USA, legge sull’aborto in Texas: la corte suprema non la blocca

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È da ormai ieri sera che si parla del Texas a causa dell’approvazione di una legge che vieta l’aborto dopo la sesta settimana e che è ufficialmente la più stringente d’America. Questa legge vieta l’aborto dopo che è stata rilevata la prima attività cardiaca embrionale, quindi dopo circa sei settimane, senza avere delle eccezioni come in caso di stupro o incesto. È persino più stringente di quella della Polonia, che è il paese europeo con la legge sull’aborto peggiore e più maschilista. La Corte Suprema, tra l’altro, non ha sospeso la legge del Texas.

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Fonte: Twitter

Abbiamo sentito tantissime persone lamentarsi, in Italia come negli Stati Uniti come in tutto il mondo, e parlare di dittatura sanitaria, parlare di politici, di uomini, che li obbligano a indossare una mascherina nei luoghi chiusi. A volte questi uomini erano proprio dei politici. Abbiamo sentito cose come “decido io sulla mia salute” o ancora “decido io sul mio corpo“. Evidentemente però questo non vale se il corpo e la vita su cui si decide è quello della donna, perché la donna sembra che non possa proprio decidere se portare avanti una gravidanza o no.

Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti d’America, ha definito questa legge «apertamente incostituzionale», affermando che «questa legge estrema del Texas viola apertamente il diritto costituzionale stabilito dalla (sentenza della corte suprema, ndr) Roe v. Wade e confermata come precedente per quasi mezzo secolo». Tra l’altro, «riduce significativamente l’accesso delle donne alle cure sanitarie di cui hanno bisogno, particolarmente per le comunità di colore e gli individui con basso reddito». La legge però non coinvolge solo le donne, o meglio, in primis le donne, in secundis chi le sostiene.

Joe Biden fa infatti presente che questa legge texana «impone ai privati cittadini di denunciare chiunque credano abbia aiutato un’altra persona a praticare l’aborto, il che potrebbe includere persino un famigliare, operatori sanitari, staff negli uffici delle cliniche, o estranei con nessun legame con le parti in causa». Per questo motivo la sua amministrazione «è profondamente impegnata sul diritto costituzionale stabilito dalla Roe v. Wade cinque decenni fa e proteggerà e difenderà quel diritto». Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Texas: in vigore l'”Heartbeat Act”, contro l’aborto

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Fonte: Twitter

Si chiama “Heartbeat Act” ed è stato firmato dal governatore del Texas Greg Abbott a maggio, tuttavia dei gruppi che lottano per i diritti umani e civili, tra cui Planned Parenthood e l’American Civil Liberties Union (ACLU), hanno chiesto alla Corte Suprema di bloccare questa legislazione che viola i diritti delle donne. Mercoledì l’ACLU ha affermato che la corte «non ha risposto alla nostra richiesta. L’accesso a quasi tutti gli aborti è stato appena tagliato per milioni di persone.» Il gruppo ha anche confermato che, con questa legge, si sta ufficialmente vietando l’aborto che, nel 90% dei casi, avveniva dopo le sei settimane di gravidanza.

La legge sull’aborto nel Texas risale al 1973, quando grazie alla causa Roe v. Wade le donne statunitense hanno potuto accedere all’aborto fino alle 22/24 settimane, ovvero fino a quando il feto non è vitale e quindi fino a quando non potrebbe sopravvivere fuori dal grembo materno. Con il Texas Heartbeat Act, però, l’aborto sarà possibile solo entro le sei settimane, periodo in cui tantissime donne ancora devono scoprire di essere incinta. Persino l’American College of Obstetricians ha affermato che dire “battito del cuore” è molto fuorviante.

Secondo gli studiosi infatti quello che viene rilevato durante questa fase è solo «una parte del tessuto fetale che diventerà il cuore come l’embrione si sviluppa». Tra l’altro, questa legge non solo vuole rovinare la vita delle donne e probabilmente di un bambino che nascerà non desiderato perché magari frutto di incesto o di stupro, ma consente anche a qualsiasi cittadino privato di denunciare qualsiasi persona che «aiuti e favoreggi» un aborto illegale. L’unica eccezione è quella per le emergenze mediche.

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Fonte: Twitter

Non ci stupisce troppo quello che è appena avvenuto in Texas. D’altronde quest’anno già altri tre Stati, l’Idaho, l’Oklahoma e la Carolina del Sud, hanno approvato l’aborto solo entro le sei settimane, ma tutto sono state bloccate dai legali e devono quindi ancora entrare in vigore. In tutti questi Stati medievali in cui uomini decidono sul corpo della donna, ci sono dei repubblicani al comando, e il Texas non fa differenza.

Si sperava infatti che la Corte Suprema bloccasse questa legge assurda, ma così non è stato. La Corte, molto divisa con quattro di nove giudici contrari e cinque favorevoli e conservatori (di cui tre nominati da Donald Trump), ha deciso di invocare «questioni di procedura complesse e nuove». Planned Parenthood però ha dichiarato che «non importa come, non ci arrenderemo e continueremo a lottare. Tutti meritano l’accesso all’aborto». E noi speriamo con tutto il cuore che le donne possano riprendersi il diritti di scegliere sul proprio corpo.

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

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