No, la Polonia non sta chiamando i riservisti (e i figli) dall’Italia

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Ieri abbiamo letto un articolo riguardante i riservisti polacchi, anche quelli che vivono all’estero e in Italia, che sarebbero stati invitati a ritornare in Polonia per prepararsi a «un eventuale precipitare della situazione nella guerra della Russia contro l’Ucraina». Le lettere di cui si parla sarebbero indirizzate a tutti i cittadini dai 18 ai 63 anni e, per chi deciderà di non tornare e possiede la doppia cittadinanza, dovrà rinunciare a quella polacca. Ma è davvero così? Perché, se la notizia fosse vera, se venisse chiesto di tornare per la guerra ucraino-russa, sarebbe una notizia molto importante. Se fosse vera.

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Diciamo che il fatto che la Polonia possa essere preoccupata per un eventuale attacco dai russi, non stupisce più di tanto. Più che altro, perché abbiamo già visto come fosse stata “minacciata” dalla Russia, con l’ex Premier che descrisse la «propaganda polacca» come la «più maligna, volgare e stridula». Medvev ha chiamato ingrata l’élite polacca poiché in passato la Russia ha liberato il Paese dall’occupazione fascista. Ritiene che i polacchi starebbero cercando di dimenticare «i soldati sovietici che sconfissero il fascismo, espulsero gli occupanti dalle città polacche e impedirono loro di far saltare in aria Cracovia, liberarono i prigionieri di Auschwitz e Majdane».

Non viene strano crederlo anche perché il mese scorso il Parlamento di Varsavia ha dato il via libera all’aumento delle spese militari, facendo salire il numero complessivo dei soldati da 144mila a 300milanei prossimi anni. In più, c’è stato un voto quasi unanime anche per le legge sulla «difesa della patria». Jaroslaw Kaczynski, vice primo ministro responsabile per la sicurezza, ha detto di volere «la pace», non «la guerra, ma per questo motivo dobbiamo disporre di forze armate molto più notevoli».

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Date queste premesse, comunque, in molti si sono allarmati. La Polonia è un Paese europeo. Se dovesse essere attaccato, l’Unione Europea non si limiterebbe a stare ferma a fare beneficienza e a dare sanzioni, così come anche gli Stati Uniti, alleati. Insomma, entreremmo nella terza guerra mondiale. Per questo leggere un articolo in cui si parla di come la Polonia si prepari alla guerra, dove solo alla fine si sottolinea che in Polonia vige già la leva obbligatoria, fa un po’ storcere il naso.

Davvero la Polonia si sta preparando alla guerra?

Prendiamo come fonte un articolo di fakt.pl, uno di ofeminin.pl e uno di infor.pl, tutte fonti polacche. I tre articoli raccontano di come diversi cittadini polacchi nati nel 2003 (quindi i 17enni) stiano ricevendo la convocazione per l’addestramento militare. Sembra che l’esercito polacco voglia semplicemente verificare su quali persone potrà contare se si dovesse entrare in un ipotetico conflitto. Tuttavia, gli stessi rappresentanti del ministero della Difesa nazionale, hanno sottolineato come l’addestramento non abbia niente a che fare con la guerra in Ucraina.

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REDZIKOWO, Poland (May 13, 2016) Polish troops stand in formation at the Aegis Ashore Missile Defense System phase three groundbreaking ceremony in Redzikowo, Poland, May 13, 2016. (DoD photo by Navy Petty Officer 1st Class Tim D. Godbee)(Released)

Infatti c’è da evidenziare come ogni anno dal 2013 (la formazione era stata sospesa dal 2009 al 2012) il MON (Ministero della difesa in Polonia) ha convocato i riservisti, mentre l’addestramento militare ha avuto luogo ogni anno anche prima dell’epidemia di Coronavirus. Quest’anno, le lettere sono per gli uomini nati nel 2003, ma anche per le persone nate dal 1998 al 2002, se non hanno ancora seguito l’addestramento militare, così come chi, nell’anno della convocazione, era inabile al servizio militare. Più specificatamente, l’obbligo riguarda:

  • «uomini nati nel 2003 (cosiddetto anno base);
  • uomini nati tra il 1998 e il 2002 che non hanno ancora una certa categoria di capacità militare attiva (i cosiddetti anziani di anni);
  • persone (uomini e donne) nati tra il 2001 e il 2002, che sono stati riconosciuti dai comitati medici della contea come temporaneamente inabili al servizio militare attivo per motivi di salute (categoria di competenze B), se il periodo di inabilità scade prima della fine del titolo militare;
  • persone (uomini e donne) nati tra il 2001 e il 2002 che sono stati riconosciuti dalle commissioni mediche della contea come temporaneamente inabili al servizio militare attivo a causa del loro stato di salute (capacità categoria B), se la durata di tale incapacità scade dopo la fine del titolo militare e ha chiesto di modificare la categoria del servizio militare attivo prima della fine del titolo militare».

Anche le donne della Polonia, quindi, «devono essere qualificate per il servizio militare attivo o ricevere una formazione per ottenere tali qualifiche e nell’anno scolastico, o nell’anno accademico 2021/2022, per studiare nelle professioni mediche, ma anche per psicologi, farmacisti e veterinari». Concludendo, niente che ha a che fare direttamente o indirettamente con l’Ucraina. Niente che non sia stato fatto già in passato. Per questo, facciamo un bel respiro, e cerchiamo più fonti.

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