale, come è successo in molti casi. Ma, comunque, lo fa per evitare che non si abusi dell’eventuale deroga di raggiungere un proprio congiunto, come è stato fatto a maggio all’interno delle regioni.

Vi sblocco un ricordo: è maggio, non esistono ancora i colori, siamo appena usciti da due mesi di quarantena, in cui non si poteva uscire di casa se non per far fare la passeggiata al cane o per fare la spesa (solo un elemento per famiglia), ma in questo mese danno il consenso ai congiunti di incontrarsi. Per congiunti, però, non sono inclusi gli amici. Ed ecco come anche due amiche diventano fidanzate. Di fatto, con quella deroga, hanno concesso a tutti di vedersi con tutti.

Sarà forse per questo che non si decidono, dopo quasi un anno, a creare questa deroga per i congiunti fuori regione che, ancora una volta, si trovano a sopportare sulle proprie spalle il peso degli errori altrui. Poi, per carità, magari ci sono anche dei congiunti fuori regione che hanno commesso questi errori, ma non è corretto che per alcuni vengano puniti tutti.

Mentre a breve apriranno le piste sciistiche e saranno molto frequentate all’interno della propria regione (molto felice per chi finalmente potrà tornare a lavorare, sperando che non facciano lo stesso errore di chi in estate non ha rispettato le capienze minime e le distanze di sicurezza), ma intanto un singolo individuo non potrà tornare dalla sua famiglia, una coppia (due persone) non potrà riunirsi per San Valentino, solo perché vengono messi alla pari dei turisti.

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Non c’è una data, non c’è una sicurezza, non sappiamo se le regioni apriranno prima di giugno (come è stato fatto lo scorso anno) o continueranno a rimandare come stanno facendo da mesi, giocando con la salute mentale e psicologica dei singoli cittadini, che si trovano a sperare, a sperare, per poi veder tutte quelle speranze crollare addosso nel momento in cui leggono «rinviato lo spostamento fra regioni».

Come passeranno, quindi, il San Valentino i congiunti fuori regione? Nelle loro case, con un pc sulle gambe o uno smartphone in mano, con il volto del proprio affetto sullo schermo che sorride cercando di dare forza al proprio partner che sta per crollare. Con un vuoto nel petto perché sentono che manca qualcuno, qualcuno che ci sarebbe potuto essere se solo tutte le coppie fossero ugualmente considerate, che siano nella stessa città, nella stessa provincia, nella stessa regione, nella stessa nazione, nello stesso continente.

Mentre, in zona gialla (rafforzata, ultima genialata per penalizzare ancora di più i congiunti fuori regione), ci sarà il delirio, mentre nelle strade e nelle piazze ci saranno assembramenti, mentre nei negozi le distanze non verranno rispettate, mentre i ragazzini e gli adulti gireranno senza mascherina a suon di non ce n’è coviddi, mentre altri cercheranno di partire con l’ansia addosso, come se fossero degli assassini fuori legge e non delle persone che vogliono solo abbracciare il proprio affetto, alcuni congiunti fuori regione saranno in casa, a sperare nel 25 febbraio.

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