Not Okay: recensione del film che racconta la finzione dei social

Condividi

Not Okay è iniziato come un film abbastanza leggero, ci sembrava il tipico young adult dove la ragazza sfigata diventa popolare: ma è molto più di questo. È esattamente la descrizione della realtà, di una società e di una generazione che fa di tutto per divenire virale. Ovviamente nessuno (penso?) si è mai spinto a fingere di aver assistito a un attentato terroristico, ma spesso si tende a mentire e creare una vita che non è davvero la nostra, solo per avere più followers e piacere a sconosciuti.

not-okay-recensione
Rowan e Danni in una scena iconica di Not Okay

Il film è scritto e diretto dalla giovanissima attrice e regista Quinn Shephard e prodotto da Brad Weston e Negin Salmasi, in collaborazione con Apolline Berty, Miranda Hill, Caroline Jaczko e Chan Phung. Zoey Deutch, invece, è tra i produttori esecutivi. Insieme a loro, hanno lavorato al progetto (il film è andato in streaming su Disney Plus) la casting director Jessica Kelly, lo scenografo Jason Singleton, il direttore alla fotografia Robby Baumgartner, la costumista Sarah Laux, l’addetta al montaggio Mollie Goldstein, e le make up artist Arielle Toelke e Cynthia Vanis. Nel cast troviamo:

  • Zoey Deutch è Danni Sanders
  • Dylan O’Brien è Colin
  • Mia Isaac è Rowan
  • Embeth Davidtz è Judith
  • Karan Soni è Kevin
  • Nadia Alexander è Harper
  • Negin Farsad è Susan
  • Tia Dionne Hodge è Linda
  • Sarah Yarkin è Julie
  • Brennan Brown è Harold
  • Dash Perry è Larson

Riguardo la trama, Not Okay gira intorno a Danni Sanders, un’aspirante scrittrice senza obiettivi, senza amici, senza prospettive sentimentali e – cosa peggiore – senza follower, che finge un viaggio a Parigi postando contenuti fake su Instagram nella speranza di aumentare la sua popolarità sui social media. Tuttavia, si verifica un attacco terroristico proprio vicino all’ultima foto (falsa) postata da Danni, che si trova quindi a dover vivere in una menzogna e a dire bugie su bugie. Come andrà a finire?

Not Okay: recensione di un film che rappresenta la realtà (ALERT SPOILER!)

Posso dire che Not Okay mi è piaciuto davvero, ma davvero, tanto? Le aspettative erano veramente basse, pensavo che fosse semplicemente il solito film per adolescenti, con un cast scelto per piacere agli adolescenti (d’altronde, è il ritorno di Dylan O’Brien, in molti l’hanno guardato anche solo per lui), e invece ha un messaggio davvero bello e un cast preparato capace di commuoverti e farti sentire il messaggio del film. Per questo, questa sarà una recensione molto positiva.

Di cosa tratta Not Okay. Diviso in capitoli, vediamo prima una ragazza invisibile e depressa (= quanto sia importante al giorno d’oggi avere dei followers ed essere qualcuno online), poi l’inizio della bugia e tutte le attenzioni che ne conseguono (= le persone che hai vicino ti notano solo se diventi famoso), continua con le due facce della medaglia, ovvero come reagiscono Rowan (= persona onesta senza alcun secondo fine) e Danni (= persona che, semplicemente, voleva essere famosa) alle tante attenzioni.

Si conclude ovviamente con il lieto fine… ma non per la protagonista. Lei comprende di aver sbagliato così come di doversi confrontare faccia a faccia con la persona che ha più ferito: la sua migliore amica, Rowan. Tuttavia le due non ne hanno l’opportunità perché quest’ultima dice esplicitamente di non voler mai più avere qualsiasi tipo di rapporto con lei, questo perché alcuni errori sono troppo grandi da perdonare. Not Okay fa diverse critiche ai social e alla società, e per questo è un film molto consigliato per chi non riesce proprio a staccarsi da questa finta realtà.

not-okay-recensione

All’inizio conosciamo Danni: è un’aspirante scrittrice un po’ sfigata, che cerca di piacere alle persone cool e popolari dell’ufficio e soprattutto a Colin, un influencer di droga leggera abbastanza sciocco. Ma il fatto che fosse famoso e avesse tanti followers basta per piacere alla protagonista, e questa è già la prima critica alla società moderna: si vede l’essere famoso, l’avere molti followers, come un tratto della personalità, quando in realtà non è così. È comunque proprio per Colin che Danni comincia a fingere: vuole far credere che la sua sia una vita allegra e realizzata.

E quindi ecco che comincia a modificare le foto tramite Photoshop. Inizialmente è tutto uno scherzo, o meglio, non è niente di serio. Crea questo finto viaggio e questa finta vita per piacere a un ragazzo, ma quando un attacco terroristico colpisce Parigi, la sua bugia la inghiottisce, ed è qui che comincia la vera storia di Not Okay, una storia di bugie su bugie, di una ragazza per bene invisibile a cui vuole bene solo il padre, che all’improvviso si trova a diventare un’attivista e soprattutto che in poco tempo diviene tutto quello che voleva essere: un’influencer.

La madre la porta a frequentare un gruppo d’incontri per sopravvissuti ad attentati, e qui conosce Rowan, una diciassettenne attivista e sopravvissuta a una strage scolastica. Rowan è un personaggio meraviglioso, che non ha niente di sbagliato. È un’anima buona, una persona che vuole lottare per il suo futuro e per quello dei suoi coetanei senza avere alcun secondo fine. È anche una critica alla politica americana che continua a consentire a chiunque di acquistare delle armi come sacchetti di patatine, facendo morire centinaia di persone, da ragazzi a bambini.

not-okay-recensione

Soprattutto dopo la situazione che abbiamo visto in seguito alla sparatoria alla scuola elementare del Texas, il discorso di Rowan colpisce tante. Tutti i suoi discorsi sono meravigliosi. Ma lei è anche un personaggio umano. Lei vuole essere forte per far capire che non ha paura, ma in realtà di paura ne ha tanta, e questo dovrebbe solo far capire come la situazione sia grave. Invece su internet viene visto come un difetto. E questa è un’altra critica alla società: l’umanità non è ben vista sui social, vogliono che tu sia un robot senza emozioni.

Tra Rowan e Danni, comunque, nasce anche una splendida amicizia, che però si conclude quando Harper, una collega che non crede alla storia della protagonista di Not Okay, smaschera la nuova influencer “sopravvissuta” a un attentato. Harper è un personaggio particolare, ti piace ma non ti piace. È fredda, cinica, ma si impegna comunque per sostenere la presa di coscienza di tutti i suoi follower. È una persona onesta, al contrario di Danni che racconta menzogne su menzogne. Tuttavia, quando la ragazza è vittima di cyberbullismo, nessuno le allunga la mano.

Parliamo infatti anche di questo: quando Danni diviene vittima di cyberbullismo, quando le si augura la morte, quando il suo indirizzo diviene pubblico, nessuno prova empatia nei suoi confronti, nessuno prova ad aiutarla, neanche la sua stessa madre. Solo il padre la abbraccia e la perdona. Perché tu puoi aver sbagliato, puoi aver mentito, ma nessuno dovrebbe meritare quello che è stato detto alla protagonista di Not Okay. Nessuno merita le shitstorm o i doxing.

Sia chiaro che non vogliamo giustificarla, perché indubbiamente mentire (in particolare su un attentato dove sono morte delle persone) è sbagliato, tuttavia le motivazioni dietro non sono sbagliate. Danni è depressa, Danni è sola, Danni è invisibile, Danni è snobbata, isolata, non presa sul serio e in considerazione dai colleghi. Danni non ha amici, né un fidanzato. E dopo l’attentato, ha ottenuto tutto quello che desiderava. Dietro questo c’è ovviamente un’altra critica alla società: per molti, vali qualcosa solo se hai i followers. E non c’è niente di più sbagliato.

close

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.