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Francia contro Ben Gvir: il ministro israeliano bandito dal Paese dopo il caso Flotilla

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La tensione diplomatica attorno a Israele continua a crescere dopo il caso della Global Sumud Flotilla. Nelle ultime ore la Francia ha annunciato ufficialmente che il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir non potrà più entrare nel territorio francese. Una decisione durissima, arrivata dopo giorni di polemiche internazionali per il trattamento riservato agli attivisti fermati durante l’operazione contro la missione umanitaria diretta verso Gaza.

Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot attraverso un messaggio pubblicato su X: «Da oggi Itamar Ben-Gvir è interdetto dall’accesso al territorio francese». Barrot ha spiegato che la misura è stata presa in risposta ai “comportamenti inqualificabili” del ministro israeliano nei confronti di cittadini francesi ed europei presenti sulla Flotilla Global Sumud. Allo stesso tempo il governo francese ha comunque precisato di non sostenere l’iniziativa della flottiglia stessa, prendendo quindi una posizione molto dura sul trattamento degli attivisti ma senza appoggiare direttamente la missione umanitaria.

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Le immagini degli attivisti umiliati hanno provocato uno shock internazionale

Il caso Ben Gvir è esploso soprattutto dopo la diffusione di alcuni video pubblicati online dallo stesso ministro israeliano. Nelle immagini si vedevano attivisti della flottiglia inginocchiati e bendati mentre venivano derisi. Video che hanno provocato reazioni molto forti in tutta Europa e che hanno ulteriormente aggravato le tensioni diplomatiche tra Israele e diversi governi occidentali.

Negli ultimi giorni sono emerse anche testimonianze pesantissime da parte di giornalisti, parlamentari e attivisti fermati durante l’operazione israeliana. Il reporter de Il Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani aveva raccontato di essere stato ammanettato, spogliato e picchiato durante la detenzione. Anche il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto aveva denunciato violenze fisiche e riferito di aver sentito donne parlare di presunti abusi sessuali.

Le immagini diffuse da Ben Gvir sono state condannate apertamente anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva definito il trattamento riservato agli attivisti “incivile”. Anche la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani avevano parlato di “linea rossa superata”, chiedendo ufficialmente delle scuse.

Leggi anche: Dalla Flotilla al boicottaggio: sempre più voci chiedono sanzioni concrete contro Israele

Tajani: “Israele capisca che esiste un limite”

Proprio Antonio Tajani è tornato a parlare della situazione durante un collegamento con il Festival dell’Economia di Trento. Il vicepremier italiano ha ribadito che l’Italia continua a considerare Israele un alleato (per il governo, più della maggioranza degli italiani è di un’opinione differente), ma ha anche sottolineato come questo non significhi accettare qualsiasi comportamento. «Israele si renda conto che c’è un limite oltre il quale non si può andare. Siamo amici di Israele, ma essere amici significa anche essere sinceri», ha affermato il ministro.

Tajani ha ricordato anche il recente documento firmato da Italia, Germania, Francia e Regno Unito contro le azioni dei coloni israeliani nei territori palestinesi, spiegando che l’occupazione continua della Cisgiordania rischia di compromettere definitivamente la possibilità di una soluzione “due popoli, due Stati”.

Il ministro ha inoltre sostenuto apertamente la proposta di sanzionare Ben Gvir il prima possibile: «Siamo stati molto duri dopo quello che è successo con gli attivisti della flottiglia. Mi pare che anche oggi il ministro degli Esteri francese abbia sostenuto la posizione italiana, cioè quella di sanzionare il prima possibile il ministro della Sicurezza nazionale che è stato responsabile degli atti indegni ai quali abbiamo assistito». Per Tajani, l’Italia vuole avere «un ruolo attivo di dialogo, di presenza costante, sia a livello europeo sia a livello bilaterale. E insisto molto sulla questione del Libano, perché credo che lì potremmo svolgere un ruolo importante».

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L’Unione Europea valuta sanzioni

Nelle ultime ore anche Kaja Kallas avrebbe accettato la richiesta avanzata dall’Italia di lavorare a possibili sanzioni contro Ben Gvir. Un passaggio importante, perché segna uno dei momenti di maggiore tensione diplomatica tra l’Unione Europea e il governo israeliano dall’inizio del conflitto. La vicenda della Flotilla sembra infatti aver rappresentato un punto di svolta per diversi governi europei, soprattutto dopo la diffusione delle immagini degli attivisti umiliati e le accuse di violenze durante la detenzione.

Parallelamente Tajani ha parlato anche della necessità di lavorare a una seconda fase dopo la tregua a Gaza: «Bisogna far sì che a Gaza si possa procedere con la seconda fase dopo la tregua: la ricostruzione, la ripresa della vita normale, l’arrivo di aiuti umanitari». Il problema è che vita normale non esiste per i Palestinesi, perché già prima del 7 ottobre vivevano fra i soprusi e le angherie di Israele. Vi ricordate la storia della giornalista Shireen Abu Aqleh?

Il ministro ha poi sottolineato anche l’importanza del Libano e della Siria come fronti estremamente delicati per la stabilità dell’intera regione, sostenendo che l’Italia potrebbe avere un ruolo importante nel rafforzamento delle istituzioni libanesi.

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I Paesi Bassi vietano i prodotti degli insediamenti israeliani

Nel frattempo è arrivata anche un’altra decisione destinata a far discutere. I Paesi Bassi hanno annunciato il divieto di importazione dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania (che è di base quello che chiede di fare il movimento BDS).

A comunicarlo su X è stato il ministro del Commercio olandese Sjoerd Sjoerdsma, che ha spiegato la scelta parlando apertamente di occupazione illegale: «Lanciamo così un segnale forte a Israele. I Paesi Bassi non intendono contribuire al mantenimento di tale situazione illegale».

Il ministro ha citato anche la Corte internazionale di giustizia, secondo cui l’occupazione israeliana di ampie zone della Cisgiordania sarebbe illegale e configurerebbe un’annessione di fatto. «Questa situazione deve cessare. Ecco perché stiamo adottando queste misure e continuiamo a esortare l’Europa a fare altrettanto», ha affermato.

Una posizione che conferma come il clima diplomatico attorno a Israele stia cambiando rapidamente in Europa, soprattutto dopo le ultime settimane segnate dalle polemiche sulla guerra a Gaza, sugli aiuti umanitari e sul trattamento riservato agli attivisti della Flotilla. Tuttavia, dimostra sempre che ci sono vittime di Serie A e vittimie di Serie B. I palestinesi (bambini, donne, uomini) sono arrestati, torturati, struprati e uccisi da anni, e nessuno di questi signori o signore ha detto una a contro Israele. Nel momento in cui le vittime sono gli europei, si pretendono delle sanzioni.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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