Carriera alias: docente misgendera violentemente uno studente trans

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La carriera alias è uno dei dibattiti più accesi nel campo dei diritti dello studenti. Persone come Elena Donazzan non comprendono l’importanza per uno studente di sentirsi al sicuro almeno nella propria scuola, dove passa minimo cinque ore al giorno. Ma nel momento in cui l’ignoranza di una politica diventa la violenza psicologica e il bullismo da parte di un docente, ci rendiamo conto che non possiamo più stare in silenzio, e che il diciotto novembre bisogna manifestare anche per questi ragazzi che non hanno una voce.

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Facciamo un passo indietro: cos’è la carriera alias? È una procedura che consente agli studenti trans di poter cambiare nome e genere a scuola ancor prima dei 18 anni e di un eventuale compimento del percorso giuridico relativo al cambiamento ufficiale di sesso. Diverse università e scuole d’Italia hanno già attivato questo percorso e anche Rete Lenford ha proposto le proprie linee guida invitando i presidi delle scuole ad adottarlo. Ovviamente, questo scatenò la rabbia omotransfobica di Elena Donazzan, esponente di Fratelli d’Italia conosciuta principalmente per aver cantato fascetta nera e per aver bullizzato con omotransfobia Cloe Bianco, che poi si è suicidata.

Ma perché? Cos’ha di sbagliato la carriera alias? D’altronde, chi non è transgender, continuerà a utilizzare il proprio nome e il proprio cognome, chi è transgender invece avrà la possibilità di farsi chiamare con il nome che coincide con il genere in cui si riconosce. Questo priva qualcuno di qualche diritto? Fa un qualche tipo di propaganda? Manca di rispetto qualcuno? Semplicemente si permette a degli adolescenti di essere felici con se stessi e soprattutto a scuola. E sappiamo che degli studenti felici, studiano meglio. Ma forse l’Italia ci vuole ignoranti. Oppure morti.

Tra l’altro, ci aggiungo che la carriera alias è importante in quanto il processo di transizione, anche a causa della lenta burocrazia italiana, è davvero molto lungo, non basta uno schiocco di dita o svegliarsi un giorno e decidere si essere uomini o donne. Per ottenere una carta d’identità, anche avendo fatto la transizione, anche essendosi accettati completamente in un sesso diverso da quello con cui si è nati, anche avendo cambiato il proprio stile di vita, ci vogliono anni, e molti sono costretti ad avere il documenti d’identità con il proprio deadname, venendo costantemente umiliati. Ma quando è troppo, è troppo.

Carriera alias a scuola: docente transfobico misgendera uno studente

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È successo martedì mattina nel liceo scientifico Cavour di Roma, in zona Colosseo: un professore ha rifiutato la verifica di uno studente transgender in quanto, il regola con il regolamento della carriera alias, aveva firmato non con il proprio deadname (ossia il nome anagrafico, quello che gli è stato dato alla nascita) quanto con il nome d’elezione. «Non hai nessun diritto di utilizzare un altro nome. Non mi interessa del regolamento», ha detto il docente, mantenendo la propria posizione anche davanti alla vicepreside che, invece, ha preso le parti dello studente.

«Davanti a me ho una donna. Non posso riferirmi a te diversamente», ha aggiunto il docente transfobico. Gli studenti raccontano più nello specifico: «Uno studente trans riceve il suo compito in classe, che ha firmato con il nome di elezione, come previsto dall’art. 4 del Regolamento dell’Identità Alias approvata nell’istituto, che permette  di utilizzare il genere che si vuole a scuola. Il nome è sbarrato, riceve un attacco dal suo docente che dice: ‘Non hai nessun diritto di farlo, non mi interessa il regolamento’. La discussione continua nella vicepresidenza, dove il docente esclama: “Davanti a me ho una donna, non posso riferirmi a te diversamente”».

Spiegano che la vicepreside ha aiutato e sostenuto lo studenti, ma il professore non ha subito alcun provvedimento disciplinare, per questo gli studenti, i compagni di scuola e i genitori, chiedono alla direzione che vengano prese anche delle misure legali. «Faremo in modo che nessuno possa dover più vivere eventi del genere, nel luogo dove ognuno ed ognuna di noi dovrebbe essere se stesso al 100 per cento».

Lo studente, che tra l’altro è anche maggiorenne, ha quindi trovato l’appoggio dei suoi compagni di classe e di scuola: «La scuola dovrebbe rendere gli studenti e le studentesse cittadini del domani, insegnare rispetto, educazione e inclusione. Il ruolo dell’insegnante è quello di fare un passo in avanti verso chi ne ha bisogno, non due indietro assumendo comportamenti discriminatori, sessisti e transfobici. Questi problemi sono sistemici, si ripetono ogni giorno all’interno delle scuole: esemplari sono gli eventi ai licei Plinio Seniore ed Albertelli».

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Anche la Rete degli Studenti ha fatto sentire la propria voce tramite Valeria Cigliana: «La comunità del liceo Cavour si schiera per un modello di scuola che permetta ad ognuno e ognuna di avere la libertà di esprimere la propria persona. Faremo in modo che nessuno debba più vivere eventi del genere, nel luogo dove ognuno ed ognuna di noi dovrebbe essere se stesso al 100%. Quando un nostro compagno viene toccato o mancato di rispetto, ci mobilitiamo, per una scuola che sia per tutti e tutte, veramente inclusiva».

Sulla vicenda è intervenuto anche Pietro Turano, del Gay Center: «Esiste una sola legge degli anni ’80 in Italia per il riconoscimento dei percorsi di affermazione di genere: una legge ormai superata. Le Carriere Alias, nel deserto normativo italiano, sono uno strumento fondamentale per garantire a migliaia di studenti e studentesse il benessere e rispetto minimi. Quello che è accaduto al Liceo Cavour, già noto per numerosi episodi di omotransfobia, è grave e violento. Gay Help Line ha ricevuto segnalazione e chiederà immediati chiarimenti».

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