Sangiovanni non così diverso da Pio e Amedeo: n-word in una canzone

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Quante volte abbiamo parlato di Pio e Amedeo e di come, da uomini bianchi ed eterosessuali, abbiano cercato di normalizzare degli insulti non rivolti verso di loro? Tante, forse troppe volte. Tuttavia, non pensavamo di dover parlare anche di Sangiovanni, uno dei cantanti più amati dalle adolescenti e non solo, che ha ricevuto tanti complimenti per il suo stile, per il suo indossare abiti rosa (si è complimentata persino la mamma del ragazzo con i pantaloni rosa), ma anche per i suoi pensieri che sembravano essere così moderni e avanti. Eppure, eppure, la sua idea non è così diversa proprio dal duo comico che in diretta dice insulti, ma che non si azzarda neanche a dire una bestemmia.

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Facciamo un passo indietro. Ormai non penso che qualcuno non conosca Pio e Amedeo e soprattutto il drama che li ha coinvolti. Ma per chi avesse altri interessi e si trova qui giusto per curiosità, vediamo cos’è successo mesi fa, partendo dal presupposto che l’interno del duo poteva anche essere nobile e siamo sicuri che non volevano urlare nxgro per mancare di rispetto a qualcuno, ma è davvero questo il messaggio che sono riusciti a trasmettere? Perché che il peso delle parole dipenda da chi e da come vengono pronunciate, non è che la scoperta dell’acqua calda. Pietro Turano, vicepresidente Arcigay, ha infatti detto che

«ci vogliono insegnare che è l’intenzione che conta e spacciano per rivoluzionario un discorso che in realtà è di una banalità patetica. Certo che lo sappiamo che è l’intenzione che conta ma questo non significa che sia sempre il solito uomo, maschio, bianco, cisgender, etero a doverci spiegare che cosa dovrebbe offendermi o meno. Che cosa ne sanno loro della sensibilità che ha ognuno? Non si può più dire ricchi**e o fr**io perché evidentemente a un certo punto, siccome per tutta la vita gli omosessuali si sono sentiti appellare solo in questo modo con accezione dispregiativa, si è arrivati a rigettarle.»

I due si sono schierati contro il politically correct, sono stati considerati come dei paladini e tanti politici, addirittura, hanno detto che nessuno deve toccarli, un po’ come dicevano con i bambini di Bibbiano. Peccato che gli argomenti trattati da Pio e Amedeo riguardassero solo argomenti che non li tocca in prima persona. Il razzismo e l’omofobia. In ogni caso, chiudiamo questa parentesi perché quando inizio a parlarne divento davvero logorroica, e passiamo a quel che ha fatto Sangiovanni.

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Sangiovanni e la sua nuova canzone

Il brano di cui parliamo è Che gente siamo, uscito proprio di recente con il nuovo album composto da 12 track. Tralasciando la canzone che non giudicheremo, è la lyrics che è molto controversa: «semmai andrò in prigione, è perché ho detto negxo in tele, mentre il politico razzista rappresenta il mio paese. Se ti metti lo smalto, sei il degrado nazionale, se sei con un altro uomo ti minacciano di morte, ma se picchi uno straniero sei comunque un italiano. Se tua moglie non ti vuole, non può manco denunciare. Non si può dire più un cazzo, non si può fare più un cazzo, va a finire che mi ammazzo, almeno questo posso farlo».

L’intento di Sangiovanni potrebbe essere buono. Nel senso che prende di mira il fatto che ci siano dei politici razzisti, che un uomo non sia libero di amare chi vuole, né di indossare lo smalto. Ma quel «semmai andrò in prigione, è perché ho detto negxo in tele» è letteralmente l’idea di Pio e Amedeo. Insomma, ha fatto tantissimi giri di parole per poi essere esattamente chi critica. Perché insultare e mancare di rispetto a qualcuno non significa libertà di espressione.

Diciamo che, proprio la frase in questione, vuol dire che mentre una persona x viene crocefissa “solo” per aver detto la n-word, intanto ci sono dei politici razzisti che continuano a governarci. Forse però, quello che Sangiovanni e i suoi fan affezionati non comprendono, è che uno non esclude l’altro. I politici rappresentano quelle stesse persone che vogliono utilizzare liberamente quella parola. E, come sbagliano le persone x, sbagliano anche i politici. Non esiste solo il bianco e nero. Bisogna vedere il grigio. Se l’Italia è rappresentata da razzisti, allora cominciano a cambiare l’Italia, mentre cerchiamo anche di non far pronunciare quell’insulto.

Ci si lamenta del pensiero unico, ma poi si vuole imporre il proprio. Perché i primi (e gli ultimi) che si lamentano che «non si può dire più un cazzo», sono quelli che si offendono davanti a una bestemmia (che, per carità, è comunque un gesto di maleducazione) o che vogliono la libertà di espressione (che in Italia già c’è, altrimenti di certo non potrebbero lamentarsi o urlare al complotto per qualsiasi cosa), non comprendendo che insultare qualcuno usando slur non è libertà, né critica sociale.

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Ripetiamolo: gli intenti di Sangiovanni magari erano davvero buoni. La canzone di per sé critica la società moderna e in particolare gli omofobi, ma la frase «semmai andrò in prigione è perché ho detto negxo in tele» non è difficile da comprendere, non ha più significati, e l’abbiamo sentita più e più volte negli ultimi mesi, anche aggiungendoci frxcio. E l’abbiamo sentita in Senato durante le discussioni contro il DDL Zan. E l’abbiamo sentita dai più omofobi e razzisti del Paese, che volevano solo una scusa per insultare. Peccato per questa caduta triste da parte di un cantante così giovane.

Sul web, ovviamente, c’è chi lo difende perché il contesto è quello giusto (no, non lo è: ha detto letteralmente le stesse cose di Pio e Amedeo), altri invece lo attaccano e non comprendono come qualcuno possa difenderlo. In ogni caso, Sangiovanni (che intanto ha proprio detto che il duo comico porta verità scomode, quindi si può fraintendere poco, adesso) ha ottenuto probabilmente quello che desiderava: tanta pubblicità. Perché sinceramente quale dei suoi non fan avrebbe ascoltato o commentato la sua canzone se non ci fosse stato questo drama?

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