Polonia, ci risiamo: il governo polacco approva la legge sull’illegalità dell’aborto


Ogni tot settimane, il governo polacco ci riprova, ma questa volta sembra essere ufficiale: l’aborto è illegale. Non solo la Polonia è lo Stato più omofobo dell’Unione Europea, ma ha anche deciso di minare ai diritti delle donne. Abbiamo scritto più volte che la scorsa estate sono usciti dalla Convenzione che protegge le donne dalla violenza domestica. Dopo quella decisione, hanno cercato più volte di privare le donne della scelta dell’aborto, da una scelta sicura e che riguarda solo loro.

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Fonte: twitter

Immagina essere un paese dell’Unione Europea, immagina approfittare di una pandemia per rendere illegale l’aborto, immagina essere anche un paese omofobo in cui molti vescovi cercano di curare gli omosessuali (e non dimentichiamo anche quelli che hanno bruciato i libri di Harry Potter perché blasfemi, una sorta di rogo dei libri nel XXI secolo), immagina creare una Carta della Famiglia che tutela solo la famiglia eterosessuale e che sostiene che l’omosessualità, che la comunità LGBT, sia solo una ideologia. Immagina, e realizza che tutto questo è reale per i polacchi.

Sotto gli occhi di un’Unione Europea che non agisce in alcun modo per proteggere i cittadini polacchi che stanno vivendo, per la seconda volta, delle pseudo leggi razziali (scusatemi per il paragone troppo forte) che mirano a colpire solo le minoranze. Se sei un uomo bianco ed etero sei salvo. Se sei una donna pancina di estrema destra sei salva. Ma se la tua mentalità va oltre, se aspiri alla libertà, se vuoi volare, se sostieni i diritti civili di tutti, non vai bene.

La legge era stata già approvata ad ottobre da Julia Przylebska, la Presidente della Corte costituzionale polacca, che ha lottato a lungo per far sì che le donne ottenessero sempre meno diritti. Pensate che, quando a ottobre la legge che vietava l’aborto anche in caso di grave malformazione del feto e rendendola quindi legale solo se la madre rischiasse la vita o in caso di stupro o incesto, le proteste erano state così forti e massicce che avevano costretto il governo a rimandare tutto. Se ricordate, qualche mese fa vi avevamo anche detto che l’aborto in caso di malformazione era quello più diffuso, di fatto, rendendolo illegale, è come se avessero ufficialmente reso illegale la pratica dell’aborto.

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Ieri, però, è tutto divenuto ufficiale. La sentenza è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, e le donne hanno perso un altro diritto, mentre il governo polacco ha solo dimostrato di pensare solamente ai propri interessi. E sapete qual è la cosa peggiore? Non possiamo neanche dire «basta con gli uomini che decidono sul corpo di noi donne», perché è stata una donna (UNA DONNA!) a prendere questa decisione per tutte. A decidere che quello che pensa lei è universale e nessun’altra deve poter avere il diritto di scegliere sul proprio corpo e sulla propria vita.

La Polonia e l’aborto: le manifestazioni in piazza

La Polonia aveva già una delle leggi sull’aborto più restrittive: basti pensare che c’erano meno di 2000 aborti legali ogni anno. Diciamo legali perché, ovviamente, chi ne ha la possibilità si reca all’estero o, purtroppo, si sottopone a interventi illegali e che potrebbero mettere in pericolo la donna. Tanto che, le organizzazioni femministe hanno fatto una stima di quanti aborti ci siano effettivamente: circa 200.000. Fate due calcoli e comprenderete quante donne sono costrette a prendere drastiche decisioni perché non vengono protette dal proprio governo.

«La Corte costituzionale ha presentato una motivazione scritta della sentenza sulla protezione della vita. Conformemente ai requisiti costituzionali, la sentenza è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale», ha annunciato il Governo polacco, senza se e senza ma, vietando quindi ufficialmente l’aborto. Il testo è stato pubblicato ieri mattina e, da quel momento, le donne sono scese nuovamente in piazza. Più delle scorse volte, più arrabbiate e con più volontà di far rispettare se stesse e i propri diritti.

Il governo pensava che le restrizioni per il Covid-19 le avrebbero fermate, il PiS, il partito ultra “cattolico” (tra virgolette perché, perdonatemi, ma il cristianesimo è amore e rispetto, non odio verso persone che si amano, così come è rispetto per la donna in quanto essere umano e non in quanto oggetto dell’uomo) forse sperava che la pandemia le avrebbe fatte restare in casa. Ma nel momento in cui utilizzi una pandemia per approvare un’abominevole legge, la tua può restare solo una speranza vigliacca.

Le manifestazioni sono iniziate davanti alla sede della Corte costituzionale a Varsavia e si sono spostate poi di fronte alla sede del PiS, che ha proposto la legge che è stata approvata in quanto l’aborto è incompatibile con la Costituzione, poiché ritenuto un omicidio. Insomma, finché dobbiamo essere amici con un Presidente degli Stati Uniti pro alla pena di morte, va bene. Ma se una donna vuole abortire un feto che non sopravvivrebbe, non va bene. La devi costringere a portare a termine la gravidanza e ad essere traumatizzata a vita, come se l’aborto non fosse già difficile.

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Forse, al momento, l’unica che realmente potrebbe fare qualcosa è l’Unione Europea. Perché le manifestazioni, lo abbiamo visto, per quanto possano essere massicce (la scorsa volte le manifestanti hanno fatto irruzione durante una messa, proprio per la fratellanza fra il Partito e le istituzioni religiose), sono inutili. Rimandano, rimandano, ma non pensano che l’opinione dei cittadini, delle dirette interessate, valga qualcosa. In fin dei conti, pensano più alla vita di un feto piuttosto che a quella delle donne, non c’è da stupirsene.

Il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski, ha condannato questa decisione del governo, definendola «contro la volontà dei polacchi» e affermando che è stato un «atto consapevole e calcolato a danno dello stato». Marta Lempart, invece, una delle organizzatrici delle proteste, ha affermato a TVN24 che «stiamo parlando di incompetenza, corruzione e dell’assoluto declino dello Stato, pertanto questi uomini stanno facendo ciò che sanno fare meglio: portare via i diritti e le libertà dei cittadini».

Ci auguriamo che l’Unione Europea, dopo così tanti abusi da parte del governo, finalmente decida di far qualcosa contro la Polonia e contro la loro bigotteria. Sarebbe anche l’ora.

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