Polonia: rischiano il carcere per un’aureola arcobaleno

Condividi

Siamo nel 2021 ma la Polonia ancora non mette da parte il suo latente problema con l’omofobia. Lo scorso anno abbiamo scritto più volte riguardo ai problemi che coinvolgono questo stato dell’Unione Europea, tuttavia sembra che con l’anno nuovo la mentalità sia la stessa, sebbene l’UE abbia persino avvisato sia la Polonia che l’Ungheria che non avrebbero ottenuto i fondi regionali, in quanto stati omotransfobici.

polonia-lgbt-attiviste
Fonte: twitter

Riguardo quest’ultimo punto, un funzionario dell’Unione Europea ha affermato che «Quando si finanziano progetti con i fondi europei negli Stati membri, c’è l’obbligo – sia da parte dell’Ue, sia da parte degli Stati membri – di garantire che questi progetti siano in linea con la Carta dei diritti fondamentali. Nel contesto in cui ci troviamo in questo momento in Europa, stiamo discutendo di questi valori e di come si stia facendo marcia indietro in modo repentino – quindi è importante sottolinearlo».

Per questo motivo, adesso, la Polonia e l’Ungheria devono obbligatoriamente fare qualcosa per l’omotransfobia non solo dei cittadini ma del governo stesso (Andrzej Duda ha letteralmente creato una campagna elettorale basata sull’odio omotransfobico, e i polacchi lo hanno persino votato per la seconda volta). Tuttavia, ci sarà molto da fare, basti pensare che tre attiviste rischiano di finire in carcere per due anni solo per aver mostrato in pubblico un ritratto della Madonna con l’aureola color arcobaleno.

L’omofobia in Polonia ha raggiunto i limiti

La tragica notizia, perché altro modo per descriverla non la trovo, è stata condivisa da Ilga Europe, che riferisce che tre attiviste per i diritti umani, Elżbieta, Anna e Joanna (i loro cognomi non sono stati resi pubblici per proteggere la loro privacy), sono state accusate di aver «aver offeso il credo religioso» solo per aver mostrato in pubblico un ritratto della Madonna con l’aureola arcobaleno, per cui adesso, le tre donne, rischiano il carcere in Polonia.

polonia-lgbt-attiviste
Fonte: twitter

Ovviamente tutte le associazioni umanitarie, da Amnesty International a Campaign Against Homophobia, includendo anche Freemuse, Front Line Defenders, Human Rights Watch e ILGA-Europe, si sono mosse per evitare che la vita di tre donne venga rovinata a causa dell’omofobia di uno stato che è rimasto nel Medioevo. Ma, soprattutto, perché le tre donne hanno solo espresso la propria opinione, senza insultare o ferire nessuno (al contrario di quello che spesso viene fatto nei confronti degli omosessuali).

ILGA-Europe fa infatti sapere che «Le autorità polacche dovrebbero modificare la loro legislazione e renderla conforme alle norme internazionali e regionali in materia di diritti umani e astenersi dall’utilizzarla contro gli attivisti per limitare indebitamente il loro diritto alla libertà di espressione». Eppure, le tre donne, sono state accusate di violare le convinzioni religiose ai sensi dell’articolo 196 [1] del codice penale.

L’evento è non è recente, infatti il primo processo sarebbe dovuto essere il 4 novembre 2020, e, come racconta Amnesty International, è successo tutto il 6 maggio 2019, quando la polizia si presenta a casa di Elżbieta che era appena tornata da un viaggio in Belgio e nei Paesi Bassi, accusandola di aver trovato dei manifesti della Vergine Maria con un’aureola arcobaleno. Così l’arrestò e la trattenne per diverse ore.

Dopo aver indagato per quasi un anno (capite, quasi un anno di indagini per un manifesto con una bandiera LGBT!), la polizia ha arrestato Elżbieta insieme ad Anna e Joanna, accusate di aver offeso «le credenze religiose in relazione ai manifesti». Ilga-Europe fa invece sapere che

«l’articolo 196 del C.C. impone indebite restrizioni al diritto alla libertà di espressione fornendo alle autorità un potere discrezionale eccessivamente ampio per perseguire e criminalizzare gli individui per la loro espressione che deve essere protetta. Ciò è incompatibile con gli obblighi internazionali e regionali della Polonia in materia di diritti umani».

Questo perché la Polonia è vincolata dal Patto Internazionale sui diritti civili e politici, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentale dell’UE al rispetto, alla protezione del diritto alla libertà di espressione. Quindi poco importa che un Presidente omofobo a caso abbia creato una Carta della famiglia per stabilire che nessuno può parlare di lgbt in giro.

polonia-lgbt-attiviste
Fonte: twitter

Autore

  • Giulia, 22 anni, blogger. Amo scrivere, leggere, guardare serie tv e anime, i gatti e seguire le giuste polemiche. Instagram: @murderskitty

close

Non perderti le nostre news!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Previous post Bridgerton: le location di Bath che potete visitare
Next post Le occhiaie diventano una moda su Tiktok… e non solo!