Non solo Milo Infante: i giornalisti che cercano Denise Pipitone, vengono indagati

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Fa storcere molto il naso ma fa soprattutto pensare: perché un giornalista dovrebbe essere indagato per il proprio impegno nell’indagare sul caso Denise Pipitone, sul caso di scomparsa di una bambina di cui non si sa nulla da 18 anni? E soprattutto, perché sono solo quelli che si pongono delle domande ben precise su chi potrebbero essere i colpevoli a finire nel mirino delle forze dell’ordine? Ovviamente si esclude la giornalista di Quarto Grado Ilaria Mura, che nel mirino ci è finita perché indagata per favoreggiamento nei confronti di Gaspare Ghaleb. Ma Milo Infante, Federica Sciarelli, e tutti gli altri giornalisti, perché devono temere di analizzare la verità?

Facciamo il nostro solito recap, prima di parlare dell’argomento di oggi. Voglio ricordarvi che qualche mese fa è stato pubblicato l’age progression di Denise Pipitone aggiornato al 2021, e potrebbe essere davvero utile per cercare l’oggi 21enne in quanto è diverso da come tutti ce la siamo sempre immaginata (molto simile alla mamma, invece nella locandina la vediamo anche molto simile al padre, Piero Pulizzi). Piera Maggio invita a condividerla quanto più possibile, senza ritagliarla o modificarla:

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Denise Pipitone

Il caso di Denise Pipitone è tornato sulla bocca di tutti, dai social ai programmi televisivi, da quando Olesya, una ventenne russa alla ricerca della sua mamma, ha contattato un programma russo. E subito la ragazza ci è sembrata la nostra Denise, scomparsa da 17 anni. Tuttavia, il gruppo sanguigno non coincideva con quello della bambina, per cui la storia si è chiusa in quel momento. O così si pensava. Perché qualche settimana dopo siamo stati avvisati della riapertura delle indagini sulla scomparsa della bambina, anche in seguito a tutti gli errori che sono stati fatti nel primo periodo.

Le indagini sono state piene di depistaggi, di bugie, di cose che non tornano, di intercettazioni che non funzionano solo con le persone indagate e qualche mese fa durante una puntata di Chi l’ha visto ci abbiamo aggiunto anche la mafia. Ma la madre di Denise Pipitone, così come tantissime persone che da anni cercano giustizia, vorrebbero solo che la bambina tornasse finalmente fra le braccia della sua famiglia che, per tutti questi anni, non ha perso la speranza e continua ad aspettarla. Ogni giorno ci sembra di essere più vicini alla verità ma allo stesso tempo non ci vogliamo illudere, e quindi non ci resta che, ancora, inesorabilmente, aspettare.

Negli ultimi mesi abbiamo seguito con tanto interesse non solo le indagini riaperte ma anche le vecchie intercettazioni che non sono minimamente state prese in considerazioni all’epoca dei fatti. Abbiamo visto come il signor Battista Della Chiave non è stato minimamente ascoltato, con un’interprete ancora troppo inesperta che non è riuscita a comprendere quello che l’uomo davvero volesse dire. Oggi Denise Pipitone non è ancora a casa, ma speriamo che questa sia solo una situazione temporanea. Qualche mese fa, l’avvocato Frazzitta ha esposto le motivazioni per cui il caso non deve essere archiviato, soprattutto in seguito alle ultime intercettazioni, ma a quanto pare non è servito a nulla.

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Denise Pipitone

Vi ricordiamo anche che prima che la commissione d’inchiesta sulle indagini fosse accettata, Italia Viva, partito di Matteo Renzi, ha fatto ostruzionismo decidendo di ricattare i colleghi. Igor Iezzi, in diretta con Milo Infante su Ore14, ha fatto sapere che lui è «rimasto stupito dal tono di questi emendamenti. Il problema è che posso capire l’esigenza di allargare il campo d’azione della commissione, partire da Denise Pipitone per poi allargare sul fenomeno». Tuttavia, per fortuna, non hanno avuto la meglio.

Poi, comunque, la commissione d’inchiesta è un testo ufficiale e vediamo per davvero la prima luce infondo al tunnel. «Una norma costituzionale prevede che si possa seguire questo iter e i deputati avranno tutti i poteri dell’autorità giudiziaria. Diciamo che è una forma di “avocazione”, di spostamento, dell’indagine a Roma. Noi confidiamo nella ricerca della verità, anche dopo 17 anni», disse l’avvocato Frazzitta e dopo l’okay definitivo alla commissione affari costituzionali, la commissione è stata ufficialmente bocciata. Il giorno in cui si saprà la verità sul caso, sembra essere ancora lontano. Intanto si fa terra bruciata intorno a Piera Maggio.

I giornalisti che indagano e criticano le indagini su Denise Pipitone, vengono invogliati al silenzio

Sono stati 17 anni di silenzio mediatico. Dopo il boom nel primo periodo in cui il volto di Denise Pipitone era ovunque e Piera Maggio era anche invitata in alcune trasmissioni per parlare, poi il caso Denise Pipitone è finito nel dimenticatoio: nessuno ne parlava, qualcuno se ne ricordava ma la madre affranta ha dovuto vivere una battaglia in solitudine. Solo grazie a Olesya tutti ci siamo ricordati che c’è ancora una persona, una bambina, un’adolescente, una ragazza, una cittadina italiana che ancora non aveva ottenuto giustizia. E che ci sono anche dei colpevoli a piede libero.

