Che prodotti skincare uso al posto di The Ordinary e CeraVe (che supportano Israele)
Parto subito dicendo una cosa che forse renderà questo articolo un po’ meno “perfetto” da attivista: io con The Ordinary e CeraVe mi trovavo davvero bene. Molto bene. CeraVe era diventata praticamente la mia comfort zone skincare: detergenti delicati, creme semplici, prodotti che funzionavano senza farmi impazzire la pelle. E lo stesso vale per The Ordinary. Economica, minimalista, piena di attivi validi senza dover spendere stipendi interi per un siero. Quindi no, questo non è uno di quegli articoli dove faccio finta che i brand che boicotto mi abbiano sempre fatto schifo. Il punto è un altro.
Da quando la situazione in Palestina è degenerata (perché comunque la situazione va male già da decenni, ma adesso è veramente indecente e disumana), ho iniziato a chiedermi a quali cose potessi realisticamente rinunciare come forma di boicottaggio. E fra queste, per me, ci sono stati anche alcuni prodotti beauty e skincare. Non perché pensi che smettere di comprare un detergente cambierà il mondo da solo, ma perché il boicottaggio funziona proprio come azione collettiva: tante piccole rinunce fatte da tante persone diverse. E quindi sì, a malincuore, ho deciso di sostituire anche The Ordinary e CeraVe.
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TogglePerché molte persone stanno boicottando The Ordinary
Una cosa che spesso non si sa è che The Ordinary appartiene a Estée Lauder. E proprio qui nasce gran parte delle polemiche. Ronald Lauder, erede insieme al fratello Leonard dell’impero Estée Lauder, è presidente del World Jewish Congress e chairman del Jewish National Fund. Negli anni ha espresso posizioni apertamente sioniste e ha sostenuto economicamente e politicamente realtà legate all’occupazione israeliana dei territori palestinesi.
Per molte persone che sostengono il movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions), questo rende Estée Lauder, e di conseguenza anche The Ordinary, un brand da evitare.
Ovviamente ognuno decide autonomamente dove tracciare la linea tra consumo e attivismo. C’è chi boicotta solo aziende con legami diretti con il governo israeliano e chi invece include anche multinazionali i cui dirigenti sostengono economicamente organizzazioni sioniste o istituzioni israeliane. Personalmente, ho deciso che The Ordinary rientrava tra i prodotti a cui potevo rinunciare.
Anche CeraVe è finita nelle liste di boicottaggio
La situazione di CeraVe è diversa, ma per molti attivisti ugualmente problematica. CeraVe appartiene infatti a L’Oréal. Una parte importante di L’Oréal è controllata dalla famiglia Bettencourt Meyers, mentre un’altra quota significativa appartiene a Nestlé. Ed è proprio Nestlé a essere spesso citata nelle campagne di boicottaggio legate a Israele.
Nestlé investe in Israele dagli anni Novanta e possiede quote importanti della compagnia alimentare israeliana Osem. Inoltre sia Nestlé che L’Oréal hanno ricevuto nel 1998 il Jubilee Award assegnato dall’allora primo ministro Benjamin Netanyahu per il loro contributo all’economia israeliana. Per moltissime persone questo basta per includere il brand nelle campagne di boicottaggio.
E sinceramente? È stata probabilmente la rinuncia skincare più difficile da fare, perché trovare prodotti semplici e delicati come quelli di CeraVe senza spendere troppo non è facilissimo.
Cosa uso al posto di CeraVe e The Ordinary
Scoperti letteralmente per caso grazie al fratello del mio ragazzo e alla sua fidanzata, che me li hanno regalati a Natale. Ma sinceramente ho finito per adorarli e acquistarli anche da soli. Sicuramente nelle prossime settimane arriveranno delle vere e proprie recensioni, quindi stay tuned.
Ziaja è stata la mia alternativa a CeraVe
La scoperta che mi ha salvata di più è stata sicuramente Ziaja, un brand polacco molto più economico rispetto a tantissimi marchi skincare virali e soprattutto ha quella stessa filosofia molto semplice che mi piaceva di CeraVe: prodotti delicati, ingredienti comprensibili e packaging senza troppe pretese. E sinceramente tutti i prodotti hanno anche un ottimo profumo.
Ovviamente non è identico. Non voglio fingere che il detergente Ziaja sia letteralmente il clone perfetto di quello CeraVe, perché non lo è. Però per me è stato il sostituto più vicino come sensazione sulla pelle e come rapporto qualità-prezzo. In più è molto facile da trovare online e spesso costa davvero pochissimo rispetto ai brand skincare diventati famosi su TikTok. E onestamente, in un periodo in cui qualsiasi crema sembra costare 25 euro minimo, l’apprezzo parecchio.

Apis Natural Cosmetics mi ha sorpresa tantissimo
Per sostituire The Ordinary invece ho iniziato a usare diversi prodotti di Apis Natural Cosmetics, e devo dire che è stata probabilmente la sorpresa migliore. Anche qui: non è una copia di The Ordinary. Ma ha quella stessa idea di skincare abbastanza focalizzata sugli attivi senza trasformare tutto in lusso irraggiungibile.
La cosa che mi ha colpita di più è che alcuni sieri funzionano davvero bene senza avere quel marketing ultra aggressivo tipico dei brand skincare più virali. E soprattutto molti prodotti costano meno rispetto a tantissime alternative “instagrammabili”. Ovviamente dipende sempre dalla pelle personale, quindi non voglio fare il classico discorso da influencer tipo “questa crema cambierà la vostra vita”. Però se state cercando un’alternativa concreta a The Ordinary senza spendere patrimoni, secondo me vale davvero la pena provarla.

Dove trovo le liste dei brand da boicottare
Una cosa che mi chiedono spesso è: “Ma come fai a sapere quali brand evitare?” E la risposta è: controllo tantissime liste diverse, perché purtroppo non esiste un database perfetto e universale. Ci sono siti legati al movimento BDS, creator che fanno ricerca sui legami economici delle multinazionali e tantissime infografiche che girano online. Ovviamente cerco sempre di verificare le informazioni prima di condividere qualcosa, soprattutto quando si parla di aziende enormi e strutture finanziarie abbastanza complicate.
Un file molto utile è questa lista in Excel dove ci sono i brand da evitare e le alternative che invece sostengono la Palestina o semplicemente non hanno alcun rapporto con Israele. Sembra una cosa un po’ estrema detta così, ma in realtà mi aiuta tantissimo perché ormai moltissimi marchi fanno parte delle stesse multinazionali e diventa facilissimo confondersi.
E no, non riesco a essere perfetta al 100%. Ci sono sicuramente brand che continuo a usare senza sapere tutto quello che c’è dietro, e sinceramente penso sia impossibile essere consumatori completamente “puliti” dentro il capitalismo globale. Però credo comunque che provare a fare scelte più consapevoli abbia senso.
Alla fine questo articolo non vuole dirvi “dovete usare questi prodotti”. È più un: “Ehi, se anche voi state cercando alternative perché volete partecipare al boicottaggio, queste sono quelle con cui io mi sto trovando meglio.”

Giulia, 27 anni, laureata in Filologia Italiana con una tesi sull'italiano standard e neostandard, "paladina delle cause perse" e insegnante di Italiano Lingua non materna. Presidente di ESN Perugia e volontaria di Univox. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, nuotare, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty






