Alika Ogorchukwu: storia di indifferenza ma anche di pessimo giornalismo

Condividi

La storia di Alika Ogorchukwu non è solo una storia d’indifferenza umana, in cui tutti sono pronti a denunciare ma quando si trovano davanti a una situazione del genere non intervengono neanche per sbaglio, ma è anche una storia di pessimo giornalismo, in cui una persona diventa la sua cittadinanza (si chiamava Alika Ogorchukwu, non era “un nigeriano”, “un ambulante”, “uno straniero”, “un disabile”), e di pessima politica, in cui persone che quando un crimine è compiuto da una persona nera, denunciano la vicenda con tutti i dettagli, ma quando è una persona non bianca a venire ammazzata, ci sono solo “sicurezza”, “tolleranza zero”, persino “turismo”.

alika-Ogorchukwu-giornalismo-e-politica
Alika Ogorchukwu

Rivediamo prima l’accaduto, e poi analizziamo la reazione dei giornali e della politica. A riguardo, potrebbe interessarvi leggere anche: Elliot Page ti chiediamo scusa per il giornalismo italiano, Com’è cambiato il giornalismo con i social network?, Perché per le testate è più importante un click in più rispetto alla dignità, Ivrea, la storia della professoressa transgender sostenuta dagli studenti, ma colpita dall’ignoranza dei giornali italiani.

Alika Ogorchukwu era un uomo di 39 anni, originario della Nigeria, che qualche giorno fa è stato aggredito da un italiano con la sua stessa stampella. Alika era un ambulante e viveva a San Severino, era molto conosciuto a Civitanova Marche, eppure quando è stato picchiato a morte nessuno è intervenuto. Certo, qualcuno ha chiamato l’ambulanza, ma era già troppo tardi. Alika è deceduto per strada, c’è persino il video del suo omicidio che gira online, proprio per non rispettare quella persona anche dopo la sua morte.

Il suo assassino è Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo, ha 32 anni ed è di origine salernitana. Ha picchiato Alika Ogorchukwu con una stampella che quest’ultimo, marito e padre di un bambino di 8 anni, utilizzava per muoversi dopo essere stato investito lo scorso anno da un uomo ubriaco. Poi dopo averlo ucciso, gli ha rubato il cellulare e se n’è andato. Di cosa sarebbe colpevole il povero Alika? Lo chiamano catcalling, ma nella realtà è solo: “bella compra i miei fazzoletti o dammi un euro“.

Alika Ogorchukwu: come il giornalismo e la politica hanno dato il peggio di sé

Com’è stato descritto l’assassinio di Alika Ogorchukwu dal giornalismo italiano? In molte testate l’hanno fatto passare come “gesto per proteggere la propria donna”, che è già sbagliato di per sé. Non siamo nel Far West. Capisco che un assessore leghista ha letteralmente fatto lo stesso ed è stato difeso dai suoi amici politici fra cui lo stesso Matteo Salvini, ma non si vive così. La violenza è sbagliata, e Alika non stava facendo niente di sbagliato. Lo ha raccontato la stessa Elena D., fidanzata di Ferlazzo.

«Quel signore con la stampella è venuto verso di noi e ci ha chiesto dei soldi, mi ha preso per un braccio. Siamo andati avanti per la nostra strada, fino a un negozio di abbigliamento. Insomma, sembrava davvero finita lì. Noi stavamo cercando dei pantaloni per Filippo, allora io sono entrata a vedere, lui è rimasto fuori, ma quando poi mi sono affacciata per chiamarlo, perché finalmente avevo trovato il modello, lui non c’era era più», ha raccontato. Non è stato molesto, non ha insistito, non ha fatto catcalling. Anche perché poi il catcalling non era solo una “burla”? Com’era con la storia degli Alpini?

alika-Ogorchukwu-giornalismo-e-politica
Il suo nome era Alika Ogorchukwu

In primis, quindi, il giornalismo italiano ha fatto victin blaming, e la cosa triste è che non ci stupisce neanche. Poi, ha deumanizzato la vittima. Gli ha tolto un nome, gli ha tolto l’identità. Non era Alika Ogorchukwu, bensì “un nigeriano”, “un ambulante”, “uno straniero”, “un disabile”. Era una persona, e aveva un nome. Era una persona, e meritava rispetto. Poi, sia chiaro, magari davvero non c’entra il razzismo e la situazione sarebbe stata la stessa anche se al posto di Ogorchukwu ci fosse stato un uomo bianco. Ma il problema è come è stato trattato da chi dovrebbe riportare le notizie.

E da chi è in politica. Giorgia Meloni, che quando un uomo non italiano uccide un italiano scrive minimo cinque post e in tutti sottolinea la nazionalità dell’assassino creando una vera e propria fobia verso le persone nere, per Alika Ogorchukwu scrive: «Non ci sono giustificazioni per tale brutalità. Mi auguro che l’assassino la paghi cara per questo orrendo omicidio», e manda una preghiera alla vittima. Certo, almeno ha scritto qualcosa, ma dopo che «per anni si è seminato odio questo è il risultato. Bene la condanna dell’atto vergognoso, ora lei e Salvini scusatevi per aver alimentato l’odio raziale che sta alla base di un atto come questo», commenta un utente sotto il suo post.

Salvini scrive: «non si può morire così. Una preghiera per Alika e un abbraccio alla sua famiglia, per l’assassino pena certa fino in fondo. Città allo sbando, violenze di giorno e di notte, non se ne può più: la sicurezza non ha colore, la sicurezza deve tornare ad essere un Diritto». Si vede che stanno arrivando le elezioni e bisogna essere moderati? Perché fino a qualche settimana i suoi profili erano pieni di odio razzista che incitava solo a violenze del genere. Il peggio del peggio, però, lo raggiunge il comunicato di Lega Marche.

alika-Ogorchukwu-giornalismo-e-politica
Fonte foto: Twitter

Cosa si dice nel comunicato? In primis, che è «vergognoso che nel pieno centro di una città turistica e molto frequentata come Civitanova Marche si assista a episodi del genere». Quindi se Alika Ogorchukwu fosse stato ucciso in una periferia, sarebbe stato meno vergognoso? A dire queste parole è il commissario della Lega Marche Riccardo Augusto Marchetti, che loda Matteo Salvini che «è stato l’unico Ministro dell’Interno a garantire la sicurezza del Paese azzerando gli sbarchi e investendo ingenti risorse per aumentare l’organico delle Forze dell’Ordine».

Insomma, se Alika non fosse venuto in Italia, non sarebbe stato ucciso da un italiano. È questo quello che ha detto? «Mentre la sinistra e la stampa asservita al PD si affannano a combattere un nemico inesistente come il fascismo, la Lega vuole lavorare con serietà e concretezza per garantire sicurezza in tutte le città italiane. Non appena torneremo al governo, stavolta insieme al Centrodestra unito, metteremo subito in campo misure in grado di tutelare i cittadini e la loro incolumità. La sicurezza è e sarà sempre una delle nostre priorità», conclude.

Cosa dire… Neanche una singola parola per la vittima e per la sua famiglia, ecco il riassunto di quel che davvero è la Lega: attaccare la sinistra, parlare di sicurezza degli italiani, condannare perché era in una zona turistica. Io sono terrorizzata da italiani del genere, che continuano a sostenere che il fascismo oggi sia un “nemico inesistente“, ma poi ci troviamo episodi di neofascisti in piazza e come non citare l’inchiesta di FanPage su come la destra di Giorgia Meloni prenda voti dai “patrioti”? Forse il problema non è la sinistra che combatte il fascismo, ma la destra che fa finta che non esista.

close

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.