Perché per le testate è più importante un click in più rispetto alla dignità

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Avete notato quante persone sono riuscite a prendere 100 e lode quest’anno? Io sì, nonostante sia fuori dal sistema scolastico da un po’ di anni. Come lo so? Perché non so neanche quanti articoli su non so quanti ragazzi prodigio abbia letto. Poi fino al mese scorso condividevano la storia di quella ragazza che si è laureata e ha cercato di normalizzare il fuoricorso, l’ansia per gli esami e parlando anche degli studenti che si suicidano per lo studio e per le troppe aspettative (oh, aspetta, sono io quella ragazza). Questa è l’ipocrisia dei giornali e delle testate italiane, che cercano il click, fregandosene completamente degli studenti.

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Facciamo una premessa: complimenti a tutti gli studenti che sono riusciti a concludere il percorso scolastico, qualsiasi sia stato il loro voto. Un abbraccio virtuale a chi ancora non c’è riuscito, la pandemia non è stata un percorso semplice per tutti, quindi se avete avuto dei debiti o se siete stati bocciati, non crocefiggetevi ma fate un grande respiro e preparatevi a partire ancora più forti a settembre. Tanti complimenti, ovviamente, anche a chi è riuscito a prendere 100 e lode, sicuramente dei ragazzi dediti e appassionati di studio, che noi non vogliamo in alcun modo sminuire in quest’articolo.

Il problema, infatti, non sono mai i ragazzi protagonisti dei vari articoli. È normalissimo accettare che qualcuno scriva un articolo su di te dopo tanta fatica, ma non è normale trovarsi così tanti articoli a riguardo su più ragazzi, soprattutto da parte di testate che solo fino al mese scorso hanno condiviso un articolo con un messaggio di sensibilizzazione nei confronti di studenti con ansia e di studenti che si sono suicidati a causa della pressione dell’università o dei media che condividevano storie di studenti prodigio che si sono laureati con il massimo dei voti in tempo record.

Ovviamente, sappiamo come funzionano le testate online. Una persona prende 100 e lode, ci scrivi un articolo, riceve tanti click e tanti commenti e quindi tutti gli altri giornali cominciano a condividere articoli simili per ottenere lo stesso risultato e quindi guadagnare sulle spalle dei ragazzi. E la testimonianza è la mole immensa di post che sono stati fatti da testate in cerca di qualche minuto di fama. Che poi tocca anche leggere lo schifo di qualche boomer che non accetta che i tempi siano cambiati e che ora dare un 100 o un 100 e lode è più normale rispetto a vent’anni fa.

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Il problema del giornalismo italiano: gli articoli sui 100 e lode

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Fonte: Pexels

Mai come quest’anno abbiamo visto così tanti articoli sugli studenti che hanno preso 100 e lode. Forse perché questa votazione è stata più frequente? Non penso, io non ricordo di compagni di scuola o classe usciti dal liceo con 100 e lode che sono finiti su qualche testata online o cartacea. Si utilizzava scriverlo su Facebook, su Instagram, i genitori se ne vantavano molto fieri, ma nessuna testata pensava di pubblicarlo sul proprio sito, perché era una cosa quasi normale. Nel senso che non avrebbe fatto tanto scalpore, magari l’articolo sarebbe stato condiviso dalla famiglia o dagli amici, ma niente di più.

Cos’è quindi cambiato? Qual è il problema di fondo degli articoli sui 100 e lode? Probabilmente il doversi vantare di avere delle eccellenze, della presenza di studenti tanto qualificati che sicuramente riusciranno a diventare qualcuno, a laurearsi o a eccellere in qualche settore. Sì, in qualche settore all’estero perché in Italia i giovani vengono completamente sfruttati o sminuiti e il futuro non è poi così brillante come vorremmo. Perché non studi così tanti anni, buttando fatica, sudore e soprattutto tempo, per avere uno stipendio misero. Ed ecco la fuga dei cervelli.

In questo caso non possiamo neanche parlare della cultura della fretta o della sofferenza di cui abbiamo parlato in altri articoli, perché bene o male i tempi per finire le superiori sono quelli. Quello di cui possiamo parlare è, però, il fatto che tantissimi studenti vivono con pressione questo periodo, gli esami. Mentre ci sono stati tantissimi 100 e lode, ci sono state anche tantissime bocciature, e forse si dovrebbe parlare più di quest’ultimo problema, ovviamente non per chiamare “ciucci” o “asini” gli studenti, perché non sai cosa ci sia dietro la bocciatura, ma per comprenderne il motivo.

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Cos’ha portato lo studente a non studiare? Perché ha fatto tante assenze? È stato male? Ha avuto problemi in famiglia? Forse anche gli insegnanti non sono stati in grado di portarlo a studiare (ricordiamo che il compito di un docente non è solo aprire un libro e spiegare, ma anche parlare con i propri allievi e incitarli nello studio della propria materia)? Poi, sì, ci sono proprio i casi in cui l’alunno non ha voglia di studiare, non vuole studiare, e magari non vuole neanche finire la scuola. La dispersione scolastica è un problema abbastanza diffuso, e non bisogna vergognarsene.

Ma di questo i giornali non parlano più di tanto. Perché parlare delle eccellenze, vantarsi di quei ragazzi prodigio, rende le persone più allegre. Poi uno studente si suicida per lo studio, non ne parliamo o scriviamo giusto una flash news o addirittura denunciamo il problema, ma due giorni dopo siamo punto a capo. Buona fortuna a tutti i 100 e lode, auguriamo loro una grandissima carriera universitaria, piena di soddisfazioni e con docenti umani. E auguriamo lo stesso a chiunque si sia diplomato quest’anno, perché ognuno di voi vale.

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