Ucraina: Putin riconosce il Donbass e manda delle truppe durante la notte

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La situazione Ucraina-Russia è precipitata inesorabilmente nelle ultime ore. Nella notte fra il 21 e il 22 febbraio, dopo aver riconosciuto l’indipendenza delle due repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, il presidente Vladimir Putin ha inviato delle truppe nella regione del Donbass, per «assicurare la pace». Volodimyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, ha affermato che gli ucraini non hanno «paura della Russia», ribadendo in un discorso al Paese che non cederanno «un solo pezzo» alla Russia. Gli americani intanto hanno spostato i propri diplomatici in Polonia.

Il primo a parlare di terza guerra mondiale per riferirsi al conflitto fra la Russia e l’Ucraina di cui tanto stiamo parlando in questi giorni, è stato proprio il Presidente Biden, ed è sempre stato lui, insieme agli Stati Uniti, a provare a prevedere quando ci sarà un attacco. Quando, perché per gli americani è sicuro che ci sarà, e forse iniziamo a crederlo anche noi. «La Russia sta cercando un pretesto per invadere l’Ucraina», aveva detto Jake Sullivan, secondo cui un attacco della Russia inizierebbe probabilmente con dei bombardamenti aerei. Inizialmente si pensava che sarebbe stato mercoledì 16 febbraio.

Durante un discorso alla Casa Bianca, Biden ha anche affermato che «la Russia cerca di provocare l’Ucraina e di creare false giustificazioni per una guerra contro Kiev». Il primo attacco, secondo gli Usa, sarà proprio a Kiev, o nei prossimi giorni o nelle prossime settimane, ma Biden sembra essere fermamente «convinto che Vladimir Putin ha preso la decisione di invadere».

A proposito del Presidente Putin, dovete sapere che, come ha raccontato Dmitry Peskov, suo portavoce, «“scherza” sugli allarmi degli Usa e dei loro alleati occidentali riguardo a un’invasione russa in Ucraina e ci chiede di controllare se hanno pubblicato l’ora esatta in cui comincerà la guerra. Per noi è impossibile capire la follia di questa informazione maniacale da parte degli americani».

Qualche giorno fa il ministero della Difesa russo aveva annunciato il ritiro di alcune forze che si trovavano nei pressi della frontiera ucraina, «che hanno completato i loro compiti, hanno già iniziato a caricare i mezzi di trasporto ferroviari e terrestri e oggi inizieranno a rientrare alle proprie basi», tuttavia fu la NATO stessa, tramite Jens Stoltenberg, affermò che «non ci sono segnali sul terreno che la Russia stia riducendo le truppe ai confini dell’Ucraina». Qualche giorno fa, poi, la situazione si è capovolta, ed è stata la Russia a chiedere il ritiro delle forze USA.

Il nostro premier, al termine del Consiglio europeo informale convocato a Bruxelles, ha comunicato che «non sarà facile ma l’obiettivo è quello, far sì che Zelensky e Putin si siedano intorno a un tavolo», e questo va fatto «il prima possibile». Conclude Draghi: «Sostanzialmente la situazione è la stessa di qualche giorno fa, questi episodi che sembravano annunciare una de-escalation non sono al momento presi seriamente. Quindi dobbiamo rimanere pronti a ogni eventualità». Due giorni fa si è anche aggiunto Boris Johnson, secondo cui Mosca starebbe preparando «la più grande guerra in Europa dal 1945».

Ucraina: Putin manda l’esercito nel Donbass

È tutto iniziato quando Vladimir Putin ha deciso di riconoscere l’indipendenza delle repubbliche separatiste ucraine di Donetsk e Lugansk, firmando al Cremlino, in diretta televisiva, il riconoscimento con i leader delle due repubbliche del Donbass. Ha affermato il presidente russo: «L’Ucraina è serva dei padroni occidentali, se avrà armi di distruzione di massa il mondo cambierà drammaticamente. Kiev deve fermare immediatamente le operazioni militari».

Risponde subito il presidente ucraino: «Non abbiamo paura di Mosca, di niente e di nessuno. Ci aspettiamo il chiaro sostegno da parte dei nostri alleati». Tuttavia, poi arriva la notizia che Putin ha inviato nel Donbass delle truppe «per assicurare la pace». Insomma, sapete come funziona, giusto? Si vis pacem para bellum. Questa decisione è stata presa «dopo una richiesta del capo della Repubblica popolare di Donetsk al ministero della Difesa della Federazione Russa, per garantire l’attuazione delle funzioni a sostegno della pace sul territorio prima della conclusione dell’accordo di amicizia, cooperazione e mutuo soccorso» con Mosca.