I giornali, le trasmissioni tv, per giorni hanno di nuovo parlato a raffica del caso Pipitone, in particolare Ore 14 e Chi l’ha visto?, condotti da Milo Infante e Federica Sciarelli, hanno ripercorso tutte le indagini ed evidenziato i vari errori che sono stati fatti nel corso dei primi momenti fondamentali per ritrovare Denise Pipitone. Degli errori da dilettanti che probabilmente hanno segnato le sorti della bambina che ancora oggi è scomparsa. Solo Quarto Grado si è distinta, andando contro corrente, limitandosi a difendere la famiglia Corona, nonostante ancora oggi tante cose non tornino e non abbiano risposte: ed è una cosa oggettiva.

Nonostante ciò, però, a essere indagati sono solo i giornalisti schierati dalla parte di Piera Maggio, dalla parte di una madre che da 18 anni cerca la propria bambina, che cerca la verità su quel che è successo, che cerca di far mettere in carcere i colpevoli. Nonostante tutto, e questo nonostante tutto vede delle commissioni di inchiesta che prima sono sicure e poi vengono rimandate di un anno, vede una politica completamente disinteressata, ma anche gli stessi cittadini che “si stancano” di sentir parlare del caso. Come se fosse una sitcom e non la vita reale.

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Denise Pipitone

Milo Infante, intervistato da FanPage, ha detto di provare «amarezza. Mi dispiace che nelle aule dei tribunali, il tempo dei giudici venga impiegato per queste vicende. Da giornalista so bene cosa sia la diffamazione, francamente non mi sembra questo il caso. Mi dispiace che si parli di Denise Pipitone accostandola a queste miserie», affermando anche di non conoscere ancora quali siano le frasi per cui sarebbe stato indagato. «Rivendico il diritto di critica. Posso dire che mi aspettavo di più da un’inchiesta che arriva a 17 anni dalla scomparsa di una bambina. Questa non è diffamazione. Se qualcuno si aspetta l’applauso anche per un’inchiesta che non porta risultati con me sbaglia», ha aggiunto.

Ha voluto anche fare un appunto riguardo a come sia stata creata «una sorta di arena, una contrapposizione tra Piera Maggio e Anna Corona. Dicono che ci sono i cattivi che ce l’hanno con Anna Corona e Jessica Pulizzi. Capiamoci, non è il giornalista che ce l’ha con loro. Jessica Pulizzi è stata assolta per insufficienza di prove. E poi c’è Gaspare Ghaleb, l’unico condannato per avere mentito», sempre quell’Asparino che

«è uscito con una fedina penale più pulita della mia. Quindi chi è che da sempre sospetta di Jessica Pulizzi? Io o i pubblici ministeri? Non c’è un altro sospettato o una pista alternativa. L’unica sotto processo è sempre stata lei. L’assoluzione avviene per mancanza di prove».

Milo infante a FanPage

Ma non solo Milo Infante. Anche Chi l’ha visto?, trasmissione condotta da Federica Sciarelli, sarebbe finita nel mirino della procura per alcune ricostruzioni. Insomma, abbiamo compreso quali sono le ricostruzioni che non piacciono. Il Tribunale di Caltanissetta per le controversie che riguardano i magistrati di Marsala, si parla, fa sapere La Verità, di un «procedimento civile con una richiesta pesante. Nei corridoi della Rai parlano di 300.000 euro. Ma gli avvocati che, come consulenti, assistono legalmente la trasmissione non confermano».

Tuttavia, è lecito anche ricordare che, sebbene la Sciarelli abbia negato tutto, circa dieci giorni fa in un’intervista con Tele Sette avrebbe detto che «sono veramente tantissime le querele che arrivano. E sono tutte per fermarmi». Perché una giornalista che indaga sulla verità che c’è dietro la scomparsa di tante persone, non solo di Denise Pipitone, dovrebbe essere invogliata a fermarsi? Perché una procura non vuole che venga fatta verità anche grazie all’aiuto dei giornalisti che in diverse occasioni hanno anche aiutato con le indagini?

Oltre a Infante e Sciarelli, anche Angelo Maria Perrino, direttore di Affari Italiani, ha detto in una delle puntate di Ore 14 di essere anche lui fra i giornalisti indagati di Marsala: «Andremo tutti in corriera in Sicilia. Noi abbiamo parlato sommessamente del caso. Abbiamo eccepito come nostro diritto di giornalisti alcune cose che non convincono. Sono stato chiamato dalla polizia e identificato. E per le cose che ho detto sono sotto indagine. Noi continueremo a difendere il nostro punto di vista senza deflettere», ha detto.

Vi ricordo, tra l’altro, che anche l’avvocato Giacomo Frazzitta era stato costretto ad affrontare un procedimento disciplinare, poi archiviato. Insomma, sembra proprio che, come ha detto anche Piera Maggio, venga fatta terra bruciata intorno a Denise Pipitone. Chi cerca la verità, viene spronato a fermarsi. Ma dopo 18 anni, non possiamo aspettarci che sia qualcuno a parlare. Dopo 18 anni, la verità deve essere estrapolata. Dopo 18 anni, la giustizia dovrebbe fare il suo corso. E invece ci limitiamo ad accettare delle domande senza risposta. Giustizia per Denise Pipitone.

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