Aggiornamento transfobia al liceo Cavour: risponde il ministro dell’Istruzione

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Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell’assurda situazione verificatasi al liceo Cavour di Roma, quando un docente ha rifiutato la verifica di uno studente transgender in quanto, il regola con il regolamento della carriera alias, aveva firmato non con il proprio deadname (ossia il nome anagrafico, quello che gli è stato dato alla nascita) quanto con il nome d’elezione. A riguardo è intervenuto il ministro dell’Istruzione e del Merito, il professor Giuseppe Valditara, leghista, dicendo che ci saranno «tutte le opportune verifiche» per stabilire se si tratti di un caso di discriminazione.

Facciamo un passo indietro: cos’è la carriera alias? È una procedura che consente agli studenti trans di poter cambiare nome e genere a scuola ancor prima dei 18 anni e di un eventuale compimento del percorso giuridico relativo al cambiamento ufficiale di sesso. Diverse università e scuole d’Italia hanno già attivato questo percorso e anche Rete Lenford ha proposto le proprie linee guida invitando i presidi delle scuole ad adottarlo. Ovviamente, questo scatenò la rabbia omotransfobica di Elena Donazzan, esponente di Fratelli d’Italia conosciuta principalmente per aver cantato fascetta nera e per aver bullizzato con omotransfobia Cloe Bianco, che poi si è suicidata.

Ma perché? Cos’ha di sbagliato la carriera alias? D’altronde, chi non è transgender, continuerà a utilizzare il proprio nome e il proprio cognome, chi è transgender invece avrà la possibilità di farsi chiamare con il nome che coincide con il genere in cui si riconosce. Questo priva qualcuno di qualche diritto? Fa un qualche tipo di propaganda? Manca di rispetto qualcuno? Semplicemente si permette a degli adolescenti di essere felici con se stessi e soprattutto a scuola. E sappiamo che degli studenti felici, studiano meglio. Ma forse l’Italia ci vuole ignoranti. Oppure morti.

Tra l’altro, ci aggiungo che la carriera alias è importante in quanto il processo di transizione, anche a causa della lenta burocrazia italiana, è davvero molto lungo, non basta uno schiocco di dita o svegliarsi un giorno e decidere si essere uomini o donne. Per ottenere una carta d’identità, anche avendo fatto la transizione, anche essendosi accettati completamente in un sesso diverso da quello con cui si è nati, anche avendo cambiato il proprio stile di vita, ci vogliono anni, e molti sono costretti ad avere il documenti d’identità con il proprio deadname, venendo costantemente umiliati. Ma quando è troppo, è troppo.

Carriera Alias: la risposta del ministro dell’istruzione sulla vicenda del liceo Cavour

Il docente disse che «davanti a me ho una donna. Non posso riferirmi a te diversamente». «Non hai nessun diritto di utilizzare un altro nome. Non mi interessa del regolamento», disse ancora. Fortunatamente lo studente trovò subito il sostegno non solo della vicepreside ma anche dei suoi compagni di classe e di scuola, che raccontarono tutta la vicenda e sottolineando anche come la vicepreside abbia aiutato e sostenuto lo studenti, ma il professore non ha subito alcun provvedimento disciplinare, per questo gli studenti, i compagni di scuola e i genitori, chiedono alla direzione che vengano prese anche delle misure legali.

E qualche giorno fa è arrivata la comunicazione del professor Giuseppe Valditara, docente ordinario di diritto romano da poche settimane ministro dell’Istruzione del governo Meloni: «Il Ministero sostiene tutte le opportune verifiche che riterranno di mettere in campo il dirigente scolastico e l’Ufficio Scolastico Regionale, per appurare se si sia in presenza di un caso di discriminazione. La scuola è il luogo per eccellenza deputato allo sviluppo e alla realizzazione della persona umana, e non può ovviamente ammettere al proprio interno alcuna forma di discriminazione».

Subito Pietro Turano, portavoce di Gay Center che subito si schierò dalla parte dello studente trans e della carriera alias, ha risposto: «Bene per le parole di condanna alla discriminazione del Ministro, restiamo dunque in attesa di conoscere, auspichiamo in tempi brevi, l’esito che sanzioni il docente, a tutela della comunità studentesca del Cavour. Pertanto, a tutela di ogni studente transgender, invitiamo il Ministro ad attuare l’adozione delle carriere alias a livello nazionale per tutte le scuole superiori, con formazione del personale scolastico. A tal fine siamo a disposizione per supportare il Ministero».

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Il post di Pietro Turano sulla Carriera Alias e il liceo Cavour

Non d’accordo, ovviamente, gli amici leghisti (che da sempre sono contrari alla carriera alias). Un esempio è l’onorevole Rossano Sasso, intervistato da Pro Vita & Famiglia: «Basta vigilare e far applicare la leggeSoltanto un giudice amministrativo e un medico possono prendere determinate decisioni per un minorenne, non un insegnante, né tantomeno il militante di un’associazione. Da deputato, da ex sottosegretario, da insegnante e anche da padre, affermo che si debba rispettare la legge. Bene farà il Ministero dell’Istruzione e del Merito a impedire, se necessario, che – fermo restando il rispetto e la tutela di chi sta vivendo un percorso di transizione – nelle scuole possa affermarsi un’ideologia a fini meramente politici: iniziative del genere non troveranno mai il mio consenso».

Tra l’altro, come se non bastasse, il ministro dell’istruzione e di certo non del merito, Giuseppe Valditara, è finito in una polemica per una circolare inviata il giorno legato alla caduta del muro di Berlino, celebrando «il giorno della libertà» e ricordando «l’esito drammaticamente fallimentare» del comunismo, «grande utopia» che però per essere realizzata deve avere un «potere assoluto senza alcuna pietà, e che tutto – umanità, giustizia, libertà, verità – sia subordinato all’obiettivo rivoluzionario». Continua dicendo che «prendono così forma regimi tirannici spietati, capaci di raggiungere vette di violenza e brutalità fra le più alte che il genere umano sia riuscito a toccare».

Inutile dire che il leghista non ha minimamente citato i regimi fascisti e nazisti. Anche per questo il 18 novembre, proprio il prossimo venerdì, gli studenti di tutta Italia scenderanno in piazza per far sentire il proprio disappunto al Governo che ha approvato un DL “contro i rave party” ma che i rave li cita solo nel titolo.

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