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Nel suo discorso alla nazione Putin ha anche affermato che installando dei missili balistici in Ucraina la Nato ha contribuito a minacciare «la Russia europea e gli Urali. I missili Tomahawk possono raggiungere Mosca in 35 minuti, i missili balistici in 7 minuti e i missili ipersonici in 4. E questo da parte della Nato equivale a mettere un coltello alla gola alla Russia». Ha continuando affermando che gli americani «dicono che non dobbiamo preoccuparci per l’ingresso dell’Ucraina nella Nato e che ci vorrà tempo perché questo accada. Ma cosa cambia per noi? Assolutamente nulla».

«Gli Stati Uniti non hanno escluso l’allargamento, se rispetterà determinate condizioni. Quindi arriverà il momento dell’adesione e allora la Nato non sarà più un’alleanza difensiva. Siamo noi l’obiettivo dei missili della Nato. L’Ucraina ha già perso la sua sovranità divenendo serve dei padroni occidentali. Il Paese ha sempre rifiutato di riconoscere i legami storici con la Russia e non c’è da meravigliarsi quindi per quest’ondata di nazismo e nazionalismo. Minacce permanenti sono arrivate dalle autorità ucraine per quanto riguarda l’energia. Continuavano a ricattarci sulle forniture energetiche e sono questi gli strumenti che hanno utilizzato nelle trattative con l’Occidente».

Putin

«È una violazione del diritto internazionale, dell’integrità territoriale ucraina e degli Accordi di Minsk. L’Ue e i suoi partner reagiranno con unità, fermezza e determinazione», ha detto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. «Lampante violazione», ha detto invece Joe Biden, presidente degli Stati Uniti d’America. La Nato invece continua affermando che Putin «inscena il pretesto per una nuova invasione». Intanto l’ambasciata americana è stata trasferita in Polonia.

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«La situazione di sicurezza nel Paese continua a essere imprevedibile e potrebbe deteriorare con un preavviso minimo», ha detto il segretario di Stato americano, Antony Blinken, invitando ancora una volta gli americani in Ucraina a lasciare il Paese al più presto. Secondo il segretario della Nato, Jeans Stoltenberg, ha condannato il riconoscimento della Russia riguardo le due repubbliche, poiché «essa mina ulteriormente la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, erode gli sforzi per una risoluzione del conflitto e viola gli Accordi di Minsk».

Il sottosegretario agli affari politici dell’Onu, Rosemary Dicarlo, durante la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza sull’Ucraina, ha affermato che «le prossime ore e giorni saranno critici. Il rischio di un grande conflitto è reale e deve essere prevenuto a tutti i costi», assicurando anche «il pieno impegno del segretario generale a lavorare per una soluzione diplomatica dell’attuale crisi. Ci rammarichiamo anche per l’ordine di schierare truppe russe nell’Ucraina orientale, come riferito in una ‘missione di mantenimento della pace».

L’Unione Europea ha invece ribadito in una note ufficiale l’«incrollabile supporto all’indipendenza, all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina nell’ambito dei confini internazionalmente riconosciuti. Bruxelles reagirà con sanzioni dirette nei confronti di chi è coinvolto in quest’azione illegale». Anche Di Maio ritiene «da condannare in quanto contraria agli Accordi di Minsk e costituisce un grave ostacolo nella ricerca di una soluzione diplomatica. L’Italia continua a sostenere l’integrità e la piena sovranità dell’Ucraina nei suoi confini internazionalmente riconosciuti. Il governo italiano è pronto a riferire alla Camera sulla crisi ucraina».

Entra in campo anche il Giappone, che accusa la Russia di aver violato le leggi internazionali e di non aver rispettato gli accordi di Minsk del 2014 inviando delle truppe in Ucraina, nella regione del Donbass. «Se si dovesse verificare un’invasione in Ucraina, il Giappone continuerà a seguire da vicino la situazione e lavorerà al fianco dei Paesi del G7 e le nazioni della comunità internazionale per organizzare delle risposte appropriate, inclusa l’applicazione di sanzioni», ha affermato il premier giapponese, Fumio Kishida.

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La Cina, invece, chiede a tutte le parti di «esercitare moderazione. Tutti i Paesi dovrebbero risolvere le controversie con mezzi pacifici in linea con la Carta delle Nazioni Unite», ha affermato l’ambasciatore all’Onu, Zhang Jun. La Russia ha comunque ribadito la propria apertura «alla diplomazia e a una soluzione diplomatica, ma non permetterà nuovo bagno di sangue». Vedremo, però, come si evolverà la situazione. Intanto vi lasciamo degli interessanti tweet della giornalista Marta Ottaviani:

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