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Cinquanta attivisti della Flotilla ricoverati a Istanbul: c’è anche un italiano

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Continuano ad emergere nuovi dettagli sulle condizioni degli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati da Israele nei giorni scorsi mentre cercavano di raggiungere Gaza. Secondo quanto riportato dall’ANSA, circa cinquanta partecipanti alla missione umanitaria sono stati ricoverati a Istanbul dopo essere stati rilasciati e trasferiti in Turchia. Tra loro ci sarebbe anche un italiano, Ruggero Zeni, 69 anni, attualmente ricoverato presso il Başakşehir Çam ve Sakura City Hospital, nella periferia occidentale della città.

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La notizia arriva dopo giorni di testimonianze sempre più pesanti da parte di giornalisti, parlamentari e attivisti che hanno partecipato alla flottiglia. I racconti parlano di pestaggi, umiliazioni, persone ammanettate e bendate, presunte violenze fisiche e perfino accuse di abusi sessuali denunciati da alcune donne fermate durante l’operazione israeliana. Una situazione che sta provocando una crescente tensione diplomatica internazionale e che sta trasformando quello che doveva essere un semplice fermo in un caso politico molto più grande.

Secondo Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, diversi attivisti avrebbero riportato “lesioni serie” e molti sarebbero ancora sotto shock per quello che hanno subito durante e dopo l’abbordaggio delle imbarcazioni. La missione umanitaria, che coinvolgeva centinaia di persone provenienti da diversi Paesi, era partita con l’obiettivo dichiarato di rompere simbolicamente il blocco su Gaza e attirare attenzione internazionale sulla situazione nella Striscia. Ma il fermo da parte delle autorità israeliane e le immagini diffuse successivamente hanno rapidamente trasformato tutto in un incidente diplomatico di enorme portata.

image Cinquanta attivisti della Flotilla ricoverati a Istanbul: c’è anche un italiano

Le testimonianze degli attivisti: “Picchiati, spogliati e umiliati”

Le accuse più gravi arrivano proprio dai racconti dei partecipanti alla missione. Nei giorni scorsi il giornalista de Il Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani aveva raccontato di essere stato “incatenato e ammanettato”, spogliato e lasciato senza occhiali durante la detenzione. Secondo la sua testimonianza, molti attivisti sarebbero stati presi a calci e picchiati durante il trasferimento dopo l’abbordaggio delle navi. Mantovani aveva anche parlato di persone con sospette fratture alle costole e alle braccia, raccontando che diversi fermati urlavano dal dolore mentre venivano fatti passare attraverso i container utilizzati durante la detenzione. Parole che hanno immediatamente provocato reazioni politiche molto forti anche in Italia.

Anche il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, presente sulla flottiglia, aveva raccontato di aver ricevuto un pugno in un occhio e di aver sentito donne denunciare presunte violenze sessuali. Testimonianze che stanno facendo aumentare ulteriormente la pressione internazionale sul governo israeliano, soprattutto perché gli attivisti sostengono di trovarsi in acque internazionali al momento dell’intervento militare. Molti dei partecipanti rilasciati sono stati trasferiti a Istanbul tramite voli charter organizzati dalla Turkish Airlines e, una volta arrivati in Turchia, diversi di loro hanno avuto bisogno di cure mediche immediate. Il fatto che circa cinquanta persone siano finite in ospedale rende ancora più difficile ridimensionare l’accaduto come un semplice fermo di sicurezza.

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«Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo. Sappiamo dell’uso di taser su persone bagnate, al collo o sui genitali, sappiamo di molestie sessuali, che hanno sparato sulle persone con dei pallini. Abbiamo visto gente implorare per allargare le fascette perché avevano le mani che stavano sanguinando. Ci hanno sparato con il cannone ad acqua un liquido giallo per spingerci nei container con il filo spinato. Poi ti riprendono in video e sono fieri di questo», affermano gli attivisti fiorentini Dario Salvetti e Antonella Bundu, come riporta l’ANSA.

Le polemiche contro Ben Gvir e la reazione dell’Italia

A peggiorare ulteriormente la situazione sono state anche le immagini diffuse dal ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir. Nei video pubblicati online si vedono alcuni fermati inginocchiati e bendati mentre vengono derisi. Immagini che hanno provocato reazioni durissime da parte di diversi governi europei.

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito il trattamento riservato agli attivisti “incivile”, mentre Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno parlato apertamente di “linea rossa superata”, chiedendo scuse ufficiali a Israele. Anche Francia e Spagna avrebbero convocato ambasciatori israeliani per ottenere chiarimenti. Nel frattempo la procura di Roma starebbe valutando l’ipotesi di tortura dopo le denunce presentate dagli attivisti italiani rientrati nel Paese. Un’eventualità che, se confermata, renderebbe la vicenda ancora più grave sul piano internazionale.

225505935-4ac0fc1d-8272-4da5-a790-e7c521769033 Cinquanta attivisti della Flotilla ricoverati a Istanbul: c’è anche un italiano

Le flottiglie dirette verso Gaza non sono una novità. Da anni movimenti umanitari internazionali organizzano missioni simboliche per contestare il blocco imposto sulla Striscia e attirare attenzione sulla situazione umanitaria palestinese. Israele considera però queste iniziative una violazione della sicurezza nazionale e interviene regolarmente per impedire alle imbarcazioni di raggiungere Gaza.

Questa volta, però, la situazione sembra avere avuto un impatto mediatico e politico molto più forte rispetto al passato. Anche perché le testimonianze dei partecipanti si stanno diffondendo rapidamente online, accompagnate da immagini e racconti sempre più dettagliati sulle condizioni della detenzione.

E mentre decine di attivisti continuano a ricevere cure mediche a Istanbul, cresce la richiesta di indagini indipendenti su quanto accaduto durante il fermo della Global Sumud Flotilla. Per molti osservatori internazionali, infatti, la vicenda rischia di diventare uno dei casi diplomatici più pesanti degli ultimi mesi nel già tesissimo rapporto tra Israele e diversi Paesi europei.

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Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